Più pericolosa e devastante della sindrome dell'emigrante, con cui tutto sommato si rischia solo un colpo della strega e la perdita di quell'esigua parte di guardaroba sventuratamente a contatto con le derrate viaggiatrici, c'è solo la sindrome della formica.
La sindrome della formica, quella che spinge, in maniera del tutto inconsapevole e compulsiva, a imbarattolare e trasformare qualunque cosa passi sotto gli occhi in conserva, marmellata, sott'olio, sott'aceto o sottoquellochevipare, può arrivare a conseguenze estreme, si perchè senza neanche accorgersene può costringere chi ne sia affetto a dover cambiare urgentemente casa.
Accade sovente che chi si trovi allo stadio culminante di detta sindrome si lasci prendere un po' la mano dall'imbarattolamento e dall'ansia di stivare scorte per l'inverno e si veda costretto repentinamente a dover cercare una nuova abitazione per evidenti limiti di spazio raggiunti, con tutte le conseguenze economiche e pratiche del caso che lascio alla vostra immaginazione.
Ora che ho scoperto il burro di mele devo decisamente ed urgentemente cambiare casa: non ho più spazio neanche per uno spillo.
Lo avevo scoperto qui e Daniela deve avermi letto nel pensiero
BURRO DI MELE
per un barattolo da 250 g
600 g di polpa di mele tagliate a cubetti
250 g di zucchero
il succo di 1 melograno
la buccia grattugiata ed il succo di 1 limone
1 pizzico di cannella
1 bicchierino di aceto di mele
1 pizzico di sale
In un tegame dal fondo spesso mettere le mele con lo zucchero, il sale, il succo del melograno, il limone e la cannella e fare cuocere a fuoco basso per una mezz'ora circa, fino a che le mele non si saranno ammorbidite.
A questo punto passare la frutta con un passaverdure a fori stretti e continuare la cottura fino a che la purea non si addensi , aggiungere l'aceto all'ultimo momento, prima dell'ultimo bollo.
La consistenza finale deve essere un po' più densa di una normale marmellata.
Nel frattempo avrete sterilizzato dei vasetti (con queste dosi 1 da 250g), io li lavo bene e li metto in forno a 100° per 1 ora circa, riempiteli fino all'orlo con la purea bollente, chiudeteli ermeticamente e metteteli a testa in giù fino al raffreddamento.
Il burro di mele, meno dolce e più compatto di una marmellata di mele, è ottimo a colazione con pane caldo o fette biscottate, ma anche come accompagnamento a carni di maiale o selvaggina
la sindrome della formica
giovedì 27 ottobre 2011
Pubblicato da Lydia 26 commentialle 06:06 26 commenti | Posta un commento
come bart simpson
lunedì 21 giugno 2010
Pubblicato da Lydia 27 commentiHo finalmente preparato la frolla al mais tostato di Manuela, mi prenderei a schiaffi per non averlo fatto prima.
Mangiatela cruda, cotta, in semplice versione crostata alla marmellata, vestita da biscotto, sparatevela in vena, o fate come accidenti vi pare, conquisterà sicuramente anche voi.
Io ne ho fatto delle crostatine con marmellata di pere mastantuono, uvetta, noci e cannella, ricoperte con crumble al mais tostato e con gli avanzi dei volgari biscotti.
E’ inutile dirvi che ora nel mio freezer giace un salamone di frolla e delle briciole di crumble al mais tostato.
Chissà se il mais tostato si può mettere anche nel caffèlatte la mattina a colazione??!!
CROSTATINE DI FROLLA E CRUMBLE AL MAIS TOSTATO
Per la frolla al mais tostato (direttamente da Manuela):
280 g di farina 00
135 g di farina di mais grossa
230 g di burro 82% di M.G. (tagliato a pezzetti)
1 uovo + 1 tuorlo
125 gr di zucchero a velo
4 gr di fior di sale
Un baccello di vaniglia (i semini)
Innanzitutto ammorbidire il burro a 20/25°C.
Tostate molto bene la farina di mais in una pentola antiaderente, a fuoco vivo, girandola e rigirandola ogni tanto per non farla bruciare. Deve diventare scura, imbrunirsi, emanare i suoi meravigliosi, piacevoli e quasi dolci aromi. Vi renderete conto da voi quando sarà pronta.
