l'anno dell'acquario

giovedì 31 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 23 commenti


Mi avevano detto che questo 2009 sarebbe stato l’anno dell’acquario, che è il mio segno.
Bah! Mi chiedo, se non lo fosse stato cosa sarebbe successo.
Forse mi si sarebbe incendiata la casa, forse un meteorite avrebbe colpito in pieno la mia automobile, oppure, chissà un gruppo di alieni avrebbe potuto rapirmi e fare degli esperimenti genetici su di me, magari una tempesta magnetica avrebbe potuto far impazzire il mio kenwood.
Non voglio pensare a quanti e quali disastri sarebbero potuti accadere.
Allora, in barba a tutti gli studi astrologici, ho deciso una cosa, ho deciso che il mio anno sarà il 2010, che nel 2010 la mia vita sarà completamente rivoluzionata.
Ah sì, poco importa cosa dicono gli astrologi, nel 2010 non mi riconoscerete neanche più per quanto la mia autostima sarà cresciuta, per quanto le mie insicurezze e le mie paure saranno sconfitte, per quanta serenità e tranquillità io sarò riuscita a conquistare, per quanto i miei capelli saranno diventati lunghi e lisci e senza neanche una doppia punta.

Auguro di cuore a tutti voi che il 2010 sia anche il vostro anno

Con l'alta velocità...(panettoncini veloci)

lunedì 28 dicembre 2009

Pubblicato da robertopotito 18 commenti


Ed eccomi qua dopo i giorni di celebrazione del Natale, comodamente piazzato in una carrozza del treno ad alta velocità in partenza dalla mia Torino verso Roma: i passeggeri sfogliano svogliatamente il giornale e riviste varie per ingannare il tempo ed io che faccio?

Quasi quasi posto una ennesima versione della ricetta del panettone, ma questa volta in formato piccolo e leggermente semplificato rispetto a quella che oramai mi costringo , da qualche tempo, a considerare la ricetta definitiva (le tentazioni di ulteriori modifiche sono molto forti).
Che altro aggiungere? Buone Feste e grazie a tutti coloro che hanno partecipato in vari modi al mercatino di Natale del 19 dicembre.


Adesso, se volete e se potete, cimentatevi con la ricettina:



INGREDIENTI:

650 GRAMMI DI FARINA FORTE (W 350)
280 GRAMMI DI BURRO MORBIDO
200 GRAMMI DI TUORLI DI UOVO
240 GRAMMI DI ZUCCHERO SEMOLATO POSSIBILMENTE FINE
150 GRAMMI CIRCA DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE
SCORZA DI ARANCIA E LIMONE FINEMENTE GRATTUGIATE
200 GRAMMI DI UVETTA AMMOLLATA IN POCA ACQUA AROMATIZZATA CON UN PAIO DI CUCCHIAI DI LIQUORE
80 GRAMMI DI ARANCIA CANDITA IN CUBETTI

PER LA BIGA:

150 GRAMMI DI FARINA FORTE (W 350)
150 GRAMMI DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE
15 GRAMMI DI LIEVITO DI BIRRA IN CUBETTO


ESECUZIONE

Il giorno antecedente alla preparazione dell’impasto finale del nostro adorato panettone, preparate una biga con gli ingredienti previsti, avendo cura di lavorare l’impasto per il tempo strettamente necessario ad ottenere un composto ben amalgamato.
Ponete in una ciotola molto capiente coperta da pellicola trasparente e fate riposare fuori dal frigorifero per una notte intera.
Il mattino seguente, riprendete la biga ed unitela alla farina intridendola bene.
Iniziate ad unire gradualmente un quarto dell’acqua prevista alternandola con i tuorli di uovo che andranno uniti all’impasto in due riprese: non aggiungete la parte rimanente, se la precedente non sarà stata ben assorbita dall’impasto.
Solo quando tutti i tuorli saranno stati adeguatamente incorporati, aggiungete un altro quarto di acqua, lavorate e quando l’impasto si presenterà quasi formato, iniziate ad aggiungere il burro che andrà unito in tre riprese: non aggiungete altro burro a meno che il quantitativo precedente non sia stato adeguatamente assorbito.
Continuate in questo modo fino a completa aggiunta del burro.
Ora, se noterete che l’impasto si presenterà eccessivamente asciutto e duro, potete unire un altro quarto dell’acqua prevista, ma solo in questo caso.
Lavorate fino ad incordatura dell’impasto che dovrà estendersi senza rompersi. (inserire link).
Ungete l’impasto con burro molto morbido e fatelo riposare per almeno tre ore su di una superficie di lavoro leggermente infarinata.
Trascorso il riposo, unire delicatamente l’uvetta ed i canditi, arrotondate le forme e ponetele a lievitare negli appositi stampini fino a completamento della lievitazione (l’impasto dovrà oltrepassare il bordo di circa 0,5 cm).
Durante la fase di lievitazione, abbiate cura di vaporizzare con acqua almeno per quattro volte la superficie dei panettoncini.
Infornate a 180° fino a completa cottura dei panettoncini.

