
Ebbene sì…mi sento un uomo nuovo da quando giovedì sera sono sbarcate a casa mia Lydia e Giovanna.
La mia vita è cambiata: è bastato un semplice sorriso delle mie amiche e la mai proverbiale apatia si è dissolta come neve al sole; i miei occhi non sono più avvolti dalla nebbia, ora vedono tutto quanto in modo molto chiaro e distinto.
Quell’oscuro oggetto così freddo e misterioso che è la macchina fotografica ora non ha più alcun segreto per me…
Abbiamo infornato e sfornato per circa venti volte e scattato migliaia di fotografie, le mie adorate amiche dovevano nascondere la macchina fotografica nei posto più reconditi per timore che io me ne impadronissi e che, assalito dal sacro fuoco creativo, continuassi imperterrito ad immortalare pani, panini, brioches e quant’altro capitasse a portata di obiettivo…
Non sono più un fotografo improvvisato,ma un abile e navigato “food stylist”.
Ovviamente sto scherzando, le fotografie che accompagneranno i miei futuri post sono integralmente opera delle mie amiche fraterne Lydia e Giovanna, rimanendo il sottoscritto “un incorreggibile somarone digitale”.
E’ proprio vero che l’Amore è in grado di muovere il mondo !
IL LIEVITO NATURALE
Nel corso della mia vita panificatoria casalinga da dilettante, ho sentito costantemente commenti ed esperienze più o meno felici riguardanti il lievito madre o lievito naturale.
E’ indubbio che riuscire ad ottenere un buon lievito naturale che sia ben equilibrato dal punto di vista della sua acidità e della sua vitalità non è semplice.
Secondo la mia esperienza, non è semplice soprattutto perché viviamo tutti quanti in ambienti eccessivamente sterili, dove la pulizia è eccessiva, dove la cucina e l’intera casa vengono sottoposti a veri e propri processi di igienizzazione intensivi e radicali.
Il lievito naturale, invece, necessita di ambienti dove abbondino le spore della natura, dove magari ci sia un po’ di frutta o verdura in leggera decomposizione e naturale fermentazione.
Avremmo bisogno di quelle vecchie cucine di campagna o di città dove le nostre nonne o genitori non utilizzavano nemmeno il frigorifero. Quelle cucine in cui si sentiva forte e penetrante l’odore delle mele mature e del formaggio.
Credo che la ragione principale delle difficoltà che tutti noi incontriamo nella preparazione del lievito naturale sia da imputare alla mancanza di ambienti naturalmente ricchi di spore.
Ecco alcuni suggerimenti per ottenere un buon lievito naturale:
a) nei giorni precedenti alla preparazione del lievito, evitare di utilizzare detergenti profumati ed aggressivi per la pulizia della cucina
b) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina almeno un kg di frutta mista ben matura
c) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina un bel pezzo di formaggio tipo caciotta togliendola dalla carta della confezione
d) procuratevi delle fette di pane casareccio e lasciarlo sul piano di lavoro
e) procuratevi un bel cavolfiore e lasciatelo all’aperto sul piano di lavoro
f) Prendete un paio di piantine e mettetele sul piano di lavoro senza annaffiarle
g) Strofinate abbondantemente con frutta molto matura la ciotola nella quale avvierete il lievito naturale
h) Assicuratevi che nella settimana in cui preparerete il lievito ci sia la luna piena
Preparate tale “ambiente” almeno cinque giorni prima di cominciare.
INGREDIENTI
200 GR DI FARINA FORTE
UNA PICCOLA MELA MOLTO MATURA
100 GR DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE
ESECUZIONE
Preparate con questi ingredienti un impasto morbido, assicurandovi che la mela sia molto matura e non eliminandone le parti quasi marce. Prima di avviare l’impasto, riducete la mela in poltiglia evitando di sbucciarla.
Ponete l’impasto nella ciotola, copritelo con un altro piatto e mettetelo a riposare all’aperto per due giorni interi, assicurandovi che esso non sia alla luce diretta del sole.
