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un post che mi sta a cuore

martedì 18 ottobre 2011

Pubblicato da Lydia 21 commenti

Ottobre è il mese della prevenzione dei tumori al seno e come l'anno scorso sento il dovere di ricordare soprattutto a me stessa, ma anche agli avventori di questo blog, che una buona prevenzione si fa anche a tavola.
Non sono un medico e mai mi permetterei di sostituirmi a chi ne sa più di me e a questi studi dedica la sua vita, ma oramai è arcinoto che le cattive abitudini alimentari, che l'abuso di alcool, che il sovrappeso, che mangiare molti grassi animali, molte carni rosse e zuccheri raffinati, aumentino la predisposizione a certi tipi di tumori.
Quindi accolgo con gioia l'appello di Stella e pubblico oggi una ricetta "sana" impegnandomi a mangiare in maniera sana tutti i mesi dell'anno, non solo quello di ottobre.
Perchè sano e gustoso non sono il contrario l'uno dell'altro.

Se volete saperne di più ed approfondire l'argomento vi consiglio di leggere le 10 regole d'oro per prevenire il cancro diffuse dal WCRF, il fondo mondiale per la ricerda sul cancro, e di consultare il sito della campagna Nastro rosa



ZUPPETTA DI CECI, TOTANI E ROSMARINO

per 4 persone
250 g di ceci secchi
1/2 kg di totani già puliti
olio extra vergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
1 pizzico di sale

Mettere i ceci in ammollo per 7/8 ore, lessarli in acqua con 1 rametto di rosmarino o utilizzare la pentola a pressione (io li cuocio per 15 minuti dopo il fischio).
In un tegame con un cucchiaio d'olio mettere uno spicchio d'aglio e quando l'olio si sarà riscaldato aggiungere i totani a rondelle, fateli cuocere lo stretto necessario evitando che induriscano.
Passare al passaverdure metà dei ceci e mettere i ceci ed il passato di ceci in un tegame sul fuoco, aggiungere un po' del liquido dei totani e fate insaporire.
All'ultimo momento aggiungere i totani tagliati a pezzetti e qualche ago di rosmarino, controllate il sale, se dovesse servire aggiungetene lo stretto necessario, e servite la zuppetta con un filo d'olio a crudo

non si vive di solo pane

giovedì 6 ottobre 2011

Pubblicato da Lydia 16 commenti

Questo blog è nato nel 2008, sta per spegnere le 3 candeline, ed in questi 3 anni quella di queste ultime ore è almeno la terza emergenza "antibavaglio" che si trova a dover affrontare.
E' almeno la terza volta, infatti, che provano ad imbavagliare i blog.
Ora, che imbavaglino noi che scriviamo stupidaggini ed imbrattiamo pentole, poco importa, importa molto invece per tutti quei blog che esprimono idee, opinioni politiche, religiose, sociali e svolgono un ruolo di diffusione libera delle notizie.

Questi in breve i fatti:

In questi giorni in Parlamento si discute alquanto animatamente del disegno di legge sulle intercettazioni dove la lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Questo significa che se io scrivo qualcosa che Pinco Pallo ritiene essere lesivo della sua immagine, Pinco Pallo può farmi richiesta di rettifica di quanto ho scritto ed io devo farlo entro 48 ore pena forti sanzioni pecunarie.
L'assurdità della vicenda è che a giudicare la lesività dell'immagine non è un Giudice imparziale ma il diretto interessato, chi si ritiene offeso e leso nella sua immagine.

La protesta mediatica è cominciata da Wikipedia, l'enciclopedia scritta dai suoi utenti, quella che ognuno di noi utilizza più e più volte al giorno e senza cui io sarei persa, che ha deciso di oscurare i suoi contenuti giudicando, giustamente, l'obbligo di rettifica una "inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza".
Nel giro di poche ore tutte le bacheche di facebook si sono riempite di messaggi di indignazione e sono nati numerosi gruppi "antibavaglio", ma la protesta non è stata solo virtuale, in molti si sono radunati al Pantheon in attesa di una manifestazione nazionale.