il patto scellerato è finalmente scaduto

mercoledì 23 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 22 commenti


Questi sono giorni di grande concitazione per me come immagino per tutti voi. Si corre, ci si arrabatta con gli ultimi regali, ci si dedica agli amici ed ai parenti che non si ha il tempo di vedere durante l'anno, si ha poco tempo per stare davanti al pc, per star dietro al proprio blog, ancor meno per dare uno sguardo ai blogs amici.
Da Napoli dove mi tratterrò per un po’, sono arrivata giusto in tempo per non rimanere bloccata dalla neve milanese, vi saluto e vi lascio questi sablès salati liberamente tratti da “mes petits sucrès et salès” del sempre amato Erik Kayser. Li avevo preparati per il mercatino di Natale di Roberto.
Giovanna, dicembre è arrivato, l'accordo capestro con cui mi avevi costretto a non produrre alcunchè di salato da "mes petits sucrès et salès", da te gentilmente regalatomi, è scaduto. Sono finalmente libera di attingere a piene mani

SABLE’S SALATI AI SEMI

210 gr di farina
½ cucchiaino di sale
100 gr di burro
50 ml di acqua
30 gr di semi di papavero
20 gr di sesamo
20 gr di semi di lino

Utilizzo il sempre valido metodo dello “sbattere tutto insieme nel Kenwood”, che tanto mi soddisfa e che tanto fa inorridire molti. I semi li aggiungo solo alla fine.
Formo dei salami con l’impasto e li metto in frigo per qualche ora o in freezer per un’oretta (in realtà potete prepararli in anticipo e tenerli nel congelatore fino all’occorrenza).
Una volta tirati fuori i salami dal frigo/freezer li affetto ad uno spessore di circa mezzo cm, e li metto nel forno a 180 gradi per una decina di minuti.
Si conservano in scatole di latte per parecchi giorni

attenzione post@ la past@ proroga

lunedì 21 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 9 commenti


Vi ricordate post@ la past@, il nostro contest in collaborazione con pasta Garofalo?
Quello per il quale dovete rivisitare una ricetta della tradizione che abbia come protagonista la pasta?
Avevamo dato come scadenza il 31 dicembre, per problemi tecnici proroghiamo il termine ultimo al 15 gennaio.
Per comodità vi ricordo il regolamento.

Regolamento
- Questo contest è diretto esclusivamente a bloggers, i quali potranno partecipare con ricette della tradizione rivisitate che abbiano come protagonista la pasta.
- Per partecipare, i bloggers dovranno pubblicare la ricetta reinterpretata e la foto con la quale intendono concorrere sul proprio blog (accompagnate dal logo del concorso e dal link a questo post), indicando la ricetta tradizionale da cui hanno preso spunto, e ne dovranno inserire il link nei commenti a questo post, oltre ad inviare il tutto via mail all’indirizzo tzatzikiacolazione@gmail.com.

- Sarà accettata una sola ricetta per blogger, assolutamente inedita e dovrà pervenire entro la mezzanotte del 31 dicembre 2009 (prorogato al 15 gennaio 2010).
- Vi preghiamo di diffondere l'iniziativa pubblicando nella vostra sidebar il logo del contest con relativo link (grazie, grazie, grazie) invitando chi volete.



