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pane raffermo in prestito

lunedì 15 ottobre 2012

Pubblicato da Lydia 64 commenti

Son tornata, come si suol dire "a volte ritornano".
L'occasione meritava: partecipare ad un contest per una buona causa  ed evitare di perdere un'amica, che sarebbe un danno gravissimo con la crisi che c'è in giro.
Così ho messo da parte la pigrizia e la stanchezza,  ho cercato nei meandri della mia memoria la password per entrare nel blog, ho tolto le ragnatele dal forno, ho trascorso 2 ore della mia vita a cercare lo stampo adatto, ho dovuto pendere al volo una laurea in ingegneria informatica per capire le modifice che il signor Blogger ha apportato negli ultimi mesi e ce l'ho fatta anch'io a partecipare a "IO NON MANGIO DA SOLO"  il contest di Virginia a sostegno delle iniziative di ProgettoMondo Mlal.
Requisito essenziale per partecipare al contest (che scade alla mezzanotte di domani) è che la ricetta sia a base di pane: io ci tenevo che la ricetta fosse soprattutto antispreco e che fosse realizzata con avanzi di pane secco e fondi di frigorifero, perchè se è vero che ci sono 1 miliardo e 200 milioni di persone che non si nutrono a sufficienza, è altresì vero che buona parte dei rimanenti 5 miliardi e passa sperperano a piene mani.
Unico problema: non compro e non faccio pane ultimamente, di conseguenza non avevo a disposizione resti secchi, quindi è bene sappiate che il pane raffermo utilizzato per questa ricetta è preso in prestito.
Mi sorge un dubbio: ora mi toccherà comprare del pane e lasciarlo seccare per renderlo a chi me lo ha gentilmente prestato nel momento del bisogno, o posso anche restituirlo fresco?





FRITTATA DI PANE RIPIENA
io l'ho cotta in forno, ma potete prepararla in padella come una qualunque frittata.
Le dosi sono assolutamente indicative, vi verrà bene sia che prevalga il pane sia che prevalga l'uovo.

per 300 g circa di pane raffermo
4 uova
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
avanzi di salumi (io ho usato del prosciutto cotto)
avanzi di formaggio (io avevo del provolone piccante)
sale
olio

Spugnare il pane nell'acqua e strizzarlo bene.
Sbattere le uova, salarle, aggiungere il pane ed il parmigiano grattugiato e mescolare.
Ungere accuratamente uno stampo dal diametro di 15 cm, versare la metà del composto uova-pane, farcire con formaggio e salumi a pezzetti, completare con l'altra metà del composto uova-pane ed infornare a 180° per circa mezz'ora.


Avevo già pubblicato qui una ricetta molto simile.


Ricetta e contest a parte ci tengo a ringraziare chi continua a scrivermi, a chiedere e a preoccuparsi per me.

picnic a milano

giovedì 19 maggio 2011

Pubblicato da Lydia 49 commenti


Ci sono mille e più ragioni per cui una persona può desiderare di trasferirsi a Milano:

  1. amore spasmodico per l'happy hour sui Navigli;
  2. esser colti da sindrome di Stendhal dinnanzi al "Compianto sul Cristo morto" del Mantegna e non poter più starne lontano;
  3. aspirazione a cavalcare le passerelle nella capitale dell'alta moda;
  4. avere in progetto il remake di "Miracolo a Milano";
  5. voler promuovere la propria ultima creazione in fatto di design al Salone del Mobile;
  6. essere stati selezionati per entrare alla Scuola di Teatro di Strehler;
  7. non volersi perdere neanche una performance di Roberto Bolle alla Scala;
  8. esser stato nominato amministratore delegato della Pirelli;
  9. lavorare ad un progetto di studio sui danni provocati dagli escrementi dei piccioni alla Bela Madunina in cima al Duomo;
  10. avere un contratto da 12 milioni di euro l'anno con una delle 2 squadre di calcio della città;
......

e poi c'è anche chi lo fa perchè ha necessità di fare picnic al Sempione per sfoggiare i suoi portatorte.
Si, ammetto di adorare i picnic, e qui in Primavera se ne fanno tanti.
E quindi accanto all'immancabile frittata di maccheroni qualche cake salato.



CAKE DI MELANZANE “à la grecque” di Patrizia

1 melanzana
1 vasetto di yogurt da 125 g
1 cucchiaio di foglie di menta tagliuzzate (basilico per me che non amo la menta)
180 g di farina
3 uova
80g di parmigiano reggiano
1 spicchio d’aglio
2 cucchiaiate d’olio e.v. + 1 cucchiaio
1/2 bustina di lievito per torte salate
sale

Tagliate la melanzana a fette, poi a dadi. In una larga padella fate scaldare bene una cucchiaiata d’olio e.v. e dorate lo spicchio d’aglio. Unite i dadi di melanzana e rosolateli: dapprima tenderanno ad assorbire l’olio, poi lo rilasceranno e rosoleranno uniformemente. Lasciate dorare, poi spegnete e fate raffreddare.
In una ciotola, sgusciate le uova, unite il parmigiano, il sale, la menta, lo yogurt tiepido in cui avrete sciolto il lievito, l’olio rimasto (2 cucchiaiate). Unite la farina e mescolate bene.
Versare in uno stampo da plumcake antiaderente (o rifasciato con carta forno) ed infornare a 180° per circa 45 minuti.



CAKE ZUCCHINE E CAPRINO con pinoli e timo

2 zucchine di media grandezza
1 scalogno
80 g di olio extra vergine + 1 cucchiaio
3 uova
150 g di farina
2 cucchiaini di lievito chimico per torte salate
1/2 bicchiere di latte
80 g di parmigiano grattugiato
200 g di caprino semistagionato
1 rametto di timo
1 manciata di pinoli