E' di poche ore fa la notizia di un accordo salva blog secondo cui l'obbligo di rettifica si applica solo alle testate giornalistiche e non ai siti amatoriali, ragion per cui almeno i blog dovrebbero essere salvi: una magra consolazione.

Non so voi, ma io mi sento in uno stato di regime, è possibile che nel 2011 in Italia si stia a discutere di un principio che dovrebbe essere oramai acquisito da tempo: la libertà di stampa e di opinione?
Vi prego, ditemi che non ho capito nulla e che quanto ho scritto in questo post è frutto di un fraintendimento o della mia immensa stupidaggine.

Dell'argomento hanno parlato: Elvira, Mariachiara, Stella, Sara

post rosa

lunedì 18 ottobre 2010

Pubblicato da Lydia 20 commenti


Avrei potuto stupirvi con risotti fragole e champagne o con marmellate ai petali di rosa.
Sarei potuta andare a raccogliere lamponi nei boschi montani, brinarli e sistemarli su una millefoglie al caramello, avrei potuto fare una tagliata di fassona al sale rosa dell'himalaya, oppure procurarmi del rabarbaro e azzardare qualche strano abbinamento.
No, in occasione della campagna nastro rosa per la prevenzione dei tumori al seno, ho semplicemente fatto una zuppa ricca di verdure, con il cavolfiore, con i porri, con le cipolle, con le carote, quelle verdure che aiutano nella prevenzione e che faremmo bene a mangiare in abbondanza.
Oggi la ricetta non ha nessuna importanza, neanche c'è una ricetta vera e propria, oggi voglio solo colorare di rosa il blog per aderire alla rivoluzione in rosa e ricordare a tutti che una sana alimentazione è alla base di una buona prevenzione.
Per il resto vi rimando al sito per la campagna nastro rosa

scene da un rientro (english version included)

mercoledì 1 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 37 commenti

Volete sapere come fare a perdere in meno di 1 ora tutti i benefici tanto faticosamente conquistati in ben 3 settimane di mare e sole trascorsi in Grecia?
Semplicissimo: basta farsi balenare la strabiliante idea di andare a fare la spesa all’Esselunga di Lorenteggio ( ma va bene qualunque centro commerciale o megasupermercato di qualunque città o provincia italiane), nella domenica del grande esodo di rientro dalle ferie d’agosto (attenzione, questa è una condizione essenziale).
Mi raccomando, fate come me e scegliete con cura l’orario in cui addentrarvi nel malefico girone dantesco, che sia un orario intelligente, cioè quello di apertura.
Pare che il 70% della popolazione italiana scelga come me l’orario intelligente (siamo un popolo di furbi, non c’è che dire…) e si apposti scalpitante ai cancelli come cavalli da corsa all’apertura dei box.
Una volta guadagnato, miracolosamente incolume, l’ingresso, mi è capitato di assistere a scene degne di rifornimenti per un conflitto nucleare: carrelli stracolmi di qualunque cosa, e per qualunque intendo dire proprio qualunque cosa.
In quanto tempo pensate che una famiglia media possa consumare 20 confezioni di cetriolini sott’aceto assolutamente non offerta? (giuro le ho contate).
E vi risulta che il sedano sia un prodotto in via di estinzione? Un signore davanti a me ne ha preso ben 5 cespi. La mia immaginazione non è ancora riuscita a spiegare cosa si possa fare con 5 cespi di sedano, si accettano idee.
Ah già, dimenticavo l’allegra quanto misteriosa vecchina alla “Arsenico e vecchi merletti”con la sua immensa scorta di vaschette di alluminio e pellicola trasparente. Chi legge troppi libri gialli come me potrebbe anche farsi strane idee sull’uso di quelle vaschette…

Dopo questa faticosa quanto interessante esperienza ero talmente stremata da non avere la forza di cucinare, quindi accontentatevi di una “misera” non-ricetta di insalata di lenticchie ed accettate i miei saluti ed un caloroso ben ritrovati.