- La giuria sarà composta dagli staff congiunti di Tzatziki a colazione, Lost in kitchen e Senzapanna (vale a dire noi medesimi di persona: Daniela, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto).
-Alcune delle ricette partecipanti potranno essere pubblicate sulla fan page di pasta Garofalo.
- Saranno aggiudicati i seguenti premi:

1. primo premio: 1 confezione DOC II con prodotti selezionati della Garofalo ed, udite, udite, il CORRISPETTIVO IN PASTA DEL PESO DEL VINCITORE ;

2. secondo premio: una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo;

3. la miglior fotografia, purchè a corredo di una ricetta valida, sarà premiata con una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo.
- La partecipazione al contest e l'invio della ricetta implicano l'accettazione del presente regolamento.

Di seguito le ricette arrivate sinora:

Noi ignoranti e il pandoro-non pandoro

venerdì 18 dicembre 2009

Pubblicato da Giovanna 27 commenti


Quando, il mese scorso, io e Lydia siamo state ospiti di Roberto alle prese con il suo impastamento compulsivo accompagnato dal nostro compulsivo fotografare, tra le decine di lievitati dolci e salati ci è capitato di assaggiare anche questi simil-pandorini.
"Assaggiare" è un garbato eufemismo: diciamo pure che abbiamo cominciato sbocconcellandoli e abbiamo finito per divorarli. E quando, prese dall'euforia, abbiamo detto a Roberto che erano buonissimi, siamo state stroncate da lui che ci ha detto, in sintesi, che non capiamo niente.
Perché, dice lui, questi non sono veri pandorini.
Assomigliano solo vagamente a dei pandorini, dice.
Chiunque se ne accorgerebbe, dice.
Chiunque in grado di capirlo, dice.
E cita esempi. Cita comuni conoscenze che di fronte a questi non-pandorini comprenderebbero immediatamente la loro natura di non-pandorini.
Comuni conoscenze, ammettiamolo, che io e Lydia riteniamo non propriamente di palato buono.
Il che significa, sempre in sintesi, che io e Lydia siamo due scimunite, due incompetenti, occupiamo il gradino più basso della scala dell'umanità ruminante e ci dobbiamo solo vergognare di noi stesse.
E infatti, sempre vergognandoci, abbiamo deciso di pubblicarli, 'sti non-pandorini, perché comunque li vogliamo chiamare sono buonissimi. Checché ne dica Roberto.
Vi avvertiamo: Roberto dice che non sono pandori. Noi ne prendiamo atto. Fatelo anche voi. E, presone atto, decidiamo che non ce ne può fregare di meno.
Eccovi la ricetta, così come l'ha scritta Roberto, con le sue annotazioni.
Ma prima, vi ricordo che domani presso la Chiesa Valdese di Piazza Cavour a Roma si terrà il consueto mercatino di beneficenza. Devo supporre che i non-pandori non ce li troverete, ma ci sarà molta altra roba commestibile da acquistare.







INGREDIENTI:

500 grammi di farina forte (W superiore a 340)
220 grammi di zucchero a velo possibilmente non vanigliato
150 grammi di burro ammorbidito
140 grammi di tuorli di uovo
270 grammi di lievito naturale ben maturo ( deve raddoppiare in meno di tre ore)
oppure
una biga poolish preparata con 100 grammi di farina, 100 grammi di acqua a temperatura ambiente e 10 grammi di lievito di birra fresco.
vaniglia del Madagscar
ESECUZIONE
Se utilizzate il lievito di birra, preparate la biga poolish la sera precedente e fatela riposare in una terrina coperta da pellicola trasparente per una notte intera.
Il giorno successivo, riprendete la biga ed inseritela nella farina rimanente procedendo come previsto per il metodo con lievito naturale.
Se utilizzate il lievito naturale inseritelo direttamente nella farina, ed unitevi gradualmente il burro ammorbidito alternandolo con lo zucchero a velo ed i tuorli d'uovo.
Quando tutti gli ingredienti saranno stati adeguatamente inseriti, iniziate la fase di impastamento. lavorando il composto energicamente, con passione e sentimento fino a quando non avrete ottenuto un impasto morbido, ma molto ben incordato.
Quando l'impasto sarà quasi pronto, inseritevi la vaniglia e lavorate ancora per altri dieci minuti.
Ungete l'impasto oramai terminato con un po' di burro fuso, porzionatelo e ponetelo in piccoli stampini da Pandoro (sconsiglio vivamente il silicone).
Fate lievitare fino a quando l'impasto non supererà di circa 2 cm il bordo degli stampini.
Al termine del riposo, cuocere a circa 180° fino a completa doratura.
Attendete circa cinque minuti prima di sformarli e fateli raffreddare su di una grata consentendo in questo modo che l'acqua in eccesso possa evaporare.
Come potete notare, questa non è la ricetta del vero Pandoro, in quanto non prevede alcuna sfogliatura .
Inoltre, la minore quantità di burro rispetto al Pandoro tradizionale rende il prodotto decisamente meno poroso e quindi meno predisposto ad assorbire adeguatamente lo zucchero a velo che verrà cosparso sulla sua superficie rendendolo leggermente impearmeabile.
Si avverte, inoltre, la mancanza della sfogliatura poiché la struttura finale di questo Pandoro non si svilupperà verticalmente, bensì prevalentemente in modo orizzontale, rendendo questa preparazione simile ad una brioche.
Tuttavia questa preparazione potrebbe rivelarsi utile se avete poco tempo a disposizione oppure poca dimestichezza con gli impasti a lunga lievitazione ricchi di proteine e grassi quali il Pandoro.
Una ottima ricetta per ottenere un eccellente Pandoro, a mio avviso, é quella di Adriano, alla quale vi rimando senza esitazione alcuna.

la gnocchitudine

mercoledì 16 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 34 commenti


La gnocchitudine è un raro disturbo psicologico che può colpire indistintamente sia uomini che donne, di qualunque età o religione e che porta chi ne sia colpito ad essere ossessionato dagli gnocchi.
Si manifesta attraverso fasi maniacali, in cui non si può fare a meno di scegliere gnocchi ogni qual volta ci si sieda al ristorante, in cui ci si sveglia nel cuore della notte con un irrefrenabile desiderio di lessare patate, alternate a fasi depressive scatenate da crisi d’astinenza da gnocco.
Non di rado nella fase acuta di tale disturbo si manifestano alterazioni del comportamento che spesso sfociano in gravi crisi di aggressività, in tali casi è sempre necessario il ricovero, in quanto il comportamento del paziente è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri.
Io sono affetta da gnocchitudine.

Una volta scritta questa lunga serie di boiate passiamo a cose serie.
Abbastanza diffusi da noi (mi riferisco a Napoli e dintorni) sono gli gnocchi di farina, quelli in cui si pesa pari quantitativo di farina e di acqua, si versa la farina nell’acqua bollente e salata, si mescola e si formano gli gnocchi.
Se provate a sostituire un certo quantitativo di farina 00 con le farine che più vi aggradano, possono venir fuori, senza stare a perdere tanto tempo, dei piatti di tutto rispetto.
Essendo io, come ho già avuto modo di dire, una grande fan della farina di ceci, ho provato a fare degli gnocchi di ceci conditi, naturalmente, con l’immancabile zucca, di cui in questi tempi sto abusando.
Mi pare evidente che io sia affetta anche da sindrome di cenerentola acuta.


GNOCCHI DI FARINA DI CECI E ZUCCA
Per 2 persone
130 gr farina 00
70 gr farina di ceci
200 gr di acqua
Sale

Portate ad ebollizione l’acqua e salatela, spegnete sotto il fuoco e versare la farina.
Mescolare con l’aiuto di una cucchiarella di legno e poi con le mani (solo quando l’impasto si sarà raffreddato per evitare ustioni alle mani).
Lasciare riposare l’impasto coperto per una mezz’ora e procedere nella formatura degli gnocchi, facendo cioè dei rotolini da cui tagliare dei tocchetti, a cui, se vorrete, darete un incavo facendo pressione con il dito medio.
A questo punto lessateli normalmente e tirateli sù appena vengono a galla

Per il condimento
200 gr di zucca
¼ di cipolla
1 rametto di rosmarino
Olio
Parmigiano

Fate appassire la cipolla in un filo d’olio, aggiungendo dell’acqua per evitare che bruci, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti e il rosmarino fate stufare.
Eliminare il rametto di rosmarino e salare

Condire gli gnocchi semplicemente con la zucca ed una spolverata di parmigiano



Se avete un pò di tempo da perdere date uno sguardo ad altri gnocchi:

capa fresca, uova fresche e riflessioni

lunedì 14 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 31 commenti

Non so altrove, ma qui a Milano, si è sempre più spesso vittime delle mode anche nella gastronomia e nella ristorazione.
Mi capita oramai di frequente di vedere una ricercatezza artificiosa, affettata e maniacale, molto spesso inutile.
Spesso leggo nei menu di alcuni ristoranti, nomi e marche di pasta altisonanti, che nella realtà non valgono neanche la metà rispetto ad alcune paste da supermercato o di pastifici artigianali davvero di qualità superiore.
Tutto ciò per dire che non è sempre vero che se un prodotto è più costoso o arriva da chissà dove, è migliore di un altro più abbordabile.
Io sono una grandissima sostenitrice dei prodotti di primissima qualità, ma solo quando la qualità sia davvero tale e non solo fumo negli occhi.
Se non noto quasi nulla di diverso tra una famosa acqua delle Fiji e una “volgare” acqua di fonte delle Dolomiti, posso anche affermare che se mangio una mousse al cioccolato realizzata con un cioccolato belga mi accorgo che non sto mangiando un qualunque cioccolato fondente.

Fatta questa lunghissima premessa passo al nocciolo della vicenda.
La moda del momento qui a Milano è l’uovo di Parisi, non c’è ristorante in voga, o aspirante tale, che non abbia nel suo menu almeno un piatto a base di questo benedetto uovo.
Pare che le galline produttrici di questa rarità siano solo di razza bianca livornese e bevano latte di capra (giuro, non sto scherzando).
“Bah!” Questa è stata la prima reazione di Virginia e mia.
Che sarà mai e cosa potrà mai avere di diverso da un uovo acquistato in cascina, figlio di galline razzolanti all’aria aperta, libere di nutrirsi di erba, di fieno e di quello che trovano, come accadeva un tempo?

E così, molto, ma molto scettiche, io e la mia fida amica siamo partite con una degustazione comparata alla cieca.
Abbiamo acquistato le famose uova di Parisi a ben 1.10 € cadauna e una fantastica confezione di uova in cascina a 1 euro la confezione da 6.

Ognuna di noi ha preparato all’altra le 2 diverse uova nel medesimo modo, cioè cotte in forno a bagnomaria per una decina di minuti.
Entrambe eravamo certe che non avremmo notato alcuna differenza, che le 2 uova avrebbero avuto lo stesso sapore di uovo.
Ci siamo dovute ricredere, per entrambe non ci sono stati dubbi. L’uovo di Parisi sa più di uovo, non chiedetemi altre descrizioni strane, posso solo dirvi che ha un sapore molto più intenso ed una consistenza più pastosa.
Chapeau!!

Non so dirvi cosa potrebbe accadere alla mia pasta frolla o al mio pan di spagna utilizzando tali uova, non so dirvi se potrei notarne davvero la differenza, per ora per quelli mi accontento delle uova di cascina ad 1 € la confezione. Resta il fatto che a mio modesto avviso l'uovo di Parisi è davvero diverso.

Si, lo so, come si dice dalle mie parti teniamo la capa fresca, ma proprio non abbiamo resistito

Tzatziki su Cucina e vini

sabato 12 dicembre 2009

Pubblicato da Daniela @Senza_Panna 9 commenti


Da oggi il blog "Tzatziki a colazione" è in home page su Cucina e Vini.
Abbiamo iniziato l'avventura circa un anno fa in cinque, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto ed io e ora arriva questo gradito riconoscimento.
Ringrazio i miei compagni di viaggio, molto più attivi di me, e faccio a tutti noi un grandissimo complimento e un abbraccio.



http://www.cucinaevini.it/

Diletta esiste, ne abbiamo le prove

venerdì 11 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 27 commenti

Erano anni che Diletta aleggiava su di noi, ci scrivevamo, ci mandavamo pacchetti, qualcuna di noi le aveva anche parlato al telefono, ma mai nessuno l’aveva vista.
Ogni qualvolta si paventava un incontro ecco arrivare l’immancabile pacco (pacco inteso come sola) e puff, Diletta come per miracolo, anzi no, come un’anguilla sgusciava via.
Virginia, Linnea ed io, avevamo il dubbio che Diletta non esistesse, che fosse un bluff, che dietro quel nome si nascondesse un burlone che si prendesse, divertito, gioco di noi.
Proprio quando questo dubbio era quasi diventato certezza, ecco arrivare la proposta di Diletta: incontrarsi nel w.e. del ponte di S.Ambrogio.
E così, senza alcuna esitazione, anche se timorose di un altro pacco, accettiamo.
Rinviamo partenze, cancelliamo programmi, depenniamo dalle nostre agende qualunque possibile appuntamento, l’occasione non può sfuggirci.
Ebbene, contro ogni previsione, Diletta, lei in pissona pissonalmente, si è palesata!!!!
Ci siamo incontrate tutte a casa di Virginia, una serata tra vecchie amiche ( vabbè, c’erano anche 2 poveri malcapitati…).
Al già consolidato gruppo delle tre moschettiere, ora si è finalmente unita anche Dilettagnan.


Per cercare di onorare un simile evento, io ho portato una tarte au chocolat au lait e arachidi liberamente tratta da “mes dessert au chocolat” di Pierre Hermè.
Solo per la cronaca, ho fatto 3 gusci di crostate prima che me ne venisse uno decente.
I primi 2, fatti con la ricetta originale, mi si sono deformati clamorosamente: assolutamente impresentabili, il terzo, fatto con le dovute piccole modifiche è riuscito a non volare nella pattumiera.
C’è poco da fare, il metodo sbatti tutto insieme nel Kenwood è sempre quello vincente


TARTE AL CIOCCOLATO AL LATTE E ARACHIDI

Per una teglia quadrata 23 x 23
Per la sablèe al cioccolato (ve ne avanzerà)
150 gr burro
70 gr zucchero al velo
50 gr mandorle tritate finemente
3 tuorli
30 gr cacao amaro in polvere
190 gr farina
1 pizzico di sale

Io metto tutti gli ingredienti, compreso il burro freddo di frigo, nel Kenwood, impasto velocemente con la foglia e metto a riposare in frigo. Se ho fretta, stendo la pasta immediatamente nella teglia e poi lascio la teglia in frigo una mezz’ora (o in freezer per qualche minuto) prima di infornare.

Per la ganache al cioccolato al latte
250 ml di panna fresca
280 gr cioccolato al latte di ottima qualità.
Se non siete grandi amanti del cioccolato al latte potete anche utilizzare metà cioccolato fondente e metà cioccolato al latte.

Portare ad ebollizione la panna e versarla sul cioccolato a pezzetti, mescolare facendo attenzione a non incorporare aria, fino a che il cioccolato non si è sciolto completamente
Arachidi tostate salate 100 gr circa
Cuocere in bianco il guscio di sablèe (tirata ad uno spessore di 2 o 3 mm) ricoprendo la pasta con carta forno e fagioli per evitare che si gonfi e si deformi, a 180 gradi per una ventina di minuti.
Eliminare poi la carta forno e i fagioli e ultimare la cottura.
Una volta raffreddato il guscio (che potrete preparare anche qualche giorno prima e conservare avvolto in stagnola), versare uno strato sottilissimo di ganache, ricoprire la superficie di arachidi tostate e versare la rimanente ganache.
Mettere in frigo per qualche ora e tirarla fuori una mezz'ora prima di servirla

Vi assicuro che il contrasto tra la ganache al cioccolato al latte e le arachidi salate ha il suo perchè

Venite a colazione da noi?/brioscine del buongiorno

mercoledì 9 dicembre 2009

Pubblicato da robertopotito 34 commenti

Vorremmo invitarvi nella nostra “casa virtuale” ...abbiamo preparato la colazione per tutti quanti voi affinché possiamo condividere la gioia di iniziare la giornata serenamente.
Accomodatevi pure, mettetevi seduti ed assaporate queste morbide e profumate piccole brioscine dal sapore delicato e gradevole.
Chiudete gli occhi e godete dei piacevoli aromi che si sprigionano appena assaggerete questi bocconcini di felicità che a molti di voi potrebbero ricordare gli anni della scuola quando le nostre mamme ci premiavano con queste – che ai tempi- erano considerate prelibatezze da gustare certamente non tutti i giorni.
Lydia , Giovanna ed io vi porgiamo il benvenuto nel nostro salotto inondato dalla luce del sole e dal calore del nostro affetto…
Buondì ! Buona Giornata!


BRIOSCINE DEL BUONGIORNO

INGREDIENTI

400 grammi di lievito naturale ben maturo e vivace (dovrà raddoppiare il proprio volume in circa tre ore)
oppure una biga ottenuta:
con 300 grammi di farina forte (da sottrarre al peso complessivo della farina) , 15 grammi di lievito di birra,220 grammi di acqua a temperatura ambiente : lavorate brevemente e fate riposare al coperto per una nottata.