Dopo due giorni, l’impasto dovrebbe essere raddoppiato.
A questo punto, pesarlo ed unitevi lo stesso peso di farina forte e la metà circa dell’acqua.
Riponetelo nella ciotola, copritelo con un piatto e fatelo riposare per altri due giorni questa volta dentro la vostra cucina.
Riprendete l’impasto e pesatene circa 300 grammi, aggiungete 300 grammi di farina forte e la metà circa dell’acqua (circa 300 grammi) e ponete a riposare per una giornata intera.
Ripetete la fase del rinfresco, pesando questa volta 400 grammi dell’impasto finale a cui aggiungerete 400 grammi di farina forte e circa 400 grammi di acqua.
Ponete nuovamente a lievitare per un’altra giornata.
A questo punto, se tutto è andato bene, il lievito crescerà più velocemente e non avrà odore di acido e si dovrebbe presentare non molto scuro e di aspetto gradevole.
Rinfrescatelo nuovamente, pesando 500 grammi di impasto finale , aggiungendovi altri 500 grammi di farina forte e circa 500 grammi di acqua.
Ora, il vostro lievito, dovrebbe aumentare di volume in circa 5 o 6 ore.
Adesso è quasi pronto.
Pesate 600 grammi di impasto finale al quale aggiungerete 600 grammi di farina forte e circa 600 grammi di acqua.
A questo punto, il lievito dovrebbe crescere in circa tre ore ed è pronto per essere utilizzato
Un uomo nuovo e il suo lievito madre
lunedì 16 novembre 2009Pubblicato da robertopotito 24 commenti
dolce far niente
venerdì 13 novembre 2009Pubblicato da Lydia 28 commenti
Avete presente quelle domeniche di pioggia, tristi e uggiose?
Quelle in cui non avete alcuna intenzione di uscire dal vostro guscio, quelle in cui avete solo voglia di stare a poltrire, magari leggere un libro di quelli scorrevoli, quelli che vi prendono e non vi mollano più (genere millenium trilogy per intenderci).
Può capitare, in una di queste domeniche, di avere voglia di qualcosa di coccoloso, ma di semplicissima esecuzione, che non sottragga troppo tempo al vostro libro e al vostro dolce torpore.
Tutto ciò è accaduto la settimana scorsa, scopiazzando questa ricetta di Ornella, proposta da Virginia e dando buca a Genny e golosaria, che spero mi abbia perdonato.
Con la speranza che la prossima domenica sia un pò meno pigra e un pò più soleggiata vi auguro un felice fine settimana.
BUDINO ALLA GIANDUJA
½ lt di latte
80 gr di zucchero
45 gr farina
20 gr cacao amaro
40 gr burro
1 cucchiaio di pasta di nocciole
25 gr cioccolato fondente
Sciogliere il burro dolcemente sul fuoco, aggiungere fuori dal fuoco la farina, poi ,lo zucchero e il cacao, poi delicatamente il latte caldo.
Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione, aggiungere alla fine la pasta di nocciole ed il cioccolato fondente a pezzetti.
Far sciogliere bene, versare in ciotoline e lasciare raffreddare
7 vite come i gatti n.2
mercoledì 11 novembre 2009Pubblicato da Lydia 28 commenti
Ve lo ricordate questo post?
Vi ricordate tutte le cianfrusaglie, caccavelle, carabattole, chiamatele come più vi piace, che riempiono ogni più nascosto anfratto della mia casa?
Da anni (forse Giovanna ricorda quanti) giacevano nelle mie scatole di latta, dimenticati, questi indispensabili timbrini per biscotti: componi la parola e la imprimi sul biscotto.
Mi chiedo come mai in tutti questi anni non li abbia usati…
Nel pieno delle prove biscottifere per Natale e per il mercatino di beneficenza di Natale di Roberto, che vi anticipo, si terrà a Roma il 19 dicembre alle 10 alla chiesa Valdese di piazza Cavour, me li sono ricordati ed ho deciso di “ingignarli” (termine che si utilizza dalle mie parti per indicare qualcosa che viene usato per la prima volta).