Una volta tostata versatela su una placca da forno e lasciatela raffreddare.
Setacciate la farina di mais raffreddata con la farina 00, anch’essa setacciata.
Amalgamate burro, zucchero e sale (meglio in planetaria con l’aiuto di una foglia, ma non avendola ho usato il robot da cucina). Unite infine l’uovo e lavorare al minimo della velocità per 2 minuti circa. Aggiungete il mix di farine setacciate e mescolare ancora facendo amalgamare il tutto per bene.
Il composto risulterà non molto consistente, ma va bene così (perché il burro lo abbiamo lavorato a temperatura ambiente e non da freddo).
Stendetelo tra due fogli grandi di carta da forno, appiattitelo un po’ e fatelo scivolare su una teglia. Mettetelo in frigorifero per una notte.
Per il crumble al mais tostato
50 g di burro freddo
80 g di farina di mais fioretto tostata in un padellino antiaderente
30 g di zucchero semolato
alle 06:01 27 commenti | Posta un commento
mai fidarsi delle apparenze
lunedì 7 settembre 2009
Pubblicato da Lydia 18 commentiHanno una polpa soda e profumata, dal sapore dolce, nonostante ciò la loro produzione è stata soppiantata da esemplari più “avvenenti”, anche frutta e verdura sono soggette alla terribile legge dell’apparire più che essere.
Per me è tradizione, di rientro dalle vacanze, procurarmele e farne marmellata, poco dolce, da poter utilizzare anche sui formaggi.
Io non so se ci sia qualcosa di simile al di fuori del territorio campano, magari con altro nome.
Vi riporto le probabili origini del singolare nome di questa varietà di pere tratte dai taccuini storici
“ Un contadino aveva un albero di pero, molto dispettoso, perché non aveva mai nel corso degli anni prodotto una sola pera, nonostante le sue cure e la sua attenzione. Per questo, stanco e disilluso, decise di tagliarlo e di vendere il legno, Uno scultore ne acquistò il tronco e fece una statua raffigurante Sant’Antonio che fu benedetta e messa in chiesa. Il contadino, venuto a conoscenza del fatto, si portò accanto all’immagine e disse” Io ti cunosco piro e nun facevi pere, mo’ si Sant’Antonio e vuo’ fa’ ‘e grazie? ”(io ti conosco albero di pero che non produceva alcuna pera, ora che sei Sant’Antonio come puoi fare le grazie?”)”. Da qui ha origine, con molta probabilità, il nome pera Mast’Antuono e questa frase è diventata proverbiale e si usa nei confronti di qualcuno che vuol sembrare buono e santo ed invece non lo è.”
Angie Cafiero
MARMELLATA DI PERE MASTANTUONO NOCI DI SORRENTO E UVETTA
2 kg di pere mastantuono già mondate e tagliate a cubetti
600 gr di zucchero
150 gr di uvetta
100 gr di gherigli di noce sminuzzati
1 mela grattugiata
2 limoni
Mescolare le pere con lo zucchero, la mela grattugiata, la buccia grattugiata e il succo dei limoni.
Porre in una pentola e mettere sul fuoco fino a che lo zucchero si scioglie, spegnere quando la frutta comincia a fare le bollicine sul bordo della pentola.Lasciare tutta la notte a riposare. Il giorno dopo riaccendere sotto il fuoco e far bollire lentamente per 40/50 minuti. Nel corso della cottura schiumare la marmellata.
Aggiungere uvetta e noci all'ultimo momento.
Invasare e procedere con la sterilizzazione come meglio si crede. Io lavo i barattoli in lavastoviglie, poi li metto in forno a 110 gradi e li lascio lì per un’ora almeno. Quando la marmellata è pronta tiro fuori i barattoli dal forno e con l’aiuto di uno strofinaccio bagnato verso la marmellata bollente, chiudo e capovolgo il barattolo fino al raffreddamento Etichette: conserve, marmellate
alle 05:58 18 commenti | Posta un commento
una serata rilassante di inizio luglio
lunedì 6 luglio 2009
Pubblicato da Lydia 17 commentiCosa fareste voi se, appena rientrati da 2 intense settimane fuori casa, scopriste di avere un intero albero di prugnette grandi come una ciliegia da raccogliere e da smaltire molto velocemente?