750 grammi di farina forte (W minimo 340)
350 grammi di zucchero semolato
200 grammi di tuorli di uovo
380 grammi di burro non salato in pomata
300 grammi circa di latte fresco intero a temperatura ambiente
Scorza di limone ed arancia grattugiati
Un pizzico di vaniglina del Madagascar
Un pizzico di sale fino marino


PER LA GLASSA

300 grammi di mandorle spellate
280 grammi di zucchero a velo
Albume di uovo quanto basta


ESECUZIONE

In una capiente ciotola, versare la farina ed unirvi il lievito in pezzettoni , oppure la biga ed unirvi lo zucchero semolato ed il sale.
Aggiungere 100 grammi di tuorli e cominciare ad intridere, unendo molto gradualmente il latte fresco alternandolo con circa metà del burro a pomata.
Avviare l’impasto unendo sempre gradualmente i tuorli rimanenti alternandoli con il rimanente burro a pomata.
Nel caso in cui l’impasto si presentasse eccessivamente asciutto, unire qualche cucchiaiata di latte.
Quando l’impasto comincerà a strutturarsi, aggiungere gli aromi (tale accorgimento preserverà maggiormente il profumo della preparazione al termine della cottura).
A questo punto, lavorare molto energicamente l’impasto per almeno una ventina di minuti fino a quando non si sarà sufficientemente incordato presentandosi molto elastico e setoso.
Ungere molto bene una ciotola con del burro e porvi l’impasto coprendolo con pellicola trasparente.
Fare riposare l’impasto per tutta la notte riponendolo nella parte meno fredda del frigorifero.
Il mattino successivo, riprendere l’impasto ed effettuare la piegatura del tipo 1 come illustrato nel blog di Adriano Continisio .

Questo accorgimento consente di ottenere una alveolatura maggiormente pronunciata.

Dopo aver compiuto tale operazione, lasciare riposare l'impasto ungendolo leggermente di burro fuso per almeno un paio di ore.
Al termine del riposo, porzionare e porre in stampi rettangolari leggermente unti ed infarinati.
Spennellarne la superficie con un po’ di burro fuso e lasciare riposare per altre due ore.
Infornare a 180° per circa quindici minuti, trascorso il tempo estrarre i buondì e porvi al centro una cucchiaiata di glassa triturando con un mixer tutti gli ingredienti previsti.
Rimettere in forno e proseguire fino al termine della cottura.



toccata e fuga

lunedì 7 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 14 commenti


Questa ricetta è solo per ricordare il contest in collaborazione con Pasta Garofalo e i suoi premi.
Al primo come al secondo posto, come al premio per la migliore fotografia, verrà attribuito il pacco doc II, una confezione di prodotti di alta qualità e poco conosciuti.
Colgo l’occasione per elencarveli:
  • 1 confezione di ceci di cicereale
  • 1 confezione di cicerchie dei campi flegrei
  • 1 confezione di fagioli formella
  • 1 barattolo di pomodorini di gragnano
  • 1 barattolo di pomodori "miracolo di san Gennaro"
  • polvere di peperoncini di controne
  • 1 bottiglia di olio e.v.o. monocultivar carpellese

inoltre 7 pacchetti da 500 gr di pasta Garofalo così assortiti:
- pasta mista
- occhi di lupo
- fettucce
- spaghetti alla chitarra
- pappardelle integrali
- ziti lunghi
- calamarata
E un originalissimo coltello in ceramica firmato Garofalo


Naturalmente al primo premio il corrispettivo del suo peso in pasta



RADIATORI ALLA CARBONARA DI ZUCCA

Per persona
100 gr di radiatori
Cipolla
Olio
1 uovo più 1 per la pentola
1 cucchiaio di parmigiano
100 gr di zucca
Far consumare la cipolla in un filo d'olio, quando sarà ben appassita, aggiungere la zucca tagliata a cubetti e fatela stufare per qualche minuto.
Nel frattempo mettete l'acqua sul fuoco e sbattete le uova con un pò di sale ed il parmigiano.
Quando la pasta sarà ben al dente, scolatela e versatela nella padella con la zucca, spegnete il fuoco sotto la padella e aggiungete le uova.
Mescolate bene e servite

sono fritta...

venerdì 4 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 26 commenti

Ah, la frittura! Amore e odio.
Io la adoro e mi nutrirei esclusivamente di roba fritta.
Eppure non friggo praticamente mai, un po’ perché, visto che sono smodata, diventerai una specie di balenottera azzurra, un po’ perché, vivendo in un bilocale, sarei anche impregnata di puzza di fritto.
E una balenottera azzurra puzzolente non è né un gran vedere né un gran annusare…
Eppure, cosa c’è di più buono di un arancino, di una pasta cresciuta, di un’alice indorata e fritta o di un crocchè di patate?
Nulla.
Da bambina i crocchè di patate erano una festa, ieri li ho fatti di zucca, davvero molto buoni.
Pensate che non c’è neanche bisogno di decorticare la zucca da cruda, operazione che detesto, non so come mai riesco sempre a procurarmi tagli e ferite…



CROCCHE’ DI ZUCCA
1 kg di zucca
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
2 cucchiai di pecorino grattugiato
2 tuorli
3-4 cucchiai di pangrattato
Provola affumicata a pezzetti e prosciutto cotto a pezzetti per il ripieno
Sesamo e pangrattato per la panatura
Olio extra vergine d’oliva per friggere

Privare la zucca dei filamenti e dei semi e metterla in forno a 180 gradi fino a quando non è bella morbida.
Privarla della buccia e schiacciarla con una forchetta, metterla in una pentola sul fuoco e mescolarla continuamente fino a che non si secchi ancora un pochino.
Lasciarla intiepidire e aggiungere i formaggi grattugiati, poi i tuorli, il sale e il pangrattato, il giusto per poter maneggiare l’impasto.
Formare le crocchette, farcirle con la provola e il prosciutto e compattarle bene con le mani bagnate.
Passare i crocchè nel pangrattato e poi nel sesamo e friggere.
Io ho usato olio e.v.o.

Dada, questa è per te

mercoledì 2 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 26 commenti


Dada, questa è per te.
Premetto che io non amo la pasta sfoglia comprata, mi rimane un' orribile sensazione di grasso sotto al palato, si lo so sono fissata.
Mi piace quella fatta home made, insomma la pasta sfoglia non la uso quasi mai, visto che non è proprio una preparazione veloce.
Partendo da questa ricetta di Roberto ho fatto una sorta di finta pasta sfoglia all’olio d’oliva di esecuzione abbastanza veloce e semplice.
Naturalmente non vi aspettate la stessa consistenza di una sfoglia al burro, questa resta meno sfogliata, meno fragile e meno friabile, ma ha una consistenza migliore, a mio modesto parere, rispetto ad una qualunque pasta matta.

Regalo questo post a Dada e Mariluna per il loro contest sull’olio extra vergine d’oliva

TARTELLETTE DI FINTA SFOGLIA ALL’OLIO E.V.O. CON COMPOSTA DI ZUCCA E CAVOLFIORE

Per la finta sfoglia all’olio
200 gr di farina 00
40 gr di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaino raso di sale
acqua q.b.
Olio per sfogliare

In una terrina, mettere la farina a fontana e versarvi l'olio, impastare aggiungendo il sale e un po’ di acqua per ottenere un impasto morbido.Fate riposare coprendo l'impasto con uno strofinaccio leggermente umido per un’oretta circa.Riprendere l'impasto e stenderlo a rettangolo dello spessore di qualche millimetro, ungere con un pennello con olio e.v.o.
Ripiegare il rettangolo in 3 come se stesse preparando la pasta sfoglia e fatelo riposare per circa una ventina di minuti in frigorifero.Ripetere l'operazione altre tre volte.
A questo punto fate riposare il panetto per circa un’ora coperto da un panno umido.
Stendetelo e tagliatelo con un coppa pasta tondo, rivestite degli stampini per crostatine, bucherellate il fondo della pasta e mettete dei fagioli per evitare che le tartellette gonfino eccessivamente.
Infornare 180 gradi per una decina di minuti e lasciare intiepidire

Per la composta di zucca e cavolfiore
Fate appassire un cipollotto in un filo d’olio, aggiungere della zucca a pezzetti e stufarla, aggiungendo un po’ d’acqua, alla fine aggiungere dei pezzetti di cavolfiore già lessato.
A cottura ultimata mettere un cucchiaino di composta sulle tartellette