Il problema è che non è contemplato che con questi timbrini maipiùsenza si possa dover comporre una parola che abbia più di una Z, e quindi per la seconda zeta di tzatziki ho usato un 7!!!
Dimenticavo, la ricetta di questi biscotti è liberamente tratta dal libro d’oro dei biscotti della mondadori, regalatomi per il mio compleanno da Virginia

BISCOTTI MANDORLE E LIMONE
125 gr di burro
120 gr di zucchero
225 gr di farina
100 gr di mandorle macinate
La buccia e il succo di 1 limone piccolo
Sale
Lavorate burro morbido e zucchero fino ad ottenere una crema, aggiungere la farina, le mandorle e il sale e poi il succo di limone fino ad ottenere un impasto dalla consistenza di una frolla.
Tenete in frigo per qualche ora, stendete la pasta ad uno spessore di 5 mm circa, date le forme desiderate con dei tagliabiscotti ed infornate a 180 gradi per circa 15 minuti, cioè fino a quando i biscotti saranno leggermente dorati.
Lasciate raffreddare sulla teglia e poi trasferiteli in scatole di latta
Vorrei inoltre segnalarvi 2 contest, 1 in scadenza ed 1 nuovo nuovo.
Quello in scadenza è il concorso d.o.p. di Genny, avete di tempo fino al 20 novembre.
Quello nuovo di pacca è il contest di Dada e Mariluna sull'olio d'oliva, che scadrà il 20 dicembre
Etichette: agrumi, biscotti, caccavelle, Dolci, NataleNel 1970...(pizzette con lievitazione fisica)
lunedì 9 novembre 2009Pubblicato da robertopotito 31 commenti
Era proprio il 1970, l'anno in cui festeggiavo cinque anni.Ero un bambino vivace e curiosissimo, non mangiavo quasi nulla ed ero di una magrezza che sfiorava l'anoressia (sic).
Una delle poche cose che adoravo erano le pizzette quelle semplici, piccoline e saporite con i pezzettini di mozzarella e tanto origano.
La mia mamma, disperata per la mia quasi assoluta inappetenza, le preparava spesso, somministrandomele in vari momenti della giornata.
Un giorno, proprio in occasione del mio compleanno, prepara il solito impasto, ma si accorge troppo tardi che non aveva il lievito di birra e così senza perdersi di animo le ha preparate ugualmente, adottando dei piccoli accorgimenti, utilizzando quindi a sua insaputa la cosìddetta "lievitazione fisica"....
Da quel giorno, rigorosamente e sempre senza lievito!!
PIZZETTE CON LIEVITAZIONE FISICA
INGREDIENTI
400 GR DI FARINA 0
100 GR DI BURRO AMMORBIDITO
2 CUCCHIAI DI OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
1 CUCCHIAINO RASO DI SALE FINO
1 UOVO INTERO
LATTE INTERO Q.B.
ESECUZIONE
In una terrina, mettere la farina a fontana e versarvi l'olio ed il burro a pezzettini, iniziare ad impastare aggiungendo quasi al termine della lavorazione l'uovo intero che dovrà essere ben assorbito dall'impasto e all'ultimo il sale. Lavorare intensivamente per almeno quindici minuti aggiungendo un po' di latte per mantenere l'impasto morbido.
Fate riposare coprendo l'impasto con uno strofinaccio leggermente umido per un paio di ore circa.
Riprendere l'impasto e stenderlo a rettangolo dello spessore di circa un paio di centimetri, ungendolo leggermente con pochissimo burro fuso. Ripiegarlo in tre come se fosse pasta sfoglia e fatelo riposare per circa un quarto d'ora in frigorifero.
Ripetere l'operazione altre tre volte. Stendere l'impasto sottilmente dello spessore massimo di circa 1 cm, formare le pizzette e condirle come meglio desiderate.
Cuocere a 180° per quindici minuti circa.
la vita è una continua scoperta
venerdì 6 novembre 2009Pubblicato da Lydia 31 commenti

Il comodino per me è un po' come la borsa, ci tengo tutto ciò ritengo essere indispensabile.
E le cose indispensabili per me sono davvero troppe...
Sul mio, oltre ad una pila di libri, a svariate penne, ad un blocco per gli appunti ( chissà perché di notte mi viene sempre in mente qualcosa da scrivere), ad una limetta per unghie, ad una foto con il mio fratello adorato, ad un peluche regalatomi da Elena e varie altre cianfrusaglie, ci tengo "la cucina napoletana" di J. Carola Francesconi.
Una specie di bibbia per chi ama la cucina napoletana, che può essere di una ricchezza e di una vastità davvero sorprendenti.
E’ incredibile come ancora riesca a trovare ricette mai sentite prima d’ora, nonostante abbia sfogliato quel libro centinaia di volte e nonostante io mi picchi di conoscere l’argomento abbastanza bene.
Nella sezione dedicata agli gnocchi, ai timballi e alle lasagne sono stata attratta da questa ricetta di gnocchi milanesi tratta dal Cavalcanti (n.d.r. "trattato di cucina teorico pratica" di Ippolito Cavalcanti, noto testa di cucina napoletana pubblicato nel 1837).
Gnocchi milanesi??? Sono napoletana da 37 anni, vivo a Milano e non li avevo mai sentiti nominare.
Naturalmente non ho resistito e li ho fatti subito, sono praticamente un incrocio tra gli gnocchi alla romana e gli gnocchi di ricotta
GNOCCHI MILANESI
Per 2 persone
370 gr di latte
100 gr di semolino
Sale
Noce moscata
1 tuorlo
20 gr di burro
20 gr di parmigiano
50 gr di ricotta compatta
Semola
Portate a bollore il latte, salarlo ed aggiungere il semolino a pioggia, farlo cuocere una decina di minuti, fin a quando sarà bello compatto, aggiungere la noce moscata e il burro e lasciare raffreddare per bene.
Aggiungere al semolino il tuorlo, la ricotta (che sia bella compatta mi raccomando) ed il parmigiano grattugiato. Impastare bene e con l’aiuto di abbondante semola formare dei cilindri larghi un dito e tagliare gli gnocchi poco più piccoli di una falange.
Lessare in acqua bollente salata fino a quando non vengono a galla.
Io li ho conditi con un ragù alla bolognese bianco, che io faccio uguale uguale a quello rosso, solo che non metto il pomodoro, ma lo stesso quantitativo di latte
ATTENZIONE, post lungo e noioso per il concorso di Genny
mercoledì 4 novembre 2009Pubblicato da Lydia 19 commenti
Ho pensato molto a lungo a questo concorso, al prodotto da utilizzare, alla ricetta da preparare, a come strutturare il post.
A me piace “studiare” e “conoscere” quello che cucino, quindi, stavolta Genny mi ha invitato a nozze.
Alla fine ho deciso di utilizzare qualcosa che conosco bene e che mi farebbe piacere portare a conoscenza di chi mi legge: l’olio extra vergine della penisola sorrentina, prodotto nella zona in cui ho trascorso tutte le estati della mia vita negli ultimi 37 anni.

I più conoscono Sorrento, ma la penisola sorrentina è molto di più, è il mare del parco marino di Punta Campanella, è il fascino dei Galli che aveva conquistato Nurajev, è la tranquillità verdeggiante dei Monti Lattari, è Sant’Agata sui due golfi protesa tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, è i 18 borghi che compongono il territorio di Massa Lubrense, è le tradizioni legate alle processioni di Pasqua, è ristoranti stellati e trattorie da scoprire, è una serie di specialità gastronomiche più o meno note: la pasta di gragnano, il fiordilatte di agerola, il provolone del monaco, le noci e i limoni di Sorrento, e per l’appunto l’olio extra vergine d.o.p., ed è anche molto, molto altro.
L’olio della penisola è ottenuto dalla molitura di olive di qualità ogliarola o minucciola, coltivate in uliveti degradanti verso il mare su precari terrazzamenti in un territorio vulcanico, caratterizzato da un clima tipico mediterraneo.
Le olive sono raccolte a mano e devono essere molite entro il secondo giorno dalla raccolta.
Il sapore è dolce, con un vago sentore amaro e piccante, con profumo di rosmarino e alloro.
Ed ora passiamo alla ricetta, memore di una fantastica cremosa al cioccolato, olio e sale di Mannori, che Genny ben conosce, ecco un tortino al cioccolato, olio extravergine d.o.p. della penisola sorrentina e fleur de sal
TORTINI CIOCCO, FLEUR DE SAL E OLIO E.V.O. DELLA PENISOLA SORRENTINA
Per 6 stampini a cupoletta del diam di 5 cm
1 uovo
50 gr di zucchero
50 gr cioccolato fondente
25 gr olio e.v.o. della penisola sorrentina
25 gr farina
fleur de sal
Montare a lungo uovo e zucchero. Fondere il cioccolato a bagnomaria o con il microonde a bassissima potenza e aggiungervi l’olio.
Aggiungere al composto uovo zucchero, la farina , poi ciocco ed olio.
Mettere un cucchiaino di impasto nello stampino imburrato, un pizzichino di fleur de sal e poi un altro cucchiaino di impasto.
Infornare a 180 gradi per 6/7 minuti circa, lasciatelo un po’ umido, mi raccomando
Come avrete capito questa ricetta partecipa al concorso d.o.p. di genny in collaborazione con la compagnia del cavatappi
che mondo sarebbe senza caramello??!!
lunedì 2 novembre 2009Pubblicato da Lydia 31 commenti
Oramai rasento il ridicolo, anzi non lo rasento, sono proprio ridicola.
Caramello qualunque cosa passi per la mia cucina, che sia maiale, che siano pere, una mousse al cioccolato o un coulant. Non c’è scampo, statemi lontani che potrei caramellare anche voi!!!
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava, io lo trasformo in caramello.
Certo l’oro sarebbe stato meglio, ma accontentiamoci...
Mi avevano regalato dell’ottimo pecorino di fossa, la mia fantasia non è andata oltre un risotto con le mele, caramellate naturalmente
RISOTTO AL PECORINO DI FOSSA E MELE CARAMELLATE
Per 2 persone
200 gr di riso carnaroli
40 gr di pecorino di fossa ridotto in piccole scaglie
1 mela
2 cucchiai di zucchero
1 scalogno
Burro
Brodo vegetale molto leggero
Vino rosso
Affettare lo scalogno molto finemente e fatelo consumare in una noce di burro, aggiungendo eventualmente del brodo vegetale per non farlo scurire.Aggiungere il riso, fatelo tostare e sfumatelo con un goccio di vino, cominciate la cottura diluendo con il brodo.
Nel frattempo mettere lo zucchero in un pentolino e cuocetelo fino a che diventi un caramello biondo, aggiungere la mela sbucciata ed a pezzettini, mescolare e tenere da parte.
Quando il risotto sarà arrivato a fine cottura aggiungere le scaglie di pecorino (tenendone da parte qualcuna come finitura del piatto) e mescolare.
Mantecare con una noce di burro.
Lasciare riposare qualche minuto, impiattare e guarnire con le mele caramellate e le scaglie di pecorino rimaste
ci risiamo
lunedì 26 ottobre 2009Pubblicato da Lydia 100 commenti

Per questo post mi toccherà chiedere i danni a qualcuno.
Mi sono vista costretta a rifare la caprese bianca al limone per fotografarla, e poi mi è toccato pure mangiarla.
Avete presente quante calorie possono avere 150 gr di burro e 200 gr di cioccolato bianco tutti insieme???
Tutta la fatica della mia settimana di disintossicazione buttata all’aria.
Questa è una mia vecchia ricetta, di quando bambina muovevo i primi passi sul vecchio forum di cucinait, stiamo parlando del 2000/2001.
All’epoca mi era venuto in mente di modificare un’altra mia ricetta, quella della caprese al cioccolato trasformandola nella versione bianca.
Per carità, nessuna grande invenzione, non sono un novello Escoffier, ma all’epoca ne andavo così fiera, l’avevo anche portata ad uno dei primi raduni di cucinait, quello di lodi vecchio del 2003 (ho anche il file del librino).
Poi un giorno di circa 3 anni fa ritrovai la caprese bianca al limone su un libro, uno di quelli tratti da una nota trasmissione televisiva: la mia ricetta, riproposta con le mie stesse parole, un semplicissimo copincolla o una involontaria trasmigrazione?
Assieme a questa ricetta ce ne erano altre da me riconosciute perché proposte da persone a me care, tra cui Elena D.G.
Naturalmente nella pubblicazione non venivano riportati gli autori delle ricette né, tanto meno, eravamo stati interpellati per la citazione.
Vi chiederete come mai dopo anni ritorno su questo avvenimento.
E’ perché, ahimè, c’è stata un’altra illustre vittima di un analogo comportamento che non esito a definire, deontologicamente molto poco corretto;
è perché sono anni che pubblichiamo ricette, e lo facciamo per passione, perchè ci piace sperimentare, cucinare, condividere il nostro patrimonio familiare, ma ciò non può autorizzare altri ad approfittarsene e a prendersi meriti non propri;
è perché ci si deve indignare per tutte le ingiustizie, quelle piccole e quelle grosse, altrimenti finiremo per abituarci ad abbassare la testa e a tollerare tutto;
è perché esiste un'etica, una morale, esiste persino la buona educazione e la gente troppo spesso se ne dimentica;
è perché detesto la scorrettezza, detesto la mancanza di rispetto, detesto chi si approfitta degli altri, ancor di più se lo fa per lucro;
è perchè chiedere non costa nulla, ringraziare neanche.
Tutta la mia solidarietà ad Adriano e alla SUA crostata mele e mandorle apparsa come d’incanto nella solita trasmissione televisiva, voi, invece, dopo questo pippone, sciroppatevi uno dei tormentoni dei bei tempi andati
TORTA CAPRESE CIOCCOLATO BIANCO E LIMONE
INGREDIENTI: (ruoto diam. 24cm)
170 gr zucchero
200 gr cioccolato bianco
200 gr mandorle con la pelle
150 gr burro
5 uova
buccia di 2 limoni grattugiati e il succo di 1 (se vi piace molto limonosa abbondate pure)
PROCEDIMENTO:
Tritare le mandorle con lo zucchero, sciogliere il cioccolato con il burro ( io uso tranquillamente il microonde a bassa potenza, aggiungendo il burro solo alla fine), sbatterele uova. Mescolare tutti gli ingredienti.
Infornare in forno già caldo per 10 min a 200 gradi e per 40 min a 170 gradi.
Se volete farle monoporzione come le mie, utilizzate uno stampo un pò più grande (26 cm di diam, altrimenti vengono troppo alte) e una volta raffreddata e sformata tagliate la torta con un coppapasta della misura desiderata
In un vecchio buffet realizzato con Giovanna e Mariella avevamo preparato un mega piattone di minicapresine bianche e nere di grande effetto
P.S.
Vi suggerisco di leggere anche il post di Adriano in tal proposito
P.S.2
Vorrei ringraziare tutti coloro i quali ci stanno dimostrando stima, amicizia e solidarietà, in particolare Artemisia Comina e la sua madame alticcia (altro furto celebre), Ornella, Genny , Virginia, Dada, Tinuccia, Gaia, Rosemarie, Ciboulette, Patrizia, Caterina, Gambetto.
Spero di non aver dimenticato nessuno di quelli che hanno preso a cuore questa vicenda
AGGIORNAMENTO DEL 3 NOVEMBRE
Non riesco a ringraziare tutti coloro i quali si sono mobilitati, hanno scritto post sull'argomento e ne hanno parlato su facebook.
Grazie davvero, è bello sapere che ci sono ancora tante persone in grado di indignarsi anche per le piccole ingiustizie di tutti i giorni
faccio outing
venerdì 23 ottobre 2009Pubblicato da Lydia 25 commenti
Io non ho mai amato particolarmente la carne, non mi piace mangiarla, sono cresciuta con quelle fettine in padella che avrebbero fatto arricciare il naso a chiunque, quelle che, piene di ormoni, si riducevano drasticamente rilasciando una pozza di un liquido non meglio identificato.
Di conseguenza non mi piace cucinarla.
Ho cominciato a mangiarla con gusto solo quando sono andata a vivere in Toscana, dove la carne è Carne.
Qui a Milano la compro ogni tanto, la mia anemia mi impone di mangiarla.
Uno dei tagli che preferisco è il filetto di maiale, economico, tenero e gustoso.
Avevo dei melograni, Virginia mi ha detto che il melograno si può premere come un’arancia, geniale direi, ne è venuto fuori questo filetto caramellato al melograno

FILETTO CARAMELLATO AL MELOGRANO
1 filetto di maiale
50 gr di zucchero
1 dl di succo di melograno (ottenuto premendo con lo spremiagrumi 2 melograni)
Sale
In un pentolino fare un caramello chiaro con i 50 gr di zucchero e versare metà del succo di melograno, facendo bene attenzione perchè comincerà a sfrigolare tutto. Nel frattempo in una padella ben calda mettere il filetto di maiale inciso nella parte centrale e salato e fatelo rosolare ben bene. Irroratelo con il succo di melograno e fatelo cuocere per una decina di minuti, girando ogni tanto. Versare il caramello al melograno e ultimare la cottura.
Tagliare a fette e servire
il pezzotto di un pezzotto
mercoledì 21 ottobre 2009Pubblicato da Lydia 27 commenti
In napoletano una cosa pezzottata è un’imitazione.
Questa falsa tatin è per l’appunto il falso di un falso.
L’idea l’ho avuta sfogliando il nuovo libricino di Knam sulle tarte tatin edito da biblioteca culinaria, la ricetta originale si chiama “mele cotte come una tatin”, Knam usa come base una sablè breton, secondo me troppo dolce.
Io ho usato la brisèe e le pere ed un procedimento leggermente diverso per caramellare.
Resta il fatto che è una preparazione estremamente veloce e molto utile quando avete avanzi di brisè (o se preferite di pasta sfoglia), e lasciatemelo dire, fa anche la sua figura.

FALSE TATIN ALLE PERE
Per la brisèe
280 gr farina
120 gr burro
2 tuorli
80 gr acqua
10 gr sale
Per le pere
500 gr di pere
250 gr di zucchero
80 ml di acqua
Preparare la brisèe e fatela riposare in frigo, stendere ad uno spessore di circa 2 mm ed infornare a 180 gradi, fino a che non si colora.
Appena fuori dal forno ritagliare tanti cerchi con un tagliapasta. Oppure, se preferite farne una unica, usate un cerchio.
Tagliare le pere a pezzetti e tenerle da parte.
Nel frattempo mettere in un pentolino 250 gr di zucchero e caramellare, aggiungere 80 ml di acqua e lasciare intiepidire, aggiungere le pere e fare insaporire e poi intiepidire.
Con l’aiuto del tagliapasta che avete usato per tagliare la brisèe, (o con il cerchio se preferite farne una grande) montate il dolce sistemando le pere con il caramello sulle basi cotte