Affettare lo scalogno e farlo appassire in una padella con 1 cucchiaio di olio, aggiungere le zucchine tagliate a rondelle sottili e farle cuocere una decina di minuti.
Mescolare le uova con il latte e l'olio, aggiungere la farina con il lievito, poi il parmigiano, le zucchine, le foglioline di timo,il caprino a pezzetti e i pinoli.
Mescolare bene e versare in uno stampo da plumcake ben imburrato.
Cuocere a 180° per 45 minuti circa

la pigrite acuta

lunedì 9 maggio 2011

Pubblicato da Lydia 34 commenti

Vi è mai capitato di essere colpiti da pigrite acuta?
Voglia di fare nulla, ma proprio nulla nulla, men che mai cucinare, massimo sforzo possibile la lettura di un libro, poco impegnativo però, possibilmente l'ultimo Camilleri, ma anche la settimana enigmistica può andar bene, per carità evitate le cornici concentriche, quelle stancano.
E' inutile che facciate i vaghi e continuiate a fischiettare, so molto bene che nessuno ne è immune.
Per la famosa ennesima legge di Murphy è proprio in questi periodi che si è sommersi da cose da fare e da non poter rimandare, da beghe e noiosi imprevisti di varia natura e da cene...
E quindi, colpita da pigrite acuta, eccomi a razziare il web in cerca di ricette "poco sforzo, tanta resa", la vittima è ancora una volta lui: Gio, che forse ora, poverino, si sentirà pure perseguitato.
Stavolta ho razziato e straziato i suoi pea custard, senza menta però, non la amo


PEA CUSTARD
per 2 persone

350 g di piselli freschi (già sbucciati)
Timo 1 rametto
2 uova
200 g di yogurt greco
Limone, un cucchiaio di succo
Sale


Sbucciate e lavate i piselli. Metteteli a bollire in una pentola con abbondante acqua salata fino a che saranno belli teneri

Scolate e raffreddate con acqua fredda per far conservare un bel colore alle verdure.

In un mixer mettete le tre uova con lo yogurt e il timo e fate andare per qualche secondo. Aggiungete appena un po’ di succo di limone, poco meno di un cucchiaio. Unite quindi i piselli e mixate per qualche altro minuto, finche il composto non diventa omogeneo e leggermente spumoso.

Versate in due pirofile imburrate e cuocete in forno a bagnomaria a 160° per circa 20 minuti.

il santo dura 7 giorni, dalle mie parti

giovedì 24 marzo 2011

Pubblicato da Lydia 28 commenti

Dalle mie parti si dice che il Santo dura 7 giorni, eh già dalle mie parti ce la prendiamo comoda, amiamo i festeggiamenti lunghi e, diciamolo pure, per colpa del traffico ci può capitare di essere in ritardo, quindi ci siamo arrogati il diritto di prolungare celebrazioni e onoranze, e fino a 7 giorni dopo dalle mie parti è consentito fare auguri e fare festa.
Questo detto in realtà nasce per gli onomastici che dalle mie parti sono quasi più sentiti dei compleanni, che come concetto non è poi così sbagliato se ci pensate bene.
Un nome è noto a tutti, so che se ti chiami Gennaro festeggi il 19 settembre, se ti chiami Lidia il tuo onomastico è il 3 di agosto, Santa Maria è celebrata il 12 settembre e Sant'Ambrogio il 7 dicembre.
Una data di nascita invece, per carità quanto esposto vale per l'era pre-facebook, era cosa ben più difficile da ricordare o da conoscere, bisognava andare all'ufficio dell'anagrafe, sbirciare nella carta di identità o conoscere a memoria il codice fiscale di una persona.
Decisamente più complesso.
Tutto questo sterile preambolo per dire che oggi, allo scadere del settimo giorno, sono ancora legittimamente autorizzata a festeggiare il compleanno dell'Italia, certo da napoletana sarei più incline a festeggiarne l'onomastico, ma una Santa Italia non mi risulta essere ancora stata canonizzata, quindi per ora mi accontento e contestualmente faccio richiesta ufficiale a chi di dovere di trovare un'Italia da fare Santa subito, così da poter rendere felici noi meridionali.
Per l'occasione carciofi violetti* da Castellammare di Stabia e provola affumicata da Agerola incontrano un riso carnaroli dalla bassa padana.



RISOTTO CON CARCIOFI E PROVOLA

per 2 persone
200 g di riso carnaroli
1 carciofo bello grande (io ho usato il violetto di Castellammare*)
1 scalogno
20 g di provola affumicata
20 g di parmigiano reggiano
brodo vegetale
olio extra vergine d'oliva

Pulire e affettare lo scalogno e farlo consumare in un tegame con un filo d'olio, se necessario aggiungere un po' di acqua per evitare che colorisca troppo.
Nel frattempo pulire i carciofi, affettarli, farli a pezzi e versarli nel tegame con lo scalogno, farli cuocere per qualche minuto.
A questo punto aggiungere il riso, farlo tostare, poi pian piano versare il brodo bollente e portare a cottura mescolando di tanto in tanto.
Mantecare con la provola affumicata fazza a pezzetti ed il parligiano grattugiato.
Non esagerate con la provola altrimenti il sapore affumicato prevarrà sul carciofo

* il carciofo violetto di Castellammare, che vedete in foto, ha la caratteristica di crescere alle pendici del Vesuvio sotto una coppetta di ceramica (pignatiello) che gli conferisce una particolare tenerezza ed intensità di sapore

provincialismi

mercoledì 19 gennaio 2011

Pubblicato da Lydia 39 commenti


In fondo, ad essere sincera neanche tanto in fondo, io sono proprio una sempliciotta, sono provinciale, piccola e pure limitata.
Si, mi piace viaggiare, girare, conoscere, fare esperienze, e mi piace molto anche gustare la cucina dei luoghi in cui vado, insomma non sono di quegli italiani che cercano la pizza nel Tamil Nadu o che vanno al Mc Donald a Mosca.
Però, c'è un però, ad un certo punto io vado in astinenza da pasta.
Dopo qualche giorno mi si appallano gli occhi, partono i tremori, i sudori freddi e le allucinazioni, comincio a sognare e a vedere pasta in ogni dove, quindi la prima cosa che faccio quando torno a casa felice del mio viaggio, delle tajine, delle paelle, delle samosas, dei couscous assaporati, è farmi un gran bel piatto di pasta, 2 etti almeno.
Poi sono pronta per ripartire.