INSALATA DI LENTICCHIE

Lenticchie lessate al dente
Sedano
Pomodori
Freselle
Olio
Sale
Basilico

Quantitativi e procedimento ad libitum e “ad fantasiam”


ENGLISH VERSION

I am going to tell you how to waste all the benefits you could enjoy after three weeks’holiday in Greece on a boat in the sun..
It’s really straightforward! Just go shopping to one of the many glittering supermakets or malls on a Sunday when the big ‘exodus’ takes place. By ‘exodus’ I mean all the people who come back from their Summer holidays at the end of August.
I suggest you go to the shopping center as I did. Choose a ‘clever’ time to go: i.e. the opening time when most of the people go because they think that it won’t be that crowded!!
Once I succeeded in conquering the entrance I saw things which could be only compared to what could happen at the eve of a nuclear war! People were rushing and bought everything they saw; someone pushing his/her caddy packed with pickles. Do you think celery is dying out? A middle-aged gentleman bought five !!!
A nice, friendly little old woman with her stock of food trays and plastic wrap…whoever is fond of detective stories knows how those trays could be used.
After such a tiring experience I was so exhausted that I did not feel like cooking.
So just enjoy this ‘recipe’ which is not a proper recipe dealing with lentils salad.

Welcome back !!!

LENTILS SALAD

Al dente boiled lentils
Celery
Tomatoes
Freselle (rustic, stale bagel- style bread)
Oil
Salt
Basil
Quantities and preparation as you like

uso improprio di blog

mercoledì 21 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 23 commenti


Per 3 giorni e chissà per quanto ancora, una famigerata nuvola di cenere si è presa gioco del mondo intero, pare abbia fatto ai trasporti più danni che l’11 settembre.
Come milioni di altre persone sono rimasta bloccata dal pericolo della cenere di quel vulcano islandese dal nome impronunciabile.
Forse io sono stata un po’ più fortunata di molti altri, visto che dal mio ingresso all’aeroporto di Madrid al mio arrivo su suolo milanese sono trascorse solo 24 ore, di cui ben 6 trascorse in un comodo letto in casa di un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e considerando anche che non sono stata costretta a prendere un taxi dall'Artico nè tanto meno a sposarmi via webcam.
Però mi chiedo, cosa avranno fatto tutte quelle persone che, come me, sono arrivate la sera tardi in una città che non era la loro destinazione, che, come me, hanno chiesto invano informazioni ai punti enac dell’aeroporto di Fiumicino, che, come me, hanno cercato invano un treno o un pullman che le portasse lì dove avrebbero dovuto arrivare?
Hanno tutte, come me, un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e tutte hanno a proprie spese pagato il loro mirabolante rientro a casa?
Io capisco bene che l’eruzione di un vulcano sia un qualcosa di imprevedibile ed inevitabile, ma fare in modo di poter dare informazioni ed assistenza ed evitare di lasciare migliaia di passeggeri in balia di se stessi è chiedere troppo?






cosa ne pensate?

mercoledì 14 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 51 commenti


Prima di scrivere questo post ci ho pensato non poco e mi sono pure consultata con metà dei bloggers del mio blogroll, beh, veramente solo con 2 ma è come se fossero 20.
Mi è capitato in più di un’occasione di assaggiare prodotti di qualità, di rimanerne colpita favorevolmente e di parlarne, ma cosa succede se un prodotto che dovrebbe essere nella fascia top della sua categoria, una volta assaggiato vi delude enormemente?
So che questo è un problema alquanto delicato e per giunta un terreno minato, quindi vi rigiro la patata bollente e vi chiedo un parere.
Un’amica mi ha gentilmente omaggiato di 2 confezioni di una certa pasta, una di paccheri ed una di spaghetti alla chitarra, dovendo preparare gli spaghetti alla poverella per il blog, ho pensato di utilizzare la pasta alla chitarra in questione.
Ho preparato il cosiddetto set fotografico, ho anche posizionato il piatto vuoto per decidere l’inquadratura in anticipo, dopodiché ho cotto la pasta come faccio di solito, l’ho condita, messa nel piatto, che ho velocemente posizionato nel cosiddetto set, ho cliccato e sono corsa a mangiare il mio spaghetto.
Questo è l’iter che seguo sempre quando devo fotografare e poi mangiare un piatto di pasta.
Una volta messa la forchetta nella matassa, la pasta è venuta su in un solo monoblocco, era decisamente collosa e priva di nerbo.
Sia chiaro che la mia esperienza è relativa ad un solo formato di questa marca di pasta, ma ciò non toglie che sia stata davvero deludente, anche perché trattasi di una di quelle paste care, che qui al nord passano per essere il top, devo dire che a Napoli non l’ho mai vista in circolazione e non l’ho neanche mai sentita nominare.
Voi cosa fareste?
Scrivereste il vostro post facendo finta di nulla, senza menzionare l’accaduto o ne parlereste onestamente come quando vi capita di parlare bene di prodotti che vi sono piaciuti?
Enza, penso che questo argomento sia un corollario della tua discussione.

Ah, dimenticavo la ricetta degli spaghetti alla poverella, che, poverelli, non c’entrano nulla con tutto questo pippone e che probabilmente finiranno in secondo piano.

SPAGHETTI ALLA POVERELLA

½ gambo di sedano privato dei filamenti
3 o 4 pomodori tipo datterini o ciliegini
4 o 5 capperi dissalati
1 manciata di basilico
1 spolverata di origano
1 spicchio d’aglio
Olio
Sminuzzare il sedano, tagliare a pezzetti i pomodori, spezzare il basilico con le mani e tritare i capperi, mettere il tutto in barattolo di vetro, ricoprire di olio extra vergine, fare una spolverata di origano, aggiungere un pizzico di sale e lo spicchio d’aglio intero.
Chiudere il barattolo e tenere in frigo almeno per un giorno, ma si conserva per 4 o 5 giorni.
All’occorrenza tirarlo fuori dal frigo un'oretta prima e condire la pasta ricordandovi di eliminare lo spicchio d’aglio.

Molti aggiugono anche i peperoncini verdi crudi, io non li ho messi perchè non è stagione e poi crudi non li digerisco…

mio fratello, ancora lui

venerdì 26 febbraio 2010

Pubblicato da Lydia 46 commenti

Più ci penso e più mi convinco che mio fratello Michele è uno dei più grandi gastronomi, gastrofanatici, intenditori di gastronomia, ditelo come più vi piace, che io conosca.
Mi duole doverlo ammettere ma è così.
Vi ho già raccontato di come a 9 anni sia stato il precursore del sistema della cottura passiva della pasta, con la sua pastamieroconfusoconiltè.
Quello che non vi ho detto è che mio fratello da bambino teneva una sua personale guida dei ristoranti con tanto di punteggio, una cosa serissima, su cui commentava ed annotava tutti i suoi giudizi negativi o positivi che fossero. La guida Michelino.
Credetemi se vi dico che era severissimo, una iena, notava tutto e non graziava nessuno.
Uno dei suoi ristoranti preferiti, chissà se esiste ancora, tutto ciò avveniva agli inizi degli anni 80, era a Viterbo e si chiamava Aquilanti.
Nella sua guida Aquilanti aveva il massimo del punteggio, un po’ come le 3 stelle Michelin o 20/20 nella guida dell’espresso.
Una delle cose che maggiormente aveva colpito l’immaginazione e la fantasia mia e di mio fratello erano le polpette di farro.
Noi, bambini napoletani, non avevamo mai visto il farro, non sapevamo cosa fosse, non si vedeva sulle nostre tavole.
In onore di mio fratello e del signor Aquilanti, chissà dove sarà in questo momento, ho provato a riprodurre le polpette di farro.
Sicuramente le mie non avranno nulla in comune con le originali, saranno passati almeno 25 anni da quando le ho mangiate e per giunta ero una bambina, anzi una poppante…



POLPETTE DI FARRO

Mettere a bagno 300 gr di farro per 4 o 5 ore.
Tritare mezza cipolla con 1 carota e 100 gr di pancetta dolce, fatele appassire in un filo d’olio, aggiungendo dell’acqua.
Aggiungere il farro, ricoprire con del brodo vegetale e portare a cottura, tenendolo ben asciutto.
Salate e aspettate che si raffreddi bene.
A questo punto pesate 200 gr di farro già cotto, aggiungete 2 cucchiai di parmigiano, 1 tuorlo d’uovo e 2 cucchiai di pangrattato e tritare il tutto per qualche secondo nel mixer, mi raccomando solo qualche secondo, in modo che il composto non diventi una purea, ma che restino dei pezzettini di farro.
Nel frattempo fate un battuto di odori e fatelo consumare in un tegame con un filo d’olio allungando con dell’acqua ogni tanto, aggiungete un barattolo di pomodorini di collina (se non li trovate potete anche usare dei pelati o della passata), fate andare per qualche minuto.
Formare delle polpettine con il composto di farro e cuocetele nella salsa di pomodorini per una ventina di minuti circa, scuotendo il tegame ogni tanto,per evitare che attacchino

m'illumino di meno, la cottura passiva della pasta e la rivincita di mio fratello

venerdì 12 febbraio 2010

Pubblicato da Lydia 61 commenti


Ero sul punto di non partecipare a "m'illumino di meno", la giornata del risparmio energetico proclamata dalla banda di caterpillar, nota trasmissione in onda su radio2.
Non mi veniva in mente proprio nulla di “poco energetico”.
Poi è venuto in mio soccorso nientepopòdimenochè Elio Sironi, chef del Bulgari di Milano.
Non che Elio Sironi mi abbia chiamato al cellulare e mi abbia dato qualche saggio suggerimento, neanche che mi sia venuto in sogno declamando la soluzione ai miei problemi, semplicemente che Elio Sironi, la settimana scorsa ad Identità Golose, ha portato all’attenzione dei partecipanti al congresso il metodo di cottura della pasta che sta sperimentando nelle sue cucine: la cottura passiva.
In breve Elio Sironi porta l’acqua ad ebollizione, cala la pasta, lascia che l’acqua riprenda il suo bollore, aspetta 2 minuti, copre la pentola con il suo coperchio, spegne il fuoco e termina la cottura a fuoco spento.
Beh, un gran bel risparmio di gas, non c’è che dire, ma non viene fuori un gran papocchio?
Dovevo assolutamente provare e vi spiego il perché.
Una delle prime volte che da piccolo mio fratello era rimasto solo in casa, avrà avuto più o meno 5 anni, con grande fierezza aveva deciso di prepararsi un piatto di pasta tutto da solo, aveva fatto bollire l’acqua, l’aveva salata, e fin qui tutto secondo la regola, poi però aveva pensato bene di spegnere il fuoco e a quel punto di calare la pasta: si era confuso con il tè, aveva ammesso il piccolino!!!!
In quell’occasione non era venuto fuori proprio un piatto da gran gourmet, chissà se anche Sironi da bambino non abbia confuso, come mio fratello, la pasta con il tè, e partendo da quell’insuccesso, non abbia poi perfezionato la sua cottura passiva.
Insomma, per rendere giustizia a mio fratello, che viene ancora deriso dopo 30 anni, io ci ho provato.

Ho usato uno spaghetto di buona qualità, ed ho seguito proprio le indicazioni di Sironi, ho portato l’acqua ad ebollizione, ho calato la pasta, ho fatto riprendere il bollore, aspettato 2 minuti, messo il coperchio, ho spento ed ho lasciato che cuocesse passivamente, rispettando i tempi di cottura indicati sulla confezione della pasta utilizzata.
Ho scolato, e condito con un filo d’olio buono e dell’ottimo parmigiano grattugiato, nel pieno rispetto del risparmio energetico a cui questa giornata è dedicata.
La pasta era cotta bene e al dente, se abbia mantenuto un maggior quantitativo di principi nutritivi rispetto alla cottura canonica e se l'amido e il glutine non si siano dispersi nell'acqua, come sostiene Sironi, questo non ho gli strumenti per dirlo, posso solo testimoniare che la pasta era ben cotta e posso affermare senza tema di essere smentita che mio fratello Michele è stato veramente un incompreso precursore.

CORREGGO: mi ha chiamato mia madre per dirmi che mio fratello aveva 9 e non 5 anni all'epoca dei fatti, se avesse avuto 5 anni sarebbbe stata una madre snaturata a fargli utilizzare i fuochi!!!

PRECISO: come ho scritto nei commenti ho usato le pentole della AMC, che hanno un fondo molto spesso, che trattiene a lungo il calore, ed un coperchio perfettamente aderente

l'anno dell'acquario

giovedì 31 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 24 commenti


Mi avevano detto che questo 2009 sarebbe stato l’anno dell’acquario, che è il mio segno.
Bah! Mi chiedo, se non lo fosse stato cosa sarebbe successo.
Forse mi si sarebbe incendiata la casa, forse un meteorite avrebbe colpito in pieno la mia automobile, oppure, chissà un gruppo di alieni avrebbe potuto rapirmi e fare degli esperimenti genetici su di me, magari una tempesta magnetica avrebbe potuto far impazzire il mio kenwood.
Non voglio pensare a quanti e quali disastri sarebbero potuti accadere.
Allora, in barba a tutti gli studi astrologici, ho deciso una cosa, ho deciso che il mio anno sarà il 2010, che nel 2010 la mia vita sarà completamente rivoluzionata.
Ah sì, poco importa cosa dicono gli astrologi, nel 2010 non mi riconoscerete neanche più per quanto la mia autostima sarà cresciuta, per quanto le mie insicurezze e le mie paure saranno sconfitte, per quanta serenità e tranquillità io sarò riuscita a conquistare, per quanto i miei capelli saranno diventati lunghi e lisci e senza neanche una doppia punta.

Auguro di cuore a tutti voi che il 2010 sia anche il vostro anno

capa fresca, uova fresche e riflessioni

lunedì 14 dicembre 2009

Pubblicato da Lydia 33 commenti

Non so altrove, ma qui a Milano, si è sempre più spesso vittime delle mode anche nella gastronomia e nella ristorazione.
Mi capita oramai di frequente di vedere una ricercatezza artificiosa, affettata e maniacale, molto spesso inutile.
Spesso leggo nei menu di alcuni ristoranti, nomi e marche di pasta altisonanti, che nella realtà non valgono neanche la metà rispetto ad alcune paste da supermercato o di pastifici artigianali davvero di qualità superiore.
Tutto ciò per dire che non è sempre vero che se un prodotto è più costoso o arriva da chissà dove, è migliore di un altro più abbordabile.
Io sono una grandissima sostenitrice dei prodotti di primissima qualità, ma solo quando la qualità sia davvero tale e non solo fumo negli occhi.
Se non noto quasi nulla di diverso tra una famosa acqua delle Fiji e una “volgare” acqua di fonte delle Dolomiti, posso anche affermare che se mangio una mousse al cioccolato realizzata con un cioccolato belga mi accorgo che non sto mangiando un qualunque cioccolato fondente.

Fatta questa lunghissima premessa passo al nocciolo della vicenda.
La moda del momento qui a Milano è l’uovo di Parisi, non c’è ristorante in voga, o aspirante tale, che non abbia nel suo menu almeno un piatto a base di questo benedetto uovo.
Pare che le galline produttrici di questa rarità siano solo di razza bianca livornese e bevano latte di capra (giuro, non sto scherzando).
“Bah!” Questa è stata la prima reazione di Virginia e mia.
Che sarà mai e cosa potrà mai avere di diverso da un uovo acquistato in cascina, figlio di galline razzolanti all’aria aperta, libere di nutrirsi di erba, di fieno e di quello che trovano, come accadeva un tempo?

E così, molto, ma molto scettiche, io e la mia fida amica siamo partite con una degustazione comparata alla cieca.
Abbiamo acquistato le famose uova di Parisi a ben 1.10 € cadauna e una fantastica confezione di uova in cascina a 1 euro la confezione da 6.

Ognuna di noi ha preparato all’altra le 2 diverse uova nel medesimo modo, cioè cotte in forno a bagnomaria per una decina di minuti.
Entrambe eravamo certe che non avremmo notato alcuna differenza, che le 2 uova avrebbero avuto lo stesso sapore di uovo.
Ci siamo dovute ricredere, per entrambe non ci sono stati dubbi. L’uovo di Parisi sa più di uovo, non chiedetemi altre descrizioni strane, posso solo dirvi che ha un sapore molto più intenso ed una consistenza più pastosa.
Chapeau!!

Non so dirvi cosa potrebbe accadere alla mia pasta frolla o al mio pan di spagna utilizzando tali uova, non so dirvi se potrei notarne davvero la differenza, per ora per quelli mi accontento delle uova di cascina ad 1 € la confezione. Resta il fatto che a mio modesto avviso l'uovo di Parisi è davvero diverso.

Si, lo so, come si dice dalle mie parti teniamo la capa fresca, ma proprio non abbiamo resistito

ci risiamo

lunedì 26 ottobre 2009

Pubblicato da Lydia 106 commenti


Per questo post mi toccherà chiedere i danni a qualcuno.
Mi sono vista costretta a rifare la caprese bianca al limone per fotografarla, e poi mi è toccato pure mangiarla.
Avete presente quante calorie possono avere 150 gr di burro e 200 gr di cioccolato bianco tutti insieme???
Tutta la fatica della mia settimana di disintossicazione buttata all’aria.
Questa è una mia vecchia ricetta, di quando bambina muovevo i primi passi sul vecchio forum di cucinait, stiamo parlando del 2000/2001.
All’epoca mi era venuto in mente di modificare un’altra mia ricetta, quella della caprese al cioccolato trasformandola nella versione bianca.
Per carità, nessuna grande invenzione, non sono un novello Escoffier, ma all’epoca ne andavo così fiera, l’avevo anche portata ad uno dei primi raduni di cucinait, quello di lodi vecchio del 2003 (ho anche il file del librino).
Poi un giorno di circa 3 anni fa ritrovai la caprese bianca al limone su un libro, uno di quelli tratti da una nota trasmissione televisiva: la mia ricetta, riproposta con le mie stesse parole, un semplicissimo copincolla o una involontaria trasmigrazione?
Assieme a questa ricetta ce ne erano altre da me riconosciute perché proposte da persone a me care, tra cui Elena D.G.
Naturalmente nella pubblicazione non venivano riportati gli autori delle ricette né, tanto meno, eravamo stati interpellati per la citazione.

Vi chiederete come mai dopo anni ritorno su questo avvenimento.
E’ perché, ahimè, c’è stata un’altra illustre vittima di un analogo comportamento che non esito a definire, deontologicamente molto poco corretto;
è perché sono anni che pubblichiamo ricette, e lo facciamo per passione, perchè ci piace sperimentare, cucinare, condividere il nostro patrimonio familiare, ma ciò non può autorizzare altri ad approfittarsene e a prendersi meriti non propri;
è perché ci si deve indignare per tutte le ingiustizie, quelle piccole e quelle grosse, altrimenti finiremo per abituarci ad abbassare la testa e a tollerare tutto;
è perché esiste un'etica, una morale, esiste persino la buona educazione e la gente troppo spesso se ne dimentica;
è perché detesto la scorrettezza, detesto la mancanza di rispetto, detesto chi si approfitta degli altri, ancor di più se lo fa per lucro;
è perchè chiedere non costa nulla, ringraziare neanche.

Tutta la mia solidarietà ad Adriano e alla SUA crostata mele e mandorle apparsa come d’incanto nella solita trasmissione televisiva, voi, invece, dopo questo pippone, sciroppatevi uno dei tormentoni dei bei tempi andati

TORTA CAPRESE CIOCCOLATO BIANCO E LIMONE

INGREDIENTI: (ruoto diam. 24cm)
170 gr zucchero
200 gr cioccolato bianco
200 gr mandorle con la pelle
150 gr burro
5 uova
buccia di 2 limoni grattugiati e il succo di 1 (se vi piace molto limonosa abbondate pure)

PROCEDIMENTO:
Tritare le mandorle con lo zucchero, sciogliere il cioccolato con il burro ( io uso tranquillamente il microonde a bassa potenza, aggiungendo il burro solo alla fine), sbatterele uova. Mescolare tutti gli ingredienti.
Infornare in forno già caldo per 10 min a 200 gradi e per 40 min a 170 gradi.

Se volete farle monoporzione come le mie, utilizzate uno stampo un pò più grande (26 cm di diam, altrimenti vengono troppo alte) e una volta raffreddata e sformata tagliate la torta con un coppapasta della misura desiderata

In un vecchio buffet realizzato con Giovanna e Mariella avevamo preparato un mega piattone di minicapresine bianche e nere di grande effetto

P.S.
Vi suggerisco di leggere anche il post di Adriano in tal proposito

P.S.2
Vorrei ringraziare tutti coloro i quali ci stanno dimostrando stima, amicizia e solidarietà, in particolare Artemisia Comina e la sua madame alticcia (altro furto celebre), Ornella, Genny , Virginia, Dada, Tinuccia, Gaia, Rosemarie, Ciboulette, Patrizia, Caterina, Gambetto.
Spero di non aver dimenticato nessuno di quelli che hanno preso a cuore questa vicenda

AGGIORNAMENTO DEL 3 NOVEMBRE
Non riesco a ringraziare tutti coloro i quali si sono mobilitati, hanno scritto post sull'argomento e ne hanno parlato su facebook.
Grazie davvero, è bello sapere che ci sono ancora tante persone in grado di indignarsi anche per le piccole ingiustizie di tutti i giorni

faccio outing

venerdì 23 ottobre 2009

Pubblicato da Lydia 24 commenti

Io non ho mai amato particolarmente la carne, non mi piace mangiarla, sono cresciuta con quelle fettine in padella che avrebbero fatto arricciare il naso a chiunque, quelle che, piene di ormoni, si riducevano drasticamente rilasciando una pozza di un liquido non meglio identificato.
Di conseguenza non mi piace cucinarla.
Ho cominciato a mangiarla con gusto solo quando sono andata a vivere in Toscana, dove la carne è Carne.
Qui a Milano la compro ogni tanto, la mia anemia mi impone di mangiarla.
Uno dei tagli che preferisco è il filetto di maiale, economico, tenero e gustoso.
Avevo dei melograni, Virginia mi ha detto che il melograno si può premere come un’arancia, geniale direi, ne è venuto fuori questo filetto caramellato al melograno




FILETTO CARAMELLATO AL MELOGRANO
1 filetto di maiale
50 gr di zucchero
1 dl di succo di melograno (ottenuto premendo con lo spremiagrumi 2 melograni)
Sale

In un pentolino fare un caramello chiaro con i 50 gr di zucchero e versare metà del succo di melograno, facendo bene attenzione perchè comincerà a sfrigolare tutto. Nel frattempo in una padella ben calda mettere il filetto di maiale inciso nella parte centrale e salato e fatelo rosolare ben bene. Irroratelo con il succo di melograno e fatelo cuocere per una decina di minuti, girando ogni tanto. Versare il caramello al melograno e ultimare la cottura.
Tagliare a fette e servire

Quando hai 8 anni

venerdì 10 aprile 2009

Pubblicato da Lydia 11 commenti


Lydia scrive:

Non è indifferenza quella per cui questo blog ha continuato a pubblicare ricette sembrando far finta di nulla.
Chi ha vissuto la paura per un terremoto, non la dimentica e spesso non trova le parole per raