l'anno dell'acquario

giovedì 31 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 23 commenti


Mi avevano detto che questo 2009 sarebbe stato l’anno dell’acquario, che è il mio segno.
Bah! Mi chiedo, se non lo fosse stato cosa sarebbe successo.
Forse mi si sarebbe incendiata la casa, forse un meteorite avrebbe colpito in pieno la mia automobile, oppure, chissà un gruppo di alieni avrebbe potuto rapirmi e fare degli esperimenti genetici su di me, magari una tempesta magnetica avrebbe potuto far impazzire il mio kenwood.
Non voglio pensare a quanti e quali disastri sarebbero potuti accadere.
Allora, in barba a tutti gli studi astrologici, ho deciso una cosa, ho deciso che il mio anno sarà il 2010, che nel 2010 la mia vita sarà completamente rivoluzionata.
Ah sì, poco importa cosa dicono gli astrologi, nel 2010 non mi riconoscerete neanche più per quanto la mia autostima sarà cresciuta, per quanto le mie insicurezze e le mie paure saranno sconfitte, per quanta serenità e tranquillità io sarò riuscita a conquistare, per quanto i miei capelli saranno diventati lunghi e lisci e senza neanche una doppia punta.

Auguro di cuore a tutti voi che il 2010 sia anche il vostro anno

Con l'alta velocità...(panettoncini veloci)

lunedì 28 dicembre 2009

Pubblicato da robertopotito 18 commenti


Ed eccomi qua dopo i giorni di celebrazione del Natale, comodamente piazzato in una carrozza del treno ad alta velocità in partenza dalla mia Torino verso Roma: i passeggeri sfogliano svogliatamente il giornale e riviste varie per ingannare il tempo ed io che faccio?

Quasi quasi posto una ennesima versione della ricetta del panettone, ma questa volta in formato piccolo e leggermente semplificato rispetto a quella che oramai mi costringo , da qualche tempo, a considerare la ricetta definitiva (le tentazioni di ulteriori modifiche sono molto forti).
Che altro aggiungere? Buone Feste e grazie a tutti coloro che hanno partecipato in vari modi al mercatino di Natale del 19 dicembre.


Adesso, se volete e se potete, cimentatevi con la ricettina:



INGREDIENTI:

650 GRAMMI DI FARINA FORTE (W 350)
280 GRAMMI DI BURRO MORBIDO
200 GRAMMI DI TUORLI DI UOVO
240 GRAMMI DI ZUCCHERO SEMOLATO POSSIBILMENTE FINE
150 GRAMMI CIRCA DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE
SCORZA DI ARANCIA E LIMONE FINEMENTE GRATTUGIATE
200 GRAMMI DI UVETTA AMMOLLATA IN POCA ACQUA AROMATIZZATA CON UN PAIO DI CUCCHIAI DI LIQUORE
80 GRAMMI DI ARANCIA CANDITA IN CUBETTI

PER LA BIGA:

150 GRAMMI DI FARINA FORTE (W 350)
150 GRAMMI DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE
15 GRAMMI DI LIEVITO DI BIRRA IN CUBETTO


ESECUZIONE

Il giorno antecedente alla preparazione dell’impasto finale del nostro adorato panettone, preparate una biga con gli ingredienti previsti, avendo cura di lavorare l’impasto per il tempo strettamente necessario ad ottenere un composto ben amalgamato.
Ponete in una ciotola molto capiente coperta da pellicola trasparente e fate riposare fuori dal frigorifero per una notte intera.
Il mattino seguente, riprendete la biga ed unitela alla farina intridendola bene.
Iniziate ad unire gradualmente un quarto dell’acqua prevista alternandola con i tuorli di uovo che andranno uniti all’impasto in due riprese: non aggiungete la parte rimanente, se la precedente non sarà stata ben assorbita dall’impasto.
Solo quando tutti i tuorli saranno stati adeguatamente incorporati, aggiungete un altro quarto di acqua, lavorate e quando l’impasto si presenterà quasi formato, iniziate ad aggiungere il burro che andrà unito in tre riprese: non aggiungete altro burro a meno che il quantitativo precedente non sia stato adeguatamente assorbito.
Continuate in questo modo fino a completa aggiunta del burro.
Ora, se noterete che l’impasto si presenterà eccessivamente asciutto e duro, potete unire un altro quarto dell’acqua prevista, ma solo in questo caso.
Lavorate fino ad incordatura dell’impasto che dovrà estendersi senza rompersi. (inserire link).
Ungete l’impasto con burro molto morbido e fatelo riposare per almeno tre ore su di una superficie di lavoro leggermente infarinata.
Trascorso il riposo, unire delicatamente l’uvetta ed i canditi, arrotondate le forme e ponetele a lievitare negli appositi stampini fino a completamento della lievitazione (l’impasto dovrà oltrepassare il bordo di circa 0,5 cm).
Durante la fase di lievitazione, abbiate cura di vaporizzare con acqua almeno per quattro volte la superficie dei panettoncini.
Infornate a 180° fino a completa cottura dei panettoncini.

il patto scellerato è finalmente scaduto

mercoledì 23 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 22 commenti


Questi sono giorni di grande concitazione per me come immagino per tutti voi. Si corre, ci si arrabatta con gli ultimi regali, ci si dedica agli amici ed ai parenti che non si ha il tempo di vedere durante l'anno, si ha poco tempo per stare davanti al pc, per star dietro al proprio blog, ancor meno per dare uno sguardo ai blogs amici.
Da Napoli dove mi tratterrò per un po’, sono arrivata giusto in tempo per non rimanere bloccata dalla neve milanese, vi saluto e vi lascio questi sablès salati liberamente tratti da “mes petits sucrès et salès” del sempre amato Erik Kayser. Li avevo preparati per il mercatino di Natale di Roberto.
Giovanna, dicembre è arrivato, l'accordo capestro con cui mi avevi costretto a non produrre alcunchè di salato da "mes petits sucrès et salès", da te gentilmente regalatomi, è scaduto. Sono finalmente libera di attingere a piene mani

SABLE’S SALATI AI SEMI

210 gr di farina
½ cucchiaino di sale
100 gr di burro
50 ml di acqua
30 gr di semi di papavero
20 gr di sesamo
20 gr di semi di lino

Utilizzo il sempre valido metodo dello “sbattere tutto insieme nel Kenwood”, che tanto mi soddisfa e che tanto fa inorridire molti. I semi li aggiungo solo alla fine.
Formo dei salami con l’impasto e li metto in frigo per qualche ora o in freezer per un’oretta (in realtà potete prepararli in anticipo e tenerli nel congelatore fino all’occorrenza).
Una volta tirati fuori i salami dal frigo/freezer li affetto ad uno spessore di circa mezzo cm, e li metto nel forno a 180 gradi per una decina di minuti.
Si conservano in scatole di latte per parecchi giorni

attenzione post@ la past@ proroga

lunedì 21 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 9 commenti


Vi ricordate post@ la past@, il nostro contest in collaborazione con pasta Garofalo?
Quello per il quale dovete rivisitare una ricetta della tradizione che abbia come protagonista la pasta?
Avevamo dato come scadenza il 31 dicembre, per problemi tecnici proroghiamo il termine ultimo al 15 gennaio.
Per comodità vi ricordo il regolamento.

Regolamento
- Questo contest è diretto esclusivamente a bloggers, i quali potranno partecipare con ricette della tradizione rivisitate che abbiano come protagonista la pasta.
- Per partecipare, i bloggers dovranno pubblicare la ricetta reinterpretata e la foto con la quale intendono concorrere sul proprio blog (accompagnate dal logo del concorso e dal link a questo post), indicando la ricetta tradizionale da cui hanno preso spunto, e ne dovranno inserire il link nei commenti a questo post, oltre ad inviare il tutto via mail all’indirizzo tzatzikiacolazione@gmail.com.

- Sarà accettata una sola ricetta per blogger, assolutamente inedita e dovrà pervenire entro la mezzanotte del 31 dicembre 2009 (prorogato al 15 gennaio 2010).
- Vi preghiamo di diffondere l'iniziativa pubblicando nella vostra sidebar il logo del contest con relativo link (grazie, grazie, grazie) invitando chi volete.



- La giuria sarà composta dagli staff congiunti di Tzatziki a colazione, Lost in kitchen e Senzapanna (vale a dire noi medesimi di persona: Daniela, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto).
-Alcune delle ricette partecipanti potranno essere pubblicate sulla fan page di pasta Garofalo.
- Saranno aggiudicati i seguenti premi:

1. primo premio: 1 confezione DOC II con prodotti selezionati della Garofalo ed, udite, udite, il CORRISPETTIVO IN PASTA DEL PESO DEL VINCITORE ;

2. secondo premio: una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo;

3. la miglior fotografia, purchè a corredo di una ricetta valida, sarà premiata con una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo.
- La partecipazione al contest e l'invio della ricetta implicano l'accettazione del presente regolamento.

Di seguito le ricette arrivate sinora:

Noi ignoranti e il pandoro-non pandoro

venerdì 18 dicembre 2009

Pubblicato da Giovanna 27 commenti


Quando, il mese scorso, io e Lydia siamo state ospiti di Roberto alle prese con il suo impastamento compulsivo accompagnato dal nostro compulsivo fotografare, tra le decine di lievitati dolci e salati ci è capitato di assaggiare anche questi simil-pandorini.
"Assaggiare" è un garbato eufemismo: diciamo pure che abbiamo cominciato sbocconcellandoli e abbiamo finito per divorarli. E quando, prese dall'euforia, abbiamo detto a Roberto che erano buonissimi, siamo state stroncate da lui che ci ha detto, in sintesi, che non capiamo niente.
Perché, dice lui, questi non sono veri pandorini.
Assomigliano solo vagamente a dei pandorini, dice.
Chiunque se ne accorgerebbe, dice.
Chiunque in grado di capirlo, dice.
E cita esempi. Cita comuni conoscenze che di fronte a questi non-pandorini comprenderebbero immediatamente la loro natura di non-pandorini.
Comuni conoscenze, ammettiamolo, che io e Lydia riteniamo non propriamente di palato buono.
Il che significa, sempre in sintesi, che io e Lydia siamo due scimunite, due incompetenti, occupiamo il gradino più basso della scala dell'umanità ruminante e ci dobbiamo solo vergognare di noi stesse.
E infatti, sempre vergognandoci, abbiamo deciso di pubblicarli, 'sti non-pandorini, perché comunque li vogliamo chiamare sono buonissimi. Checché ne dica Roberto.
Vi avvertiamo: Roberto dice che non sono pandori. Noi ne prendiamo atto. Fatelo anche voi. E, presone atto, decidiamo che non ce ne può fregare di meno.
Eccovi la ricetta, così come l'ha scritta Roberto, con le sue annotazioni.
Ma prima, vi ricordo che domani presso la Chiesa Valdese di Piazza Cavour a Roma si terrà il consueto mercatino di beneficenza. Devo supporre che i non-pandori non ce li troverete, ma ci sarà molta altra roba commestibile da acquistare.







INGREDIENTI:

500 grammi di farina forte (W superiore a 340)
220 grammi di zucchero a velo possibilmente non vanigliato
150 grammi di burro ammorbidito
140 grammi di tuorli di uovo
270 grammi di lievito naturale ben maturo ( deve raddoppiare in meno di tre ore)
oppure
una biga poolish preparata con 100 grammi di farina, 100 grammi di acqua a temperatura ambiente e 10 grammi di lievito di birra fresco.
vaniglia del Madagscar
ESECUZIONE
Se utilizzate il lievito di birra, preparate la biga poolish la sera precedente e fatela riposare in una terrina coperta da pellicola trasparente per una notte intera.
Il giorno successivo, riprendete la biga ed inseritela nella farina rimanente procedendo come previsto per il metodo con lievito naturale.
Se utilizzate il lievito naturale inseritelo direttamente nella farina, ed unitevi gradualmente il burro ammorbidito alternandolo con lo zucchero a velo ed i tuorli d'uovo.
Quando tutti gli ingredienti saranno stati adeguatamente inseriti, iniziate la fase di impastamento. lavorando il composto energicamente, con passione e sentimento fino a quando non avrete ottenuto un impasto morbido, ma molto ben incordato.
Quando l'impasto sarà quasi pronto, inseritevi la vaniglia e lavorate ancora per altri dieci minuti.
Ungete l'impasto oramai terminato con un po' di burro fuso, porzionatelo e ponetelo in piccoli stampini da Pandoro (sconsiglio vivamente il silicone).
Fate lievitare fino a quando l'impasto non supererà di circa 2 cm il bordo degli stampini.
Al termine del riposo, cuocere a circa 180° fino a completa doratura.
Attendete circa cinque minuti prima di sformarli e fateli raffreddare su di una grata consentendo in questo modo che l'acqua in eccesso possa evaporare.
Come potete notare, questa non è la ricetta del vero Pandoro, in quanto non prevede alcuna sfogliatura .
Inoltre, la minore quantità di burro rispetto al Pandoro tradizionale rende il prodotto decisamente meno poroso e quindi meno predisposto ad assorbire adeguatamente lo zucchero a velo che verrà cosparso sulla sua superficie rendendolo leggermente impearmeabile.
Si avverte, inoltre, la mancanza della sfogliatura poiché la struttura finale di questo Pandoro non si svilupperà verticalmente, bensì prevalentemente in modo orizzontale, rendendo questa preparazione simile ad una brioche.
Tuttavia questa preparazione potrebbe rivelarsi utile se avete poco tempo a disposizione oppure poca dimestichezza con gli impasti a lunga lievitazione ricchi di proteine e grassi quali il Pandoro.
Una ottima ricetta per ottenere un eccellente Pandoro, a mio avviso, é quella di Adriano, alla quale vi rimando senza esitazione alcuna.

la gnocchitudine

mercoledì 16 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 34 commenti


La gnocchitudine è un raro disturbo psicologico che può colpire indistintamente sia uomini che donne, di qualunque età o religione e che porta chi ne sia colpito ad essere ossessionato dagli gnocchi.
Si manifesta attraverso fasi maniacali, in cui non si può fare a meno di scegliere gnocchi ogni qual volta ci si sieda al ristorante, in cui ci si sveglia nel cuore della notte con un irrefrenabile desiderio di lessare patate, alternate a fasi depressive scatenate da crisi d’astinenza da gnocco.
Non di rado nella fase acuta di tale disturbo si manifestano alterazioni del comportamento che spesso sfociano in gravi crisi di aggressività, in tali casi è sempre necessario il ricovero, in quanto il comportamento del paziente è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri.
Io sono affetta da gnocchitudine.

Una volta scritta questa lunga serie di boiate passiamo a cose serie.
Abbastanza diffusi da noi (mi riferisco a Napoli e dintorni) sono gli gnocchi di farina, quelli in cui si pesa pari quantitativo di farina e di acqua, si versa la farina nell’acqua bollente e salata, si mescola e si formano gli gnocchi.
Se provate a sostituire un certo quantitativo di farina 00 con le farine che più vi aggradano, possono venir fuori, senza stare a perdere tanto tempo, dei piatti di tutto rispetto.
Essendo io, come ho già avuto modo di dire, una grande fan della farina di ceci, ho provato a fare degli gnocchi di ceci conditi, naturalmente, con l’immancabile zucca, di cui in questi tempi sto abusando.
Mi pare evidente che io sia affetta anche da sindrome di cenerentola acuta.


GNOCCHI DI FARINA DI CECI E ZUCCA
Per 2 persone
130 gr farina 00
70 gr farina di ceci
200 gr di acqua
Sale

Portate ad ebollizione l’acqua e salatela, spegnete sotto il fuoco e versare la farina.
Mescolare con l’aiuto di una cucchiarella di legno e poi con le mani (solo quando l’impasto si sarà raffreddato per evitare ustioni alle mani).
Lasciare riposare l’impasto coperto per una mezz’ora e procedere nella formatura degli gnocchi, facendo cioè dei rotolini da cui tagliare dei tocchetti, a cui, se vorrete, darete un incavo facendo pressione con il dito medio.
A questo punto lessateli normalmente e tirateli sù appena vengono a galla

Per il condimento
200 gr di zucca
¼ di cipolla
1 rametto di rosmarino
Olio
Parmigiano

Fate appassire la cipolla in un filo d’olio, aggiungendo dell’acqua per evitare che bruci, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti e il rosmarino fate stufare.
Eliminare il rametto di rosmarino e salare

Condire gli gnocchi semplicemente con la zucca ed una spolverata di parmigiano



Se avete un pò di tempo da perdere date uno sguardo ad altri gnocchi:

capa fresca, uova fresche e riflessioni

lunedì 14 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 31 commenti

Non so altrove, ma qui a Milano, si è sempre più spesso vittime delle mode anche nella gastronomia e nella ristorazione.
Mi capita oramai di frequente di vedere una ricercatezza artificiosa, affettata e maniacale, molto spesso inutile.
Spesso leggo nei menu di alcuni ristoranti, nomi e marche di pasta altisonanti, che nella realtà non valgono neanche la metà rispetto ad alcune paste da supermercato o di pastifici artigianali davvero di qualità superiore.
Tutto ciò per dire che non è sempre vero che se un prodotto è più costoso o arriva da chissà dove, è migliore di un altro più abbordabile.
Io sono una grandissima sostenitrice dei prodotti di primissima qualità, ma solo quando la qualità sia davvero tale e non solo fumo negli occhi.
Se non noto quasi nulla di diverso tra una famosa acqua delle Fiji e una “volgare” acqua di fonte delle Dolomiti, posso anche affermare che se mangio una mousse al cioccolato realizzata con un cioccolato belga mi accorgo che non sto mangiando un qualunque cioccolato fondente.

Fatta questa lunghissima premessa passo al nocciolo della vicenda.
La moda del momento qui a Milano è l’uovo di Parisi, non c’è ristorante in voga, o aspirante tale, che non abbia nel suo menu almeno un piatto a base di questo benedetto uovo.
Pare che le galline produttrici di questa rarità siano solo di razza bianca livornese e bevano latte di capra (giuro, non sto scherzando).
“Bah!” Questa è stata la prima reazione di Virginia e mia.
Che sarà mai e cosa potrà mai avere di diverso da un uovo acquistato in cascina, figlio di galline razzolanti all’aria aperta, libere di nutrirsi di erba, di fieno e di quello che trovano, come accadeva un tempo?

E così, molto, ma molto scettiche, io e la mia fida amica siamo partite con una degustazione comparata alla cieca.
Abbiamo acquistato le famose uova di Parisi a ben 1.10 € cadauna e una fantastica confezione di uova in cascina a 1 euro la confezione da 6.

Ognuna di noi ha preparato all’altra le 2 diverse uova nel medesimo modo, cioè cotte in forno a bagnomaria per una decina di minuti.
Entrambe eravamo certe che non avremmo notato alcuna differenza, che le 2 uova avrebbero avuto lo stesso sapore di uovo.
Ci siamo dovute ricredere, per entrambe non ci sono stati dubbi. L’uovo di Parisi sa più di uovo, non chiedetemi altre descrizioni strane, posso solo dirvi che ha un sapore molto più intenso ed una consistenza più pastosa.
Chapeau!!

Non so dirvi cosa potrebbe accadere alla mia pasta frolla o al mio pan di spagna utilizzando tali uova, non so dirvi se potrei notarne davvero la differenza, per ora per quelli mi accontento delle uova di cascina ad 1 € la confezione. Resta il fatto che a mio modesto avviso l'uovo di Parisi è davvero diverso.

Si, lo so, come si dice dalle mie parti teniamo la capa fresca, ma proprio non abbiamo resistito

Tzatziki su Cucina e vini

sabato 12 dicembre 2009

Pubblicato da Daniela @Senza_Panna 9 commenti


Da oggi il blog "Tzatziki a colazione" è in home page su Cucina e Vini.
Abbiamo iniziato l'avventura circa un anno fa in cinque, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto ed io e ora arriva questo gradito riconoscimento.
Ringrazio i miei compagni di viaggio, molto più attivi di me, e faccio a tutti noi un grandissimo complimento e un abbraccio.



http://www.cucinaevini.it/

Diletta esiste, ne abbiamo le prove

venerdì 11 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 27 commenti

Erano anni che Diletta aleggiava su di noi, ci scrivevamo, ci mandavamo pacchetti, qualcuna di noi le aveva anche parlato al telefono, ma mai nessuno l’aveva vista.
Ogni qualvolta si paventava un incontro ecco arrivare l’immancabile pacco (pacco inteso come sola) e puff, Diletta come per miracolo, anzi no, come un’anguilla sgusciava via.
Virginia, Linnea ed io, avevamo il dubbio che Diletta non esistesse, che fosse un bluff, che dietro quel nome si nascondesse un burlone che si prendesse, divertito, gioco di noi.
Proprio quando questo dubbio era quasi diventato certezza, ecco arrivare la proposta di Diletta: incontrarsi nel w.e. del ponte di S.Ambrogio.
E così, senza alcuna esitazione, anche se timorose di un altro pacco, accettiamo.
Rinviamo partenze, cancelliamo programmi, depenniamo dalle nostre agende qualunque possibile appuntamento, l’occasione non può sfuggirci.
Ebbene, contro ogni previsione, Diletta, lei in pissona pissonalmente, si è palesata!!!!
Ci siamo incontrate tutte a casa di Virginia, una serata tra vecchie amiche ( vabbè, c’erano anche 2 poveri malcapitati…).
Al già consolidato gruppo delle tre moschettiere, ora si è finalmente unita anche Dilettagnan.


Per cercare di onorare un simile evento, io ho portato una tarte au chocolat au lait e arachidi liberamente tratta da “mes dessert au chocolat” di Pierre Hermè.
Solo per la cronaca, ho fatto 3 gusci di crostate prima che me ne venisse uno decente.
I primi 2, fatti con la ricetta originale, mi si sono deformati clamorosamente: assolutamente impresentabili, il terzo, fatto con le dovute piccole modifiche è riuscito a non volare nella pattumiera.
C’è poco da fare, il metodo sbatti tutto insieme nel Kenwood è sempre quello vincente


TARTE AL CIOCCOLATO AL LATTE E ARACHIDI

Per una teglia quadrata 23 x 23
Per la sablèe al cioccolato (ve ne avanzerà)
150 gr burro
70 gr zucchero al velo
50 gr mandorle tritate finemente
3 tuorli
30 gr cacao amaro in polvere
190 gr farina
1 pizzico di sale

Io metto tutti gli ingredienti, compreso il burro freddo di frigo, nel Kenwood, impasto velocemente con la foglia e metto a riposare in frigo. Se ho fretta, stendo la pasta immediatamente nella teglia e poi lascio la teglia in frigo una mezz’ora (o in freezer per qualche minuto) prima di infornare.

Per la ganache al cioccolato al latte
250 ml di panna fresca
280 gr cioccolato al latte di ottima qualità.
Se non siete grandi amanti del cioccolato al latte potete anche utilizzare metà cioccolato fondente e metà cioccolato al latte.

Portare ad ebollizione la panna e versarla sul cioccolato a pezzetti, mescolare facendo attenzione a non incorporare aria, fino a che il cioccolato non si è sciolto completamente
Arachidi tostate salate 100 gr circa
Cuocere in bianco il guscio di sablèe (tirata ad uno spessore di 2 o 3 mm) ricoprendo la pasta con carta forno e fagioli per evitare che si gonfi e si deformi, a 180 gradi per una ventina di minuti.
Eliminare poi la carta forno e i fagioli e ultimare la cottura.
Una volta raffreddato il guscio (che potrete preparare anche qualche giorno prima e conservare avvolto in stagnola), versare uno strato sottilissimo di ganache, ricoprire la superficie di arachidi tostate e versare la rimanente ganache.
Mettere in frigo per qualche ora e tirarla fuori una mezz'ora prima di servirla

Vi assicuro che il contrasto tra la ganache al cioccolato al latte e le arachidi salate ha il suo perchè

Venite a colazione da noi?/brioscine del buongiorno

mercoledì 9 dicembre 2009

Pubblicato da robertopotito 34 commenti

Vorremmo invitarvi nella nostra “casa virtuale” ...abbiamo preparato la colazione per tutti quanti voi affinché possiamo condividere la gioia di iniziare la giornata serenamente.
Accomodatevi pure, mettetevi seduti ed assaporate queste morbide e profumate piccole brioscine dal sapore delicato e gradevole.
Chiudete gli occhi e godete dei piacevoli aromi che si sprigionano appena assaggerete questi bocconcini di felicità che a molti di voi potrebbero ricordare gli anni della scuola quando le nostre mamme ci premiavano con queste – che ai tempi- erano considerate prelibatezze da gustare certamente non tutti i giorni.
Lydia , Giovanna ed io vi porgiamo il benvenuto nel nostro salotto inondato dalla luce del sole e dal calore del nostro affetto…
Buondì ! Buona Giornata!


BRIOSCINE DEL BUONGIORNO

INGREDIENTI

400 grammi di lievito naturale ben maturo e vivace (dovrà raddoppiare il proprio volume in circa tre ore)
oppure una biga ottenuta:
con 300 grammi di farina forte (da sottrarre al peso complessivo della farina) , 15 grammi di lievito di birra,220 grammi di acqua a temperatura ambiente : lavorate brevemente e fate riposare al coperto per una nottata.

750 grammi di farina forte (W minimo 340)
350 grammi di zucchero semolato
200 grammi di tuorli di uovo
380 grammi di burro non salato in pomata
300 grammi circa di latte fresco intero a temperatura ambiente
Scorza di limone ed arancia grattugiati
Un pizzico di vaniglina del Madagascar
Un pizzico di sale fino marino


PER LA GLASSA

300 grammi di mandorle spellate
280 grammi di zucchero a velo
Albume di uovo quanto basta


ESECUZIONE

In una capiente ciotola, versare la farina ed unirvi il lievito in pezzettoni , oppure la biga ed unirvi lo zucchero semolato ed il sale.
Aggiungere 100 grammi di tuorli e cominciare ad intridere, unendo molto gradualmente il latte fresco alternandolo con circa metà del burro a pomata.
Avviare l’impasto unendo sempre gradualmente i tuorli rimanenti alternandoli con il rimanente burro a pomata.
Nel caso in cui l’impasto si presentasse eccessivamente asciutto, unire qualche cucchiaiata di latte.
Quando l’impasto comincerà a strutturarsi, aggiungere gli aromi (tale accorgimento preserverà maggiormente il profumo della preparazione al termine della cottura).
A questo punto, lavorare molto energicamente l’impasto per almeno una ventina di minuti fino a quando non si sarà sufficientemente incordato presentandosi molto elastico e setoso.
Ungere molto bene una ciotola con del burro e porvi l’impasto coprendolo con pellicola trasparente.
Fare riposare l’impasto per tutta la notte riponendolo nella parte meno fredda del frigorifero.
Il mattino successivo, riprendere l’impasto ed effettuare la piegatura del tipo 1 come illustrato nel blog di Adriano Continisio .

Questo accorgimento consente di ottenere una alveolatura maggiormente pronunciata.

Dopo aver compiuto tale operazione, lasciare riposare l'impasto ungendolo leggermente di burro fuso per almeno un paio di ore.
Al termine del riposo, porzionare e porre in stampi rettangolari leggermente unti ed infarinati.
Spennellarne la superficie con un po’ di burro fuso e lasciare riposare per altre due ore.
Infornare a 180° per circa quindici minuti, trascorso il tempo estrarre i buondì e porvi al centro una cucchiaiata di glassa triturando con un mixer tutti gli ingredienti previsti.
Rimettere in forno e proseguire fino al termine della cottura.



toccata e fuga

lunedì 7 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 14 commenti


Questa ricetta è solo per ricordare il contest in collaborazione con Pasta Garofalo e i suoi premi.
Al primo come al secondo posto, come al premio per la migliore fotografia, verrà attribuito il pacco doc II, una confezione di prodotti di alta qualità e poco conosciuti.
Colgo l’occasione per elencarveli:
  • 1 confezione di ceci di cicereale
  • 1 confezione di cicerchie dei campi flegrei
  • 1 confezione di fagioli formella
  • 1 barattolo di pomodorini di gragnano
  • 1 barattolo di pomodori "miracolo di san Gennaro"
  • polvere di peperoncini di controne
  • 1 bottiglia di olio e.v.o. monocultivar carpellese

inoltre 7 pacchetti da 500 gr di pasta Garofalo così assortiti:
- pasta mista
- occhi di lupo
- fettucce
- spaghetti alla chitarra
- pappardelle integrali
- ziti lunghi
- calamarata
E un originalissimo coltello in ceramica firmato Garofalo


Naturalmente al primo premio il corrispettivo del suo peso in pasta



RADIATORI ALLA CARBONARA DI ZUCCA

Per persona
100 gr di radiatori
Cipolla
Olio
1 uovo più 1 per la pentola
1 cucchiaio di parmigiano
100 gr di zucca
Far consumare la cipolla in un filo d'olio, quando sarà ben appassita, aggiungere la zucca tagliata a cubetti e fatela stufare per qualche minuto.
Nel frattempo mettete l'acqua sul fuoco e sbattete le uova con un pò di sale ed il parmigiano.
Quando la pasta sarà ben al dente, scolatela e versatela nella padella con la zucca, spegnete il fuoco sotto la padella e aggiungete le uova.
Mescolate bene e servite

sono fritta...

venerdì 4 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 26 commenti

Ah, la frittura! Amore e odio.
Io la adoro e mi nutrirei esclusivamente di roba fritta.
Eppure non friggo praticamente mai, un po’ perché, visto che sono smodata, diventerai una specie di balenottera azzurra, un po’ perché, vivendo in un bilocale, sarei anche impregnata di puzza di fritto.
E una balenottera azzurra puzzolente non è né un gran vedere né un gran annusare…
Eppure, cosa c’è di più buono di un arancino, di una pasta cresciuta, di un’alice indorata e fritta o di un crocchè di patate?
Nulla.
Da bambina i crocchè di patate erano una festa, ieri li ho fatti di zucca, davvero molto buoni.
Pensate che non c’è neanche bisogno di decorticare la zucca da cruda, operazione che detesto, non so come mai riesco sempre a procurarmi tagli e ferite…



CROCCHE’ DI ZUCCA
1 kg di zucca
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
2 cucchiai di pecorino grattugiato
2 tuorli
3-4 cucchiai di pangrattato
Provola affumicata a pezzetti e prosciutto cotto a pezzetti per il ripieno
Sesamo e pangrattato per la panatura
Olio extra vergine d’oliva per friggere

Privare la zucca dei filamenti e dei semi e metterla in forno a 180 gradi fino a quando non è bella morbida.
Privarla della buccia e schiacciarla con una forchetta, metterla in una pentola sul fuoco e mescolarla continuamente fino a che non si secchi ancora un pochino.
Lasciarla intiepidire e aggiungere i formaggi grattugiati, poi i tuorli, il sale e il pangrattato, il giusto per poter maneggiare l’impasto.
Formare le crocchette, farcirle con la provola e il prosciutto e compattarle bene con le mani bagnate.
Passare i crocchè nel pangrattato e poi nel sesamo e friggere.
Io ho usato olio e.v.o.

Dada, questa è per te

mercoledì 2 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 26 commenti


Dada, questa è per te.
Premetto che io non amo la pasta sfoglia comprata, mi rimane un' orribile sensazione di grasso sotto al palato, si lo so sono fissata.
Mi piace quella fatta home made, insomma la pasta sfoglia non la uso quasi mai, visto che non è proprio una preparazione veloce.
Partendo da questa ricetta di Roberto ho fatto una sorta di finta pasta sfoglia all’olio d’oliva di esecuzione abbastanza veloce e semplice.
Naturalmente non vi aspettate la stessa consistenza di una sfoglia al burro, questa resta meno sfogliata, meno fragile e meno friabile, ma ha una consistenza migliore, a mio modesto parere, rispetto ad una qualunque pasta matta.

Regalo questo post a Dada e Mariluna per il loro contest sull’olio extra vergine d’oliva

TARTELLETTE DI FINTA SFOGLIA ALL’OLIO E.V.O. CON COMPOSTA DI ZUCCA E CAVOLFIORE

Per la finta sfoglia all’olio
200 gr di farina 00
40 gr di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaino raso di sale
acqua q.b.
Olio per sfogliare

In una terrina, mettere la farina a fontana e versarvi l'olio, impastare aggiungendo il sale e un po’ di acqua per ottenere un impasto morbido.Fate riposare coprendo l'impasto con uno strofinaccio leggermente umido per un’oretta circa.Riprendere l'impasto e stenderlo a rettangolo dello spessore di qualche millimetro, ungere con un pennello con olio e.v.o.
Ripiegare il rettangolo in 3 come se stesse preparando la pasta sfoglia e fatelo riposare per circa una ventina di minuti in frigorifero.Ripetere l'operazione altre tre volte.
A questo punto fate riposare il panetto per circa un’ora coperto da un panno umido.
Stendetelo e tagliatelo con un coppa pasta tondo, rivestite degli stampini per crostatine, bucherellate il fondo della pasta e mettete dei fagioli per evitare che le tartellette gonfino eccessivamente.
Infornare 180 gradi per una decina di minuti e lasciare intiepidire

Per la composta di zucca e cavolfiore
Fate appassire un cipollotto in un filo d’olio, aggiungere della zucca a pezzetti e stufarla, aggiungendo un po’ d’acqua, alla fine aggiungere dei pezzetti di cavolfiore già lessato.
A cottura ultimata mettere un cucchiaino di composta sulle tartellette

il tempo delle castagne

lunedì 30 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 27 commenti


Evviva, è tornato il tempo delle castagne. Vabbè, è anche quasi finito.
Non fa nulla se mi cadono più capelli del solito e se tra un po’ divento calva.
E’ talmente tanto il piacere di mangiare caldarroste e marroni, che posso anche chiudere un occhio sulla mia non più folta ma sempre indomita chioma.
Che sia solo una credenza popolare o ci sia un fondamento scientifico io non lo so, però, è proprio vero, posso assicurarvi che in questo periodo i miei capelli cadono più del solito.
Tornando all'argomento castagne, penso che a nessuno importi dei miei capelli, il connubio con il cioccolato mi manda in visibilio, ma questo mi pare di averlo già espresso qui, se poi c'è di mezzo la pasta frolla, di cui sono una fan sfegatata, non ragiono più.
Avrete capito che questa crostata ciocco-marroni mi è piaciuta non poco



CROSTATA CHIUSA CIOCCOLATO E MARRONI

Per la frolla al cioccolato
450 gr farina
50 gr cacao amaro
250 gr burro
150 gr zucchero zefiro o al velo
5 tuorli

Impastare la frolla come siete abituati a fare, io uso la foglia del Kenwood, e fatela riposare in frigo per qualche ora.

Per la crema cioccolato e marroni
500 ml latte
3 tuorli
3 cucchiai belli colmi di zucchero
3 cucchiai di farina
70 gr cioccolato fondente
400 gr di purea di marroni (se non avete voglia di stare a lessare le castagne, pelarle e passarle, potete utilizzare una crema di marroni)
1 cucchiaio di rum

Mescolare i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina e mescolare. Scaldare il latte e versarlo a filo sul composto continuando a mescolare. Mettere sul fuoco e portare la crema a bollore.
Fuori dal fuoco aggiungere il ciocco fondente a pezzetti e fatelo sciogliere mescolando energicamente.
Fate intiepidire e aggiungete la purea di marroni e il rum.

Stendere 2/3 della pasta frolla e rivestire una teglia da 26 cm di diam, versare la crema, ricoprirla con un disco ottenuto dalla restante pasta frolla.
Sigillare i bordi ed infornare a 180 gradi per circa 1 ora.
Lasciare intiepidire prima di sformare per evitare che la superficie della frolla si rompa

eccheccavolo!!!!

venerdì 27 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 36 commenti

Vi aspettavate una recensione al libro di moda in questi giorni???
E invece no, tutt'altro...


Perché, spiegatemi perché il cavolfiore può emanare un odore così puzzolente, un odore che ti appesta la casa per una settimana, un odore che, se vivete in pochi metri quadri, potete anche traslocare.
Eppure è così buono, o per lo meno a me piace così tanto.
Questa zuppa è estremamente semplice ed è l’ideale per chi, come me, è sempre alla ricerca di sistemi per riciclare il pane secco


ZUPPA DI CAVOLFIORE E PANE GRATINATA
Per 4 persone
½ cavolfiore
4 fette di pane raffermo
Brodo vegetale
¼ di cipolla
50 gr parmigiano grattugiato + 2 cucchiai per la gratinatura
Olio e.v.o.

Appassire la cipolla in un filo d’olio, aggiungere le cimette di cavolfiore e fate stufare allungando con del brodo vegetale quando è necessario.
Nel frattempo fate spugnare le fette di pane in un po’ di brodo caldo.
Quando il cavolfiore sarà ben cotto aggiungere il pane spugnato e mescolare bene fino a che la zuppa non raggiunga una consistenza quasi cremosa, aggiungere il parmigiano e dividere la zuppa in ciotoline monoporzione che possano andare in forno.
Fate una spolverata di parmigiano e infornate per gratinare.
Lasciate riposare e servite in tavola



Con questa ricetta partecipo volentieri all'iniziativa di Alberto

il cippo a forcella

mercoledì 25 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 44 commenti

Si direbbe a Napoli che questa ricetta si ricorda il cippo a Forcella, a Milano si direbbe che risale ai tempi de Carlo Codega, nel resto d’Italia si direbbe che è vecchia e basta.
La portai ad un raduno di cucinait a Roma (Daniela e Roberto forse si ricorderanno per lo meno l’anno), e questi strani pasticcini suscitarono lo stesso clamore e stupore che mi immagino abbia suscitato la vista degli elefanti sulle Alpi ai tempi di Annibale e dei romani.
E’ importante sapere che per questi dolci, tipici della pasticceria secca napoletana, servono degli stampini cilindrici e delle cartine di carta forno rettangolari con cui si foderano gli stampini.
Ho tirato questa ricetta fuori dal cilindro perché, come vi ho già accennato, sto facendo un po’ di prove per il mercatino di beneficenza che, in occasione di ogni Natale, Roberto organizza a Roma alla Chiesa Valdese di piazza Cavour.
Quest’anno si terrà il 19 dicembre.
Noi saremo lì


Cartucce di Lydia

500 gr burro
250 gr farina di mandorle
450 gr zucchero
8 uova
600 gr farina
estratto di vaniglia
qualche goccia di essenza di mandorle (assolutamente facoltativa)


OCCORRENTE:

tasca da pasticceria
stampini cilindrici
cartine apposite per le cartucce o carta da forno


Cominciare a lavorare il burro ammorbidito con la farina di mandorle, aggiungere le uova una alla volta e poi gli altri ingredienti. Foderare gli stampini con la carta forno e riempirli per 2/3.Infornare a 180 gradi per 15-20 minuti
Tenete presente che con questa dose ne vengono circa 80, quindi regolatevi

P.S.
Per la foto ho utilizzato la bomboniera del matrimonio di mio fratello e di mia cognata.
A mio fratello, come a me, questi dolcetti piacciono da morire, idealmente glieli mando ;-))

E non si dica che le bomboniere non servono a nulla

se non fossi una tzatziki...

lunedì 23 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 35 commenti

...questa ricetta potrebbe partecipare a posta la pasta




La pasta e patate con la provola è uno dei classici della cucina napoletana.
Si prendono gli odori (1/2 carota, 1 costina di sedano e 1/2 cipolla), si sminuzzano, si appassiscono lentamente nell'olio, insieme ad un pò di pancetta, poi si aggiunge una crosta di formaggio e le patate tagliate a cubetti (circa 100 g a testa), si cuoce la pasta mista nelle patate (circa 50 g a testa), allungando con acqua calda o brodo. Mi raccomando che non sia brodosa, ma bella cremosa. Una volta cotta la pasta si aggiunge la provola affumicata a pezzetti ed un bel po' di parmigiano grattugiato.
Mi capita, a volte, però, di non aver tempo, e di prepararla con un metodo non proprio ortodosso: appena 20 minuti da quando mettete l’acqua sul fuoco fino a quando la servite in tavola.
Giovanna, non leggere per piacere, ma a me capita di farla così quando ho fretta.
Ci tengo a precisare che questa vuole essere solo un’alternativa veloce, la vera pasta e patate con la provola è un’altra cosa.



PASTA E PATATE CON LA PROVOLA FAST

Calcolate a testa:
1 patata grossa
50 gr di pasta preferibilmente mista
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
30 gr di provola affumicata a cubetti
Olio e sale q.b.

Mettete l’acqua sul fuoco, nel frattempo tagliate le patate a pezzetti.
Quando l’acqua si riscalda (quando cioè comincia a fare le bollicine piccole) salatela e versare le patate.
Nel frattempo prendere un padellone, versare dell’olio, uno spicchio d’aglio, che poi eliminerete.
Quando l’acqua con le patate bolle, calate la pasta.
Accendete sotto la padella con l’olio, scolate la pasta e le patate bene al dente conservando un po’ di acqua della cottura, versatele nel padellone, aggiungete la provola ed il parmigiano, diluite con l’acqua messa da parte e mantecate


P.S.
Questa ricetta avrebbe tutti i crismi per partecipare al concorso , naturalmente non vi partecipa, essendo io una dei promotori.
Mi sembrava però un ottimo esempio. Io ho modificato il metodo di cottura di una ricetta tradizionale, ma voi potete modificare la vostra ricetta come meglio credete, negli ingredienti, nel procedimento, nella presentazione.

Insomma date spazio alla fantasia


P.S.2
PREGHIAMO CHIUNQUE VOLESSE PARTECIPARE AL CONCORSO DI LEGGERE ATTENTAMENTE IL REGOLAMENTO ED ATTENERSI AD ESSO, GRAZIE

post@ la past@

mercoledì 18 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 150 commenti


Se siete a dieta, interrompetela pure e correte ad abbuffarvi di pasta, di pane, di dolci e di qualunque cosa vi faccia più piacere.
No, non sono impazzita, vi invito solo a partecipare ad un contest con la collaborazione di pasta Garofalo.
Leggete il regolamento e soprattutto i premi e capirete…

TZATZIKI A COLAZIONE E PASTA GAROFALO presentano:
Contest POST@ LA PAST@
Regolamento:

- Questo contest è diretto esclusivamente a bloggers, i quali potranno partecipare con ricette della tradizione rivisitate che abbiano come protagonista la pasta.

- Per partecipare, i bloggers dovranno pubblicare la ricetta reinterpretata e la foto con la quale intendono concorrere sul proprio blog (accompagnate dal logo del concorso e dal link a questo post), indicando la ricetta tradizionale da cui hanno preso spunto, e ne dovranno inserire il link nei commenti a questo post, oltre ad inviare il tutto via mail all’indirizzo tzatzikiacolazione@gmail.com.

- Sarà accettata una sola ricetta per blogger, assolutamente inedita e dovrà pervenire entro la mezzanotte del 31 dicembre 2009.

- Vi preghiamo di diffondere l'iniziativa pubblicando nella vostra sidebar il logo del contest con relativo link (grazie, grazie, grazie) invitando chi volete.


- La giuria sarà composta dagli staff congiunti di Tzatziki a colazione, Lost in kitchen e Senzapanna (vale a dire noi medesimi di persona: Daniela, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto).

-Alcune delle ricette partecipanti potranno essere pubblicate sulla fan page di pasta Garofalo.

- Saranno aggiudicati i seguenti premi:
1. primo premio: 1 confezione DOC II con prodotti selezionati della Garofalo ed, udite, udite, il CORRISPETTIVO IN PASTA DEL PESO DEL VINCITORE ;
2. secondo premio: una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo;
3. la miglior fotografia, purchè a corredo di una ricetta valida, sarà premiata con una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo.

- La partecipazione al contest e l'invio della ricetta implicano l'accettazione del presente regolamento.

E allora, cosa aspettate, correte a mangiare, la dieta continuerà dopo Natale!!!!
N.B.
Vi chiediamo di leggere attentamente il regolamento, non potremo accettare le vostre ricette se non vi atterrete a quanto in esso riportato.
Grazie
Di seguito le ricette concorrenti:

Un uomo nuovo e il suo lievito madre

lunedì 16 novembre 2009

Pubblicato da robertopotito 50 commenti


Ebbene sì…mi sento un uomo nuovo da quando giovedì sera sono sbarcate a casa mia Lydia e Giovanna.
La mia vita è cambiata: è bastato un semplice sorriso delle mie amiche e la mai proverbiale apatia si è dissolta come neve al sole; i miei occhi non sono più avvolti dalla nebbia, ora vedono tutto quanto in modo molto chiaro e distinto.
Quell’oscuro oggetto così freddo e misterioso che è la macchina fotografica ora non ha più alcun segreto per me…
Abbiamo infornato e sfornato per circa venti volte e scattato migliaia di fotografie, le mie adorate amiche dovevano nascondere la macchina fotografica nei posto più reconditi per timore che io me ne impadronissi e che, assalito dal sacro fuoco creativo, continuassi imperterrito ad immortalare pani, panini, brioches e quant’altro capitasse a portata di obiettivo…
Non sono più un fotografo improvvisato,ma un abile e navigato “food stylist”.
Ovviamente sto scherzando, le fotografie che accompagneranno i miei futuri post sono integralmente opera delle mie amiche fraterne Lydia e Giovanna, rimanendo il sottoscritto “un incorreggibile somarone digitale”.
E’ proprio vero che l’Amore è in grado di muovere il mondo !

IL LIEVITO NATURALE

Nel corso della mia vita panificatoria casalinga da dilettante, ho sentito costantemente commenti ed esperienze più o meno felici riguardanti il lievito madre o lievito naturale.
E’ indubbio che riuscire ad ottenere un buon lievito naturale che sia ben equilibrato dal punto di vista della sua acidità e della sua vitalità non è semplice.
Secondo la mia esperienza, non è semplice soprattutto perché viviamo tutti quanti in ambienti eccessivamente sterili, dove la pulizia è eccessiva, dove la cucina e l’intera casa vengono sottoposti a veri e propri processi di igienizzazione intensivi e radicali.
Il lievito naturale, invece, necessita di ambienti dove abbondino le spore della natura, dove magari ci sia un po’ di frutta o verdura in leggera decomposizione e naturale fermentazione.
Avremmo bisogno di quelle vecchie cucine di campagna o di città dove le nostre nonne o genitori non utilizzavano nemmeno il frigorifero. Quelle cucine in cui si sentiva forte e penetrante l’odore delle mele mature e del formaggio.
Credo che la ragione principale delle difficoltà che tutti noi incontriamo nella preparazione del lievito naturale sia da imputare alla mancanza di ambienti naturalmente ricchi di spore.
Ecco alcuni suggerimenti per ottenere un buon lievito naturale:

a) nei giorni precedenti alla preparazione del lievito, evitare di utilizzare detergenti profumati ed aggressivi per la pulizia della cucina
b) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina almeno un kg di frutta mista ben matura
c) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina un bel pezzo di formaggio tipo caciotta togliendola dalla carta della confezione
d) procuratevi delle fette di pane casareccio e lasciarlo sul piano di lavoro
e) procuratevi un bel cavolfiore e lasciatelo all’aperto sul piano di lavoro
f) Prendete un paio di piantine e mettetele sul piano di lavoro senza annaffiarle
g) Strofinate abbondantemente con frutta molto matura la ciotola nella quale avvierete il lievito naturale
h) Assicuratevi che nella settimana in cui preparerete il lievito ci sia la luna piena

Preparate tale “ambiente” almeno cinque giorni prima di cominciare.


INGREDIENTI

200 GR DI FARINA FORTE
UNA PICCOLA MELA MOLTO MATURA
100 GR DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE

ESECUZIONE

Preparate con questi ingredienti un impasto morbido, assicurandovi che la mela sia molto matura e non eliminandone le parti quasi marce. Prima di avviare l’impasto, riducete la mela in poltiglia evitando di sbucciarla.
Ponete l’impasto nella ciotola, copritelo con un altro piatto e mettetelo a riposare all’aperto per due giorni interi, assicurandovi che esso non sia alla luce diretta del sole.
Dopo due giorni, l’impasto dovrebbe essere raddoppiato.
A questo punto, pesarlo ed unitevi lo stesso peso di farina forte e la metà circa dell’acqua.
Riponetelo nella ciotola, copritelo con un piatto e fatelo riposare per altri due giorni questa volta dentro la vostra cucina.
Riprendete l’impasto e pesatene circa 300 grammi, aggiungete 300 grammi di farina forte e la metà circa dell’acqua (circa 300 grammi) e ponete a riposare per una giornata intera.
Ripetete la fase del rinfresco, pesando questa volta 400 grammi dell’impasto finale a cui aggiungerete 400 grammi di farina forte e circa 400 grammi di acqua.
Ponete nuovamente a lievitare per un’altra giornata.
A questo punto, se tutto è andato bene, il lievito crescerà più velocemente e non avrà odore di acido e si dovrebbe presentare non molto scuro e di aspetto gradevole.
Rinfrescatelo nuovamente, pesando 500 grammi di impasto finale , aggiungendovi altri 500 grammi di farina forte e circa 500 grammi di acqua.
Ora, il vostro lievito, dovrebbe aumentare di volume in circa 5 o 6 ore.
Adesso è quasi pronto.
Pesate 600 grammi di impasto finale al quale aggiungerete 600 grammi di farina forte e circa 600 grammi di acqua.
A questo punto, il lievito dovrebbe crescere in circa tre ore ed è pronto per essere utilizzato

dolce far niente

venerdì 13 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 30 commenti

Avete presente quelle domeniche di pioggia, tristi e uggiose?
Quelle in cui non avete alcuna intenzione di uscire dal vostro guscio, quelle in cui avete solo voglia di stare a poltrire, magari leggere un libro di quelli scorrevoli, quelli che vi prendono e non vi mollano più (genere millenium trilogy per intenderci).
Può capitare, in una di queste domeniche, di avere voglia di qualcosa di coccoloso, ma di semplicissima esecuzione, che non sottragga troppo tempo al vostro libro e al vostro dolce torpore.
Tutto ciò è accaduto la settimana scorsa, scopiazzando questa ricetta di Ornella, proposta da Virginia e dando buca a Genny e golosaria, che spero mi abbia perdonato.
Con la speranza che la prossima domenica sia un pò meno pigra e un pò più soleggiata vi auguro un felice fine settimana.



BUDINO ALLA GIANDUJA

½ lt di latte
80 gr di zucchero
45 gr farina
20 gr cacao amaro
40 gr burro
1 cucchiaio di pasta di nocciole
25 gr cioccolato fondente

Sciogliere il burro dolcemente sul fuoco, aggiungere fuori dal fuoco la farina, poi ,lo zucchero e il cacao, poi delicatamente il latte caldo.
Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione, aggiungere alla fine la pasta di nocciole ed il cioccolato fondente a pezzetti.
Far sciogliere bene, versare in ciotoline e lasciare raffreddare

7 vite come i gatti n.2

mercoledì 11 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 29 commenti

Ve lo ricordate questo post?
Vi ricordate tutte le cianfrusaglie, caccavelle, carabattole, chiamatele come più vi piace, che riempiono ogni più nascosto anfratto della mia casa?
Da anni (forse Giovanna ricorda quanti) giacevano nelle mie scatole di latta, dimenticati, questi indispensabili timbrini per biscotti: componi la parola e la imprimi sul biscotto.
Mi chiedo come mai in tutti questi anni non li abbia usati…
Nel pieno delle prove biscottifere per Natale e per il mercatino di beneficenza di Natale di Roberto, che vi anticipo, si terrà a Roma il 19 dicembre alle 10 alla chiesa Valdese di piazza Cavour, me li sono ricordati ed ho deciso di “ingignarli” (termine che si utilizza dalle mie parti per indicare qualcosa che viene usato per la prima volta).
Il problema è che non è contemplato che con questi timbrini maipiùsenza si possa dover comporre una parola che abbia più di una Z, e quindi per la seconda zeta di tzatziki ho usato un 7!!!
Dimenticavo, la ricetta di questi biscotti è liberamente tratta dal libro d’oro dei biscotti della mondadori, regalatomi per il mio compleanno da Virginia



BISCOTTI MANDORLE E LIMONE
125 gr di burro
120 gr di zucchero
225 gr di farina
100 gr di mandorle macinate
La buccia e il succo di 1 limone piccolo
Sale

Lavorate burro morbido e zucchero fino ad ottenere una crema, aggiungere la farina, le mandorle e il sale e poi il succo di limone fino ad ottenere un impasto dalla consistenza di una frolla.
Tenete in frigo per qualche ora, stendete la pasta ad uno spessore di 5 mm circa, date le forme desiderate con dei tagliabiscotti ed infornate a 180 gradi per circa 15 minuti, cioè fino a quando i biscotti saranno leggermente dorati.
Lasciate raffreddare sulla teglia e poi trasferiteli in scatole di latta


Vorrei inoltre segnalarvi 2 contest, 1 in scadenza ed 1 nuovo nuovo.

Quello in scadenza è il concorso d.o.p. di Genny, avete di tempo fino al 20 novembre.

Quello nuovo di pacca è il contest di Dada e Mariluna sull'olio d'oliva, che scadrà il 20 dicembre

Nel 1970...(pizzette con lievitazione fisica)

lunedì 9 novembre 2009

Pubblicato da robertopotito 31 commenti



Era proprio il 1970, l'anno in cui festeggiavo cinque anni.Ero un bambino vivace e curiosissimo, non mangiavo quasi nulla ed ero di una magrezza che sfiorava l'anoressia (sic).
Una delle poche cose che adoravo erano le pizzette quelle semplici, piccoline e saporite con i pezzettini di mozzarella e tanto origano.
La mia mamma, disperata per la mia quasi assoluta inappetenza, le preparava spesso, somministrandomele in vari momenti della giornata.
Un giorno, proprio in occasione del mio compleanno, prepara il solito impasto, ma si accorge troppo tardi che non aveva il lievito di birra e così senza perdersi di animo le ha preparate ugualmente, adottando dei piccoli accorgimenti, utilizzando quindi a sua insaputa la cosìddetta "lievitazione fisica"....
Da quel giorno, rigorosamente e sempre senza lievito!!


PIZZETTE CON LIEVITAZIONE FISICA

INGREDIENTI

400 GR DI FARINA 0
100 GR DI BURRO AMMORBIDITO
2 CUCCHIAI DI OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
1 CUCCHIAINO RASO DI SALE FINO
1 UOVO INTERO
LATTE INTERO Q.B.


ESECUZIONE

In una terrina, mettere la farina a fontana e versarvi l'olio ed il burro a pezzettini, iniziare ad impastare aggiungendo quasi al termine della lavorazione l'uovo intero che dovrà essere ben assorbito dall'impasto e all'ultimo il sale. Lavorare intensivamente per almeno quindici minuti aggiungendo un po' di latte per mantenere l'impasto morbido.
Fate riposare coprendo l'impasto con uno strofinaccio leggermente umido per un paio di ore circa.
Riprendere l'impasto e stenderlo a rettangolo dello spessore di circa un paio di centimetri, ungendolo leggermente con pochissimo burro fuso. Ripiegarlo in tre come se fosse pasta sfoglia e fatelo riposare per circa un quarto d'ora in frigorifero.
Ripetere l'operazione altre tre volte. Stendere l'impasto sottilmente dello spessore massimo di circa 1 cm, formare le pizzette e condirle come meglio desiderate.
Cuocere a 180° per quindici minuti circa.

la vita è una continua scoperta

venerdì 6 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 32 commenti


Il comodino per me è un po' come la borsa, ci tengo tutto ciò ritengo essere indispensabile.
E le cose indispensabili per me sono davvero troppe...
Sul mio, oltre ad una pila di libri, a svariate penne, ad un blocco per gli appunti ( chissà perché di notte mi viene sempre in mente qualcosa da scrivere), ad una limetta per unghie, ad una foto con il mio fratello adorato, ad un peluche regalatomi da Elena e varie altre cianfrusaglie, ci tengo "la cucina napoletana" di J. Carola Francesconi.
Una specie di bibbia per chi ama la cucina napoletana, che può essere di una ricchezza e di una vastità davvero sorprendenti.
E’ incredibile come ancora riesca a trovare ricette mai sentite prima d’ora, nonostante abbia sfogliato quel libro centinaia di volte e nonostante io mi picchi di conoscere l’argomento abbastanza bene.
Nella sezione dedicata agli gnocchi, ai timballi e alle lasagne sono stata attratta da questa ricetta di gnocchi milanesi tratta dal Cavalcanti (n.d.r. "trattato di cucina teorico pratica" di Ippolito Cavalcanti, noto testa di cucina napoletana pubblicato nel 1837).
Gnocchi milanesi??? Sono napoletana da 37 anni, vivo a Milano e non li avevo mai sentiti nominare.
Naturalmente non ho resistito e li ho fatti subito, sono praticamente un incrocio tra gli gnocchi alla romana e gli gnocchi di ricotta


GNOCCHI MILANESI
Per 2 persone
370 gr di latte
100 gr di semolino
Sale
Noce moscata
1 tuorlo
20 gr di burro
20 gr di parmigiano
50 gr di ricotta compatta
Semola

Portate a bollore il latte, salarlo ed aggiungere il semolino a pioggia, farlo cuocere una decina di minuti, fin a quando sarà bello compatto, aggiungere la noce moscata e il burro e lasciare raffreddare per bene.
Aggiungere al semolino il tuorlo, la ricotta (che sia bella compatta mi raccomando) ed il parmigiano grattugiato. Impastare bene e con l’aiuto di abbondante semola formare dei cilindri larghi un dito e tagliare gli gnocchi poco più piccoli di una falange.
Lessare in acqua bollente salata fino a quando non vengono a galla.

Io li ho conditi con un ragù alla bolognese bianco, che io faccio uguale uguale a quello rosso, solo che non metto il pomodoro, ma lo stesso quantitativo di latte

ATTENZIONE, post lungo e noioso per il concorso di Genny

mercoledì 4 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 20 commenti

Ho pensato molto a lungo a questo concorso, al prodotto da utilizzare, alla ricetta da preparare, a come strutturare il post.
A me piace “studiare” e “conoscere” quello che cucino, quindi, stavolta Genny mi ha invitato a nozze.
Alla fine ho deciso di utilizzare qualcosa che conosco bene e che mi farebbe piacere portare a conoscenza di chi mi legge: l’olio extra vergine della penisola sorrentina, prodotto nella zona in cui ho trascorso tutte le estati della mia vita negli ultimi 37 anni.



I più conoscono Sorrento, ma la penisola sorrentina è molto di più, è il mare del parco marino di Punta Campanella, è il fascino dei Galli che aveva conquistato Nurajev, è la tranquillità verdeggiante dei Monti Lattari, è Sant’Agata sui due golfi protesa tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, è i 18 borghi che compongono il territorio di Massa Lubrense, è le tradizioni legate alle processioni di Pasqua, è ristoranti stellati e trattorie da scoprire, è una serie di specialità gastronomiche più o meno note: la pasta di gragnano, il fiordilatte di agerola, il provolone del monaco, le noci e i limoni di Sorrento, e per l’appunto l’olio extra vergine d.o.p., ed è anche molto, molto altro.


L’olio della penisola è ottenuto dalla molitura di olive di qualità ogliarola o minucciola, coltivate in uliveti degradanti verso il mare su precari terrazzamenti in un territorio vulcanico, caratterizzato da un clima tipico mediterraneo.
Le olive sono raccolte a mano e devono essere molite entro il secondo giorno dalla raccolta.
Il sapore è dolce, con un vago sentore amaro e piccante, con profumo di rosmarino e alloro.


Ed ora passiamo alla ricetta, memore di una fantastica cremosa al cioccolato, olio e sale di Mannori, che Genny ben conosce, ecco un tortino al cioccolato, olio extravergine d.o.p. della penisola sorrentina e fleur de sal





TORTINI CIOCCO, FLEUR DE SAL E OLIO E.V.O. DELLA PENISOLA SORRENTINA
Per 6 stampini a cupoletta del diam di 5 cm
1 uovo
50 gr di zucchero
50 gr cioccolato fondente
25 gr olio e.v.o. della penisola sorrentina
25 gr farina
fleur de sal

Montare a lungo uovo e zucchero. Fondere il cioccolato a bagnomaria o con il microonde a bassissima potenza e aggiungervi l’olio.
Aggiungere al composto uovo zucchero, la farina , poi ciocco ed olio.
Mettere un cucchiaino di impasto nello stampino imburrato, un pizzichino di fleur de sal e poi un altro cucchiaino di impasto.
Infornare a 180 gradi per 6/7 minuti circa, lasciatelo un po’ umido, mi raccomando


Come avrete capito questa ricetta partecipa al concorso d.o.p. di genny in collaborazione con la compagnia del cavatappi

Questo post partecipa anche al contest per il terzo compleanno di Anna

http://ideeweekend.blogspot.com/2010/06/blog-compleanno-idee-per-tre-anni-la.html

che mondo sarebbe senza caramello??!!

lunedì 2 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 32 commenti

Oramai rasento il ridicolo, anzi non lo rasento, sono proprio ridicola.
Caramello qualunque cosa passi per la mia cucina, che sia maiale, che siano pere, una mousse al cioccolato o un coulant. Non c’è scampo, statemi lontani che potrei caramellare anche voi!!!
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava, io lo trasformo in caramello.
Certo l’oro sarebbe stato meglio, ma accontentiamoci...
Mi avevano regalato dell’ottimo pecorino di fossa, la mia fantasia non è andata oltre un risotto con le mele, caramellate naturalmente



RISOTTO AL PECORINO DI FOSSA E MELE CARAMELLATE
Per 2 persone
200 gr di riso carnaroli
40 gr di pecorino di fossa ridotto in piccole scaglie
1 mela
2 cucchiai di zucchero
1 scalogno
Burro
Brodo vegetale molto leggero
Vino rosso

Affettare lo scalogno molto finemente e fatelo consumare in una noce di burro, aggiungendo eventualmente del brodo vegetale per non farlo scurire.Aggiungere il riso, fatelo tostare e sfumatelo con un goccio di vino, cominciate la cottura diluendo con il brodo.
Nel frattempo mettere lo zucchero in un pentolino e cuocetelo fino a che diventi un caramello biondo, aggiungere la mela sbucciata ed a pezzettini, mescolare e tenere da parte.
Quando il risotto sarà arrivato a fine cottura aggiungere le scaglie di pecorino (tenendone da parte qualcuna come finitura del piatto) e mescolare.
Mantecare con una noce di burro.
Lasciare riposare qualche minuto, impiattare e guarnire con le mele caramellate e le scaglie di pecorino rimaste