PESTO DI SPINACI, NOCI E RICOTTA
per 2 persone
1 bella manciata abbondante di foglie tenere di spinaci freschi
4 noci sgusciate
1 cucchiaio di ricotta fresca
1 manciata di parmigiano
1 pizzico di sale
olio

Se siete dei puristi usate il mortaio e mettetevi all'opera.
Io che non lo sono metto tutto violentemente nel frullatore e aggiungo olio fino a che non ottengo la giusta consistenza, poi assaggio e vedo se manca qualcosa.
Quando lessate la pasta ricordatevi di mettere da parte un po' di acqua della cottura da utilizzare eventualmente occorresse per stemperare un po' il pesto.
La presenza della ricotta in questo pesto vuole essere un richiamo alla prescinseua che alcuni mettono nel pesto alla genovese

investimenti fruttiferi

lunedì 29 novembre 2010

Pubblicato da Lydia 33 commenti


In un periodo di crisi come questo bisogna essere accorti e oculati e fare ben attenzione a far fruttare i propri, benchè esigui, risparmi.
Bot, cct, fondi azionari o obbligazionari, mercati asiatici, gratta e vinci e lotterie, nulla di tutto questo potrà mai rendere quanto l'acquisto di questo librino.
Non si può dire che i miei 7,90 € spesi per "fromages frais maison" della Marabout, non abbiano dato i loro frutti.
Nessuna grande pretesa, nessun tomo scientifico di casearia, solo un modo per giocare e divertirsi a fare qualche semplice formaggio in casa.
Dopo il mascarpone, ecco a voi il brousse, il formaggio corso utilizzato per il fiadone.
Il brousse è una sorta di ricotta più compatta, una via di mezzo tra un primosale ed una ricotta.
Potete consumarlo con un cucchiano di miele o farci il fiadone per l'appunto.

BROUSSE (brocciu corso)

1/2 lt latte fresco intero di mucca
1/2 lt latte fresco intero di capra
1,5 g. di acido citrico (in mancanza 3 cucchiai di succo di limone)

Portare ad ebollizione i 2 latti insieme. Aggiungere l'acido citrico, il latte comincerà a cagliare, fare bollire qualche istante fino a che il latticello si separi dal latte cagliato.
Versare il tutto in una tela etamine posizionata su un colino. Lasciare colare per un'oretta.
Mettere il brousse così ottenuto in una fuscella e tenerlo in frigo per almeno un'ora.
Si consuma in giornata.

Questa la ricetta del libro, io l'ho provato anche con solo latte di capra ed un pizzico di sale e l'ho preferito

l'ultima frontiera dell'home made (english version included)

mercoledì 17 novembre 2010

Pubblicato da Lydia 43 commenti


Noi ossessionati dal cibo e dall'home made avevamo timidamente cominciato facendo in casa conserve e marmellate come le nostre nonne, non contenti siamo passati al pane, sempre più perfetto e professionale, con il lievito madre e con farine strane, poi è stata la volta dei dadi da brodo, non sia mai detto che ci si inzozzi con il glutammato, poi le creme al cioccolato spalmabili, mica possiamo mangiare quelle porcherie con grassi non meglio identificati??
L'ultima frontiera dei maniaci del lofaccioincasacheèpiùsano è il formaggio.
Complice un delizioso libricino della Marabout comprato a Parigi "fromages frais maison" di Cathy Ytak (i 7,90 € meglio spesi in vita mia!!!), ho cominciato con il mascarpone.
Per un giorno ho giocato al piccolo casaro e mi sono divertita da morire.
E siccome neanche gli 850 km che separano Parigi da Milano sono sufficienti per tenerci lontane, senza metterci d'accordo anche Dada è andata di mascarpone in questi giorni, e quindi oggi lo trovate anche da lei.
Glu.fri lo aveva fatto prima di noi.

MASCARPONE

250 ml di panna fresca
1 cucchiaio di succo di limone, io ho usato circa 1,5 g. di acido citrico (si vende in sottili granuli in bustina in alcuni supermercati)

In un tegame a bagno maria portare la panna a 80°, aggiungere il succo di limone o l'acido citrico e mescolare per qualche minuto.
Vedrete che a questo punto la panna comincia leggermente a rapprendersi.
Lasciare riposare da 6 a 10 ore (io tutta la notte).
A questo punto versare il composto in uno chinois (ma va bene anche un colapasta) rivestito di tela etamine (io ho usato uno strofinaccio bianco di cotone ovviamente pulito) poggiato su un contenitore e lasciare riposare al freddo per circa 12 ore.
Il mascarpone (che è quello che rimane nella tela) si conserva per circa 5 giorni in frigo.

Ora vi chiedo, quello che rimane nel contenitore (e che potete vedere nella foto sotto) è siero o è il famoso latticello?
A voi l'ardua sentenza.





ENGLISH VERSION

All foodbloggers and not only are deeply haunted by everything which can be ‘home made’ starting from preserves and marmelades as our grannie used to . We also kept on searching going well beyond from bread baking which became even more professional and perfect with wild yeast of course!!

Thereafter, we turned on to genuine and healthier stock tablets, then we even switched to chocolate creams and custards we can gently spread on a savoury slice of bread . All in the name of healthy eating trying to avoid junk food…

The very last frontier for home making maniacs is home made dairy!!!

I got the nice inspiration from a terrific booklet I bought in Paris by Cathy Ytak ‘fromage frais maison’ edited by Marabout and I started out with mascarpone cheese.

I have been playing with it for a day and I really enjoyed!!!


HOME MADE MASCARPONE CHEESE

250 ML FRESH CREAM UNWHIPPED
1 TEASPOON LEMON (but you may also use 1,5 gr granulated citric acid you can buy in some supermarkets or pharmacies)

IN a pan in a bain marie warm the cream up to 80°,add your lemon juice or granulated citric acid and mix for some minutes.
At this stage you will find out that cream will start to thicken.
Let it rest overnight.(minimum 6/10 hours)

Now pour the mixture in a colander coated with a white clean cotton dish cloth leaned on a container and let it rest for about 12 hours.

Mascarpone which is what remains in the dish cloth lasts for about 5 days in the fridge.

Now I ask everyone: the liquid which is left in the container is it buttermilk?
The verdict is up to you!!!

come allungare la vita...ad una ricotta (english version included)

venerdì 17 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 25 commenti


Non chiedetemi come mai mi ritrovassi in frigo un discreto quantitativo di ricotta.
E’ evidente che avessi in mente qualcosa quando l’ho comprata, è altresì evidente che mi sono completamente dimenticata cosa avessi in mente.
Nel mentre cercavo di ricordare il perché e il per come di quelle scorte apocalittiche, la ricotta ovviamente cominciava a patire il trascorrere del tempo e quindi, per far fronte all’ineluttabilità e all’inesorabilità del suo orologio biologico, l’ho infornata.
Ora questa non è una ricetta vera e propria, è solo un modo per allungare la vita ad una ricotta.
Si potesse fare anche con noi umani vi direi subito di infilarvi tutti in forno a 150°, ma ho idea che non funzionerebbe…
Tornando alla ricotta, potete condirla con erbette, spezie, buccia di agrumi, sale, prima di infornarla, oppure infornarla pura e semplice, così da poterla anche grattugiare o sbriciolare sulla pasta.


RICOTTA AL FORNO

Ricotta
Erbette, spezie, bucce di agrumi, sale, pepe, a piacere

Mettere la ricotta ben sgocciolata su una teglia ricoperta da carta forno ed infornare a 150° per 1 ora circa, fino a che non si sia ben asciugata e la parte esterna non abbia assunto un colore ambrato.
Tenete presente che una ricotta da 250 grammi ci ha impiegato circa 1 ora e 10.
Una volta raffreddata conservatela in frigo per alcuni giorni



ENGLISH VERSION

I don’t know why, but I had quite a considerable amount of fresh ricotta cheese in my fridge. When I bought ricotta, I know I had something in my mind; surely I had plenty of plans and willings so that the stock I made might have been barely sufficient for my cooking intentions.
Anyway, days went by and the ricotta kept on being idle in my fridge waiting for my creative skills
In order not to throw it away I decided to bake it so that my ricotta could ‘live on’ for some more days.
Once baked or before baking, you can dress the ricotta with herbs, spices, citrus fruits skin,salt, etc.
Alternatevily when baked, you may also grate it or break into pieces.
What if we baked ourselves in order to extend our life?


BAKED RICOTTA CHEESE

Fresh ricotta cheese
Fresh chopped herbs
Finely grated citrus fruits skin
Salt and pepper

Let the ricotta strain for a while and put it on a baking tray with cooking foil and bake it at 150° C for about an hour until golden amber and well dry.
Just bear in mind that 250 gr fresh ricotta cheese takes about 1 hour and 10 minutes to bake.
Once cooled down, store it in the fridge for some days.

in soli 10 kmq (english version included)

mercoledì 15 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 28 commenti


E’ incredibile come in poco più di 10 kmq di bellissima roccia nel cuore del Mar Tirreno sia nata una così alta concentrazione di specialità gastronomiche.
Se so fare bene i conti ogni 2 kmq a Capri c’è qualcosa di tipico da mangiare o da bere.
Tutti si nutrono di insalata caprese: pomodoro e fiordilatte, in molti vanno pazzi per la torta caprese nelle versioni bianche e nere, il limoncello, la cui paternità Capri si contende con Sorrento ed Amalfi, è diventata quasi una bevanda nazionale.
Ma quanti di voi conoscono i ravioli capresi?
Il raviolo caprese ha un involucro esterno di “pasta cotta”, che ha quasi una consistenza da gnocco, un ripieno di caciotta secca vaccina e maggiorana, ed un semplicissimo condimento di pomodoro e basilico.
Qui avevo pubblicato versione rivisitata con burrata e asparagi.

RAVIOLI CAPRESI (dosi per 20 ravioli circa)
Per la pasta
250 g di farina 00
250 g di acqua
Sale
1 filo d'olio extra vergine d'oliva

Per il ripieno
100 g di caciotta secca vaccina grattugiata (caciotta dei monti lattari nella versione originale)
1 uovo
Maggiorana

Per il condimento
600 gr pomodorini
olio extra vergine
sale
basilico
parmigiano grattugiato

Preparare la pasta
Portare ad ebollizione l’acqua e salarla, spegnere sotto il fuoco e versare la farina tutta insieme.
Aggiungere il filo d’olio.
Mescolare con l’aiuto di una cucchiarella di legno e poi con le mani (solo quando l’impasto si sarà raffreddato per evitare ustioni alle mani).
Lasciar riposare l’impasto coperto.

Preparare il ripieno
Mescolare la caciotta grattugiata con l'uovo e con la maggiorana

Preparare il condimento
In una padella larga far scaldare dell'olio extra vergine, aggiungere i pomodorini tagliati a pezzetti, fare cuocere qualche minuto, salare e aggiungere abbondante basilico.

Preparare i ravioli
Stendere la pasta di acqua e farina con un mattarello, avendo cura di spolverare il piano di lavoro con della farina.
Con un coppapasta rotondo tagliare dei cerchi, riempirne la metà con un cucchiaino di ripieno, chiuderli sovrapponendo i cerchi non farciti e sigillare bene il raviolo facendo aderire le 2 metà con un po’ di acqua.
Lessarli in abbondante acqua salata fino a quando i ravioli non saliranno a galla.
Condirli con il sugo fresco di pomodoro, una spolverata di parmigiano e abbondante basilico.



ENGLISH VERSION

You cannot immagine how many delicatessen you can enjoy within 10 km rocky area in the Mediaterranean Sea.
For instance, in Capri you may taste something noteworthy every 2 kilometers.
Everybody knows ‘salad caprese’: tomatoes with fresh, milky mozzarella cheese. Caprese cake is also widely appreciated in white chocolate or dark chocolate version. Last but not least limoncello is nearly a kind of ‘national liqueur’: Capri, Sorrento and Amalfi are still quarreling about its origin.
But, do you know ‘ravioli caprese’?
Ravioli caprese has an exterior cooked pasta shell, whose texture is like a gnocchi consistency.
The stuffing consists of cow dry cheese and marjoram and has a simple dressing made of tomato and basil.



RAVIOLI CAPRESE

FOR THE PASTA SHEET

250 gr wheat flour
250 gr water
Salt
Little extra virgin olive oil

STUFFING

100 gr dry cow grated cheese
1 egg
Marjoram

DRESSING

600 gr tomatoes
Extra virgin olive oil
Salt
Basil
Grated Parmesan cheese

Making PASTA SHEETS

Bring water to a boil and add salt. Take it off from the heat and add the flour altogether. Add the oil. Blend with a wooden spoon and when cooled down dough with your hands. Let it rest

Making THE STUFFING

Mix the grated cheese with the egg and the marjoram.

MAKING THE DRESSING

In a large pan, heat the oil, add the coarsely diced tomatoes. Let them cook some minutes, salt and sprinkle with abundant basil leaves.

MAKING THE RAVIOLI

Roll out the pasta dough with a rolling pin, sprinkle the board with flour.Cut out some circles through a pastry cutter, fill them and close them with other pasta circles (as if they were a kind of lid) and seal them properly using some water as ‘glue’.
Boil the ravioli in salted water; they will be ready when they bob up.
Season them with fresh tomato sauce and a little grated Parmesan cheese along with abundant basil leaves.

ladies and gentlemen, papàtzatziki (english version included)

lunedì 19 luglio 2010

Pubblicato da Lydia 36 commenti


Continuo a fare la figlia di famiglia e a vivere di rendita, anche stavolta non la mia di rendita.
Dopo il baccalà di mammatzatziki, ecco lo spaghetto con gli zucchini alla Nerano di papatzatziki.
La prima ricetta di papàtzatziki ha una storia ambientata in una baia nel golfo di Salerno, tra la penisola sorrentina e la costiera amalfitana, Nerano per l’appunto.
Venendo dal mare, appena “svoltata” la Punta della Campanella (che separa il golfo di Napoli da quello di Salerno), subito dopo l’area naturale della Baia di Jeranto, oggi di proprietà del Fai, e subito prima di quella di Recomone, si è accolti da questa suggestiva e rassicurante cala che ospita una delle poche spiagge della zona, da sempre meta di un turismo di nicchia.
Nerano è da anni famosa per i ristoranti sulla spiaggia che servono i famigerati spaghetti con gli zucchini, che io frequentatrice dei luoghi sin da bambina, ho cominciato a mangiare praticamente subito dopo lo svezzamento.
Non tutti sanno che la leggenda vuole che lo spaghetto con lo zucchino sia stata un’invenzione dei primi anni ‘50 del principe Pupetto di Sirignano, che con il suo motoscafo faceva spesso irruzione a Nerano dalla vicina Capri, nella cucina del ristorante “Maria Grazia”.
Si racconta che il principe, cuoco per diletto, abbia improvvisato questa pasta a base di zucchini fritti e formaggi vari, gettando nel panico gli addetti alla cucina del ristorante, alla richiesta del parmigiano, formaggio poco usato nella zona.
Questa di papà non ha la pretesa di essere la versione originale, ben custodita nelle cucine dei ristoranti di Nerano, ma ne è un’interpretazione di tutto rispetto.

Per la cronaca, il ristorante da “Maria Grazia” ha da un po’ di tempo dimenticato gli antichi fasti, servendo uno spaghetto con lo zucchino non più all’altezza del principe di Sirignano.

P.S.: Parlando con la mia amica Giovanna ci siamo rese conto che avremmo pubblicato la stessa ricetta lo stesso giorno. Ormai ci leggiamo nel pensiero...


SPAGHETTI AGLI ZUCCHINI ALLA NERANO
Per 4 persone
400 g di spaghetti
1 kg di zucchine
Olio per friggere
80 g parmigiano grattugiato
50 g provolone di sorrento (detto bebè)
20 g provolone del monaco
Basilico
Pepe
20 g di burro

Friggere gli zucchini a rondelle e metterli in un capace tegame con il burro, metà dei formaggi grattugiati e il basilico spezzettato con le mani.
Lessare al dente gli spaghetti in abbondante acqua salata e tenere da parte qualche mestolo di acqua della cottura.
Versare la pasta appena scolata nel contenitore con le zucchine e i formaggi e mescolare velocemente e abbondantemente aiutandovi con un po’ di acqua della cottura (bella calda mi raccomando).
Continuate velocemente ad aggiungere i formaggi grattugiati senza mai smettere di mescolare.
Solo se necessario mettere il tegame sul fuoco.
Vedrete che si creerà una bella e gustosa cremina.
Una macinata di pepe e ancora qualche foglia di basilico e il gioco è fatto

P.S.
L’aggiunta del provolone del monaco è un vezzo di mio padre, non penso sia presente nella ricetta originale.

P.S. 2
Essendo gli zucchini i protagonisti di questo piatto la riuscita del piatto dipenderà molto dalla loro qualità



ENGLISH VERSION

I’ll keep on being spoiled and resting on my laurels, even if they are not mine.
After mum Tzatziki’s marinated cod, here’s Dad Tzatziki’s spaghetti with zucchini(The Nerano’s way).
Dad tzatziki’s first recipe dates back to a story which is set in a bay- in Salerno’s bay-, between Sorrento’s peninsula and Amalfi’s coast.: Nerano.
If you are driving from the seaside , once you turn ‘ la punta della campanella’ ( a headland separating Naples’ Gulf from Salerno’s), such a wide, reassuring creek welcomes you with one of the few beaches selective tourists are particularly fond of.
Nerano is just past Jeranto’s bay natural area, - now belonging to FAI (Italian Environment Fund)- and just before Recomone’s.
Nerano has always been famous because of its restaurants on the beach dishing up the famous ‘spaghetti con zucchini”which I started to fully enjoy just after my weaning!
According to the legend, spaghetti with zucchini was invented by Prince Pupetto di Siringano in the early 50s.He used to burst on the scene to Nerano from nearby Capri by his rush boat and sneak into ‘Maria Grazia’ restaurant kitchen.
The Prince was an amateur cook and seemed to have improvised this fried zucchini and cheese based dish. The kitchen staff was in a panic when the Prince asked for Parmesan which was very little used in that area.
My dad’s recipe does not buck to be the original version, being secretely kept in Nerano’s restaurants, but it’s a noteworthy interpretation.
Just to let you know: ‘Maria Grazia’ restaurant seems to have forgotten the ancient splendour: nowadays their spaghetti with zucchini is not up to Prince of Sirignano any longer.

SPAGHETTI WITH ZUCCHINI (NERANO’S WAY)

4 Servings

400 gr spaghetti
1 kg zucchini
Frying oil
80 gr grated Parmesan
50 gr Provolone cheese ( a kind of cheese with a slightly smoked flavour sweet or sharp)
20 gr Del Monaco Provolone cheese( another kind of provolone cheese slightly seasoned )
Basil
Pepper
20 gr butter unsalted


Deep-fry the rounded-sliced zucchini and put them in a large pan with butter and half of the three kinds of grated cheese and basil - you should break the basil leaves into pieces with your hands-

Simmer spaghetti (al dente) in salted abundant boiling water and set aside a couple of ladles of the water.
Pour the freshly drained spaghetti in a bowl along with zucchini and the cheese and quickly mix adding some of the boiling water which was set aside.

Keep on sprinkling the grated cheese and do not stop mixing.

A nice, tasty cream will turn up.

Add some freshly ground pepper along with some more basil leaves and ….that’s it!!!

PS

Del Monaco provolone cheese is my Dad’s quirk but I don’t think it’s in the original recipe.

PS2

Zucchini are the main ingredient of this recipe, therefore the good outcome does strictly depend on their quality.

un rigore a porta vuota

venerdì 25 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 22 commenti

Qualcuno mi ha detto che usare la ricotta di bufala è un colpo basso, è “come tirare un rigore a porta vuota”. (Perdonatemi se mi sono permessa di utilizzare una metafora calcistica proprio oggi...)
E’ vero, come dargli torto, qualunque cosa si faccia, la più semplice o banale o la più complessa, non può che essere buona.
Questo è il motivo per cui questa semplicissima, volgarissima nonchè scontata frittata di ricotta è assolutamente da ripetere e da tener presente come antipastino veloce ma d’effetto.
Molta resa e poco sforzo.
Io ne ho fatto delle torrettine, voi potete anche metterla nel panino e portarvela in spiaggia.



TORRETTE DI FRITTATA DI RICOTTA DI BUFALA

Per la frittata
100 g di ricotta di bufala
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano
1 pizzico di sale
Basilico

Sbattere velocemente l’uovo, aggiungere la ricotta, il parmigiano, il sale e il basilico spezzettato con le mani.
Cuocere in una padella antiaderente con un filo d’olio a fuoco lento, girando la padella di continuo per far cuocere la frittata in maniera uniforme.
Rigirarla con l’aiuto di un piatto o di un coperchio e cuocerla anche dall’altro lato.
Lasciarla raffreddare.
Tagliare con un coppa pasta dei cerchi di frittata e montare la torretta intervallando la frittata con pomodori concassè, olive nere di Gaeta a pezzetti e basilico

semplifichiamoci la vita

venerdì 18 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 29 commenti


La vita è già complicata di suo: il traffico all’ora di punta, l’umidità che ti increspa i capelli, la crisi e la svalutazione, il buco nell’ozono, facebook che non segnala le notifiche, la legge bavaglio, i chili di troppo al momento della prova costume.
Insomma, almeno nelle piccole cose cerchiamo di semplificarcela questa vita!!
Ognuno di noi ha in cucina dei piccoli trucchetti salvatempo e facilitavita.
Nella mia dispensa non manca mai la farina di ceci con cui imbastire velocemente una cecina, uno dei miei antipasti preferiti per cene tra amici, o olii aromatizzati home made per rendere diversa un’insalata o un pesce al vapore, per non parlare delle freselle salvacena, sempre siano lodate.
Tengo sempre nel congelatore un contenitore ermetico con provola affumicata o mozzarella a pezzetti da usare come condimento di paste o imbottiture, salamoni di frolla e sablèe varie da affettare e trasformare in biscotti, oppure cipolla già imbiondita per risotti o sughi, triti di soffritto per ogni evenienza, albumi per biscotti o meringhe e briciole di crumble sia dolci che salate da usare in mille modi.

P.S. Non mi ero resa conto che lo stesso suggerimento delle briciole di crumble nel congelatore era stato dato da Alex nel post di Ciboulette



CRUMBLE DI POMODORI ALLE MANDORLE E PARMIGIANO

Per il crumble
90 gr di farina
1 tuorlo
50 gr di burro freddo
50 gr di parmigiano
50 gr di mandorle tritate grossolanamente

Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e lavorare grossolanamente con i polpastrelli formando delle briciole. Far riposare in frigo.

Pomodorini
Qualche oliva nera
Origano
Sale

Ungere con olio delle tegliette da forno monoporzione, tagliare i pomodorini a metà e disporli nelle tegliette con la parte tagliata in su, aggiungere qualche oliva denocciolata e sminuzzata, un po’ di sale e di origano, ricoprire con la pasta crumble e infornare per 15 minuti circa, fino a quando le briciole non saranno dorate

post autocelebrativo

lunedì 10 maggio 2010

Pubblicato da Lydia 47 commenti

Stavolta, vi prego di consentirmelo, devo proprio dirmi “brava”.
Non lo faccio mai, non sono mai veramente soddisfatta di quello che faccio, ho sempre in mente come poter migliorare.
Stavolta, non so bene cosa sia accaduto, non cambierei neanche una virgola a questi ravioli.
Si tratta di un’evoluzione del raviolo caprese.
Il raviolo caprese altro non è che uno gnocco di farina ripieno di caciotta e maggiorana e condito con pomodoro e basilico. Una delle poche paste ripiene, se non l’unica, della cucina campana.
Degli gnocchi di farina vi avevo già parlato, si ottengono versando la farina in pari peso di acqua bollente, sono pratici e veloci.

P.S.
Mercoledì un nuovo pane di Roberto, non perdetelo




RAVIOLI CAPRESI DI ASPARAGI E PATATE

Per 4 persone

Per i ravioli
300 gr di acqua
300 gr di farina 00
1 cucchiaio di olio
1 patata lessa
5 o 6 asparagi lessati
1 cucchiaio di parmigiano
Sale
1 cucchiaio di tuorlo d’uovo

Per il condimento
3 cucchiai di stracciatella
5 o 6 asparagi lessati

Portate ad ebollizione l’acqua e salatela, spegnete sotto il fuoco e versate la farina.
Mescolate con l’aiuto di una cucchiarella di legno e poi con le mani (solo quando l’impasto si sarà raffreddato per evitare ustioni alle mani).
Lasciate riposare l’impasto coperto per una mezz’ora.

Nel frattempo preparate il ripieno: passate la patata allo schiacciapatate, aggiungete il parmigiano, il tuorlo e gli asparagi a pezzetti, regolate di sale e mescolate.

Stendete la pasta di acqua e farina con un mattarello, avendo cura di spolverare il piano di lavoro con della farina.
Con un coppapasta rotondo tagliare dei cerchi, riempitene la metà con un cucchiaino di ripieno, chiudeteli sovrapponendo i cerchi non farciti e sigillate bene il raviolo facendo aderire le 2 metà con un po’ di albume d’uovo.

Scaldate la stracciatella e aggiungete gli asparagi a pezzetti, date qualche giro di minipimer.

Lessate in abbondante acqua salata in ravioli, per cuocere ci impiegheranno pochi minuti, conditeli con la crema di stracciatella e asparagi e servite

una creme brulèe d'autore

lunedì 3 maggio 2010

Pubblicato da Lydia 32 commenti


Dopo la memorabile esperienza all’Osteria Francescana mi sono dedicata allo “studio” della cucina di Massimo Bottura.
Ovviamente ho cominciato dalle cose più semplici: dopo il risotto in casseruola, la creme brulèe al parmigiano, ma mi sto attrezzando per i piatti un po’ più complessi. Spero solo che il buon Bottura non voglia citarmi in giudizio per lesione della sua immagine!!!!
Questa versione della creme brulèe è quella contenuta in “Pro, tradizione & innovazione” di Ciccio Sultano e Massimo Bottura, edito da bibliotheca culinaria.
Un libro interessante ed originale che vi consiglio vivamente, diviso in 2 parti (nel senso che potete proprio aprirlo da entrambi i lati), una con ricette più tradizionali ed una con ricette di innovazione, ma questo potete intuirlo dal titolo anche se non siete dei grandi osservatori.
Sfogliandolo mi è capitato in più di un’occasione di leggere una ricetta, di ritenere che facesse parte della sezione dedicata alla tradizione e di accorgermi di essere, invece, nella sezione sull’innovazione. Segno che entrambi gli chef sono talmente legati al loro territorio e alla loro cultura da non poterlo dimenticare mai.
Una curiosità: nella sezione tradizionale accanto ad ogni ricetta c’è il classico consiglio sul vino da abbinare, nella parte di innovazione, invece, c’è il suggerimento sulla musica da ascoltare.



CREME BRULEE’ AL PARMIGIANO di Massimo Bottura

200 gr parmigiano reggiano grattugiato
5 dl di panna fresca
5 dl di latte
6 chiodi di garofano
1 pezzo di radice di liquirizia (10 cm)
1 baccello di vaniglia
5 tuorli
7 cucchiai di zucchero
50 gr di zucchero di canna Mascobado
20 gr di aceto balsamico tradizionale di Modena
Sale

Versare il latte e la panna nella pentola, unire il parmigiano e portare a leggera ebollizione. Sobollire per alcuni istanti, unire le spezie e lasciare in infusione per 8 ore.
Trascorso questo tempo, filtrare e riscaldare il composto aromatizzato. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero semolato e un pizzico di sale. Incorporare lentamente ai tuorli il composto aromatizzato a base di latte e panna, versare nella pentola e fare addensare a fiamma bassissima mescolando continuamente.
La crema sarà pronta quando velerà il cucchiaio. Per evitare che i tuorli cuociano e conseguentemente si formino grumi, il composto non deve superare gli 85°C.
Versare la crema preparata in uno stampo rettangolare rivestito da carta forno di dimensioni tali da ottenere uno spessore di circa 2 cm. Cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 120° C per 30-40 minuti. Lasciare raffreddare e tagliare a cubi.
Mescolare lo zucchero Mascobado con l’aceto balsamico, stenderlo su un lato di ogni cubo e fare caramellare con l’apposita paletta rovente o con un piccolo cannello da saldatore. In alternativa cuocere la creme brulèe in piccoli stampi individuali in ceramica o porcellana da forno e servirla all’interno degli stessi dopo aver caramellato la superficie.

Servire i cubi di creme brulèe su cucchiai

Mie osservazioni:
Ho realizzato sia la versione in cubetti sia quella in stampo individuale, il cubetto, senza dubbio è da preferire.
Ho messo la creme brulèe nel congelatore per una mezz'oretta per facilitare il taglio in cubetti.

Finché la barca va...

venerdì 2 aprile 2010

Pubblicato da robertopotito 19 commenti

"Finché la barca vaaa...lasciala andareee...finché la barca va, tu non remareee" così canticchiava e tuttora canticchia Adalgisa quando impasta il casatiello in quel di San Potito Ultra, piccolo e ridente paese dell'Irpinia in provincia di Avellino.
Adalgisa é praticamente "l'anginettara" (colei che prepara taralli) del paese: quando ci sono eventi festosi o luttuosi, le famiglie la ingaggiano per una fornitura di anginetti( tipici taralli irpini glassati con zucchero) oppure di casatielli, pizze piene, pizze con l'erba e quant'altro di tipico.
Purtroppo Adalgisa non dà le ricette a nessuno, ma proprio a nessuno, nonostante il sottoscritto abbia provato più volte a corromperla in vari modi, rassicurandola che non le avrei mai e poi mai fatto "concorrenza"...niente, ma proprio niente da fare!!!
Questa che propongo oggi su scatti di gusto é una mia interpretazione che si avvicina abbastanza al delizioso casatiello che sforna Adalgisa.

La ricetta la trovate su scatti di gusto




CASATIELLO

Ingredienti

600 g di farina 00 (300 gr di farina debole+300 gr di farina forte)
4 uova intere + le uova necessarie per decorare
15 gr di lievito di birra fresco
200 gr di salumi misti tagliati grossolanamente
200 gr di formaggio a pasta dura a pezzetti
250 gr di acqua a temperatura ambiente
2 cucchiaini di sale fino

Esecuzione

In una terrina capiente, unire la farina, il lievito disciolto in poca acqua a temperatura ambiente e cominciare ad intridere unendo molto lentamente l’acqua prevista. Quando l’impasto comincerà ad assumere la propria struttura, incorporare le 4 uova in due riprese e per ultimo il sale.
Impastare energicamente fino ad ottenere una massa elastica e soda.
Lasciate riposare l’impasto ottenuto ungendolo delicatamente con un po’ di strutto e dopo circa un’ora, stenderlo grossolanamente in una sfoglia dello spessore di circa 6/7 centimetri ed incorporare i salumi con i formaggi.
Ripiegare l’impasto su se stesso facendolo circolare sul tavolo di lavoro.
Formare un cilindro e metterlo in uno stampo infarinato a forma di ciambellone, lasciando da parte una parte di impasto della dimensione di una noce.
Lavare sotto acqua corrente le uova per la decorazione e collocarle sulla ciambella , esercitando una pressione lieve, coprire le uova con delle strisce sottili di pasta formando una croce.
Spennellare con uovo intero sbattuto il casatiello e porre a lievitare.
Cuocere in forno a 180° per almeno una quarantina di minuti

che mondo sarebbe senza caramello??!!

lunedì 2 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 32 commenti

Oramai rasento il ridicolo, anzi non lo rasento, sono proprio ridicola.
Caramello qualunque cosa passi per la mia cucina, che sia maiale, che siano pere, una mousse al cioccolato o un coulant. Non c’è scampo, statemi lontani che potrei caramellare anche voi!!!
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava, io lo trasformo in caramello.
Certo l’oro sarebbe stato meglio, ma accontentiamoci...
Mi avevano regalato dell’ottimo pecorino di fossa, la mia fantasia non è andata oltre un risotto con le mele, caramellate naturalmente



RISOTTO AL PECORINO DI FOSSA E MELE CARAMELLATE
Per 2 persone
200 gr di riso carnaroli
40 gr di pecorino di fossa ridotto in piccole scaglie
1 mela
2 cucchiai di zucchero
1 scalogno
Burro
Brodo vegetale molto leggero
Vino rosso

Affettare lo scalogno molto finemente e fatelo consumare in una noce di burro, aggiungendo eventualmente del brodo vegetale per non farlo scurire.Aggiungere il riso, fatelo tostare e sfumatelo con un goccio di vino, cominciate la cottura diluendo con il brodo.
Nel frattempo mettere lo zucchero in un pentolino e cuocetelo fino a che diventi un caramello biondo, aggiungere la mela sbucciata ed a pezzettini, mescolare e tenere da parte.
Quando il risotto sarà arrivato a fine cottura aggiungere le scaglie di pecorino (tenendone da parte qualcuna come finitura del piatto) e mescolare.
Mantecare con una noce di burro.
Lasciare riposare qualche minuto, impiattare e guarnire con le mele caramellate e le scaglie di pecorino rimaste

il blog è lo specchio...

lunedì 12 ottobre 2009

Pubblicato da Lydia 22 commenti

… delle offerte dell’esselunga.
Come mi è già capitato di ricordare, la mia amica Ciboulette una volta ha detto: “il blog è lo specchio del frigo di chi lo scrive”.
Molte delle cose presenti nel mio frigo sono quelle che l’esselunga mette in offerta.
La settimana scorsa robiola e ribes rossi.
Beccatevi questo risotto


RISOTTO ROBIOLA E RIBES ROSSO
Per 2 persone

200 gr di riso carnaroli
100 gr di robiola
Ribes rosso
1 scalogno
Burro
Brodo vegetale molto leggero
Vino bianco

Affettare lo scalogno molto finemente e fatelo consumare in una noce di burro, aggiungendo eventualmente del brodo vegetale per non farlo scurire.
Aggiungere il riso, fatelo tostare e sfumatelo con un goccio di vino bianco, cominciate la cottura diluendo con il brodo.
A fine cottura aggiungere la robiola e qualche bacca di ribes rosso.
Mantecare con una noce di burro.
Aggiungere ancora qualche bacca di ribes una volta impiattato

ritorno alle origini

venerdì 9 ottobre 2009

Pubblicato da Lydia 23 commenti

Era un po’ che non trattavo l’argomento su cui mi sento più ferrata: la cucina napoletana.
Per inciso, questo blog è per 2/5 napoletano, 1/5 come se lo fosse, 1/5 campano, il restante quinto si adegua... ;-) Dani, non volermene
Per un pranzo domenicale con degli amici (domenica scorsa per l'esattezza, quando ancora non ero in settimana detox...) ho preparato i rustici napoletani, caratterizzati dal contrasto dolce-salato: pasta frolla dolce e ripieno alla ricotta salato.
E’ un tipico pezzo da rosticceria napoletana, insieme alla frittatina di maccheroni e al panino napoletano.
E’ una di quelle cose che potrei mangiare fino a scoppiare, senza stancarmi.



RUSTICO NAPOLETANO

Pasta frolla
400 gr farina,
100 gr burro
80 gr sugna,
4 tuorli,
100 gr zucchero,
1 pizzico di sale.


Ripieno
300 gr ricotta,
300 gr fiordilatte,
4 cucchiai parmigiano,
1 uovo, 200 gr salame napoletano


Preparare la pasta frolla e farla riposare.
Nel frattempo amalgamare la ricotta con l'uovo, il parmigiano, un pizzico di sale, il fiordilatte a pezzetti e il salame a pezzetti.
Rivestire con metà della pasta frolla uno stampo da 26 cm di diam, versare il ripieno e ricoprire con la restante pasta frolla. Cuocere a 180 gradi per 40 min circa.
Oppure utilizzare circa 15 stampini ovali smerigliati (mi raccomando di mettere molto ripieno perchè tende ad abbassarsi)

triste rientro

martedì 25 agosto 2009

Pubblicato da Lydia 18 commenti


Triste e duro rientro dalle vacanze, frigo vuoto, poca voglia di andare al supermercato, lavatrici da caricare e panni da stendere.
Ieri guardavo disperata il frigo all'inutile ricerca di qualcosa che potesse sfamarmi, e siccome, come dice la mia amica ciboulette "il blog e' spesso lo specchio del frigorifero di chi lo scrive" mi è venuta in mente la pizza povera.
Forse non la mangiavo da 20 anni, mia madre la faceva spesso quando eravamo piccoli.
Ho un po’ vergogna a mettere la ricetta, perché non è una ricetta ma un bel pout pourri di rimasugli.
Prometto che seguiranno post più interessanti, questo è solo un modo per salutare e ritrovare tutti


PIZZA POVERA

Pane raffermo
Mozzarella. Fiordilatte o provola avanzate
Latte
1 uovo
Qualche pomodoro
Origano

Tagliare il pane a fette e privarlo della crosta, bagnarlo leggermente nel latte e ricoprire una teglia oleata, versarci un uovo sbattuto e salato, ricoprire con i latticini e i pomodori a pezzetti, un po’ di origano ed infornare fino a che non si dora.
Nel caso di pan carrè evitare di inumidire le fette nel latte e fare doppio strato

le gemelle diverse parte seconda

mercoledì 15 luglio 2009

Pubblicato da Lydia 18 commenti

Oramai m’ha preso questa mania di trasformare in versione salata qualcosa che ho realizzato in versione dolce.
E’ diventata una specie di fissazione: mi diverte offrire come dolce qualcosa che in apparenza i miei commensali hanno già mangiato durante la cena.
Che vi devo dire, sarà l’età o il caldo che prende alla testa.
Ve le ricordate queste tartellette sbriciolate che avevo preparato per il concorso di Genny?
Le ho ripetute in versione salata.



TARTELLETTE SBRICIOLATE SALATE CON CREMA DI ROBIOLA

Per circa 20-22 tartellette
Per la pasta sbriciolata al parmigiano
90 gr di farina
1 tuorlo
50 gr di burro freddo
50 gr di parmigiano
50 gr di mandorle tritate grossolanamente

Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e lavorare grossolanamente con i polpastrelli formando delle briciole.Far riposare in frigoCon un cucchiaino mettere un po’ di “briciole” sui fondi di stampini in metallo da minimuffins, infornare a 180 ° per 5-10 minuti.Sfornare e lasciare raffreddare


Per la crema di robiola
Stemperare 120 gr di robiola con un goccio di latte e con una sac a poche mettere un ciuffo di crema sulla tartelletta sbriciolata