Il tutto alle 8 di sera.

Vi dico quello che ho fatto io:
1) ho pianto;
2) ho pregato che si materializzasse una bacchetta magica che mi levasse dall’impiccio;
3) non essendosi verificato il punto 2, mi sono rimboccata le maniche e, aiutata da un baldo giovane e scortata da un nugolo di zanzare affamate, eroicamente ho raccolto;
4) ho pazientemente cominciato a lavare e pulire le tonnellate di prugne di cui sopra per farne marmellata. Ad essere sincera ero coadiuvata dal baldo giovane di cui al punto 3, che in quanto uomo, ha cominciato ad accusare tutti i mali del mondo, dall’alluce valgo alle vene varicose passando per l'unghia incarnita, pur di sottrarsi all’ingrato compito;
5) ho distribuito un po’ delle malefiche prugne a qualche sventurata amica;
6) sono andata alla ricerca disperata di ricette per utilizzarle

Ne sono venuti fuori una provvista per 10 anni di marmellata di maribulàn (pare che da queste parti queste prugne le chiamino così), uvetta e cannella e qualche crostata meringata liberamente ispirata a quella della nonna di Alex, che usava mettere farina di mandorle nella meringa
1 kg di prugne già lavate e tagliate a pezzetti
400 gr di zucchero
1 mela grattugiata
200 gr di uvetta
1 limone premuto e la buccia grattugiata
1 cucchiaino scarso di cannella in polvere
Mettere in un tegame la frutta con la mela grattugiata, il limone, la cannella e lo zucchero, mettere sul fuoco e lasciare che lo zucchero si sciolga, spegnere quando la frutta comincia a fare le bollicine sul bordo della pentola.
Lasciare tutta la notte a riposare. Il giorno dopo riaccendere sotto il fuoco e far bollire lentamente per 40/50 minuti. Nel corso della cottura schiumare la marmellata
Invasare e procedere con la sterilizzazione come meglio si crede. Io lavo i barattoli in lavastoviglie, poi li metto in forno a 110 gradi e li lascio lì per un’ora almeno. Quando la marmellata è pronta tiro fuori i barattoli dal forno e con l’aiuto di uno strofinaccio bagnato verso la marmellata bollente, chiudo e capovolgo il barattolo fino al raffreddamento
CROSTATA MERINGATA ALLE MANDORLE CON PRUGNE MARIBULAN
Per la frolla
270 gr di farina
100 gr di zucchero zefiro o al velo
135 gr di burro
3 tuorli
Buccia di limone grattugiato
1 pizzico di cannella
1 kg di prugne maribulàn lavate e tagliate a pezzi
Per la meringa
3 albumi
75 gr di zucchero
50 gr di farina di mandorle
Preparare la frolla come di consuetudine, io uso la foglia del Kenwood e fare riposare in frigo per qualche ora.
Stendere su una teglia di 28 cm di diametro e far cuocere una decina di minuti in bianco a 180 gradi, avendo avuto cura di ricoprire il fondo con dei legumi o con le apposite palline
Tirare fuori dal forno il guscio e adagiarvi le prugne.
Infornare ancora una mezz’ora su un ripiano basso del forno.
Nel frattempo montare a neve gli albumi e aggiungere lo zucchero continuando a montare.
Con una spatola aggiungere delicatamente e senza far smontare il composto, la farina di mandorle.
Con l’aiuto di una spatola adagiare la meringa sulla crostata ed infornare fino a che la superficie non si imbiondisce
PS 1
A proposito, ma qualcuno sa qual è il vero nome di queste prugne? Pare che in dialetto lombardo si chiamino maribulàn, ma in italiano? Prugne mirabolano?
P.S.2
Le foto dell'albero incriminato sono del baldo giovane di cui ai punti 3 e 4 Cristiano Colombi
P.S.3
Mi scuso per l'orribile teglia di alluminio in cui giace la crostata meringata, dovevo portarla ad una cena e non avevo voglia di lasciare in giro per la Lombardia i miei piatti da portata
alle 06:06 17 commenti | Posta un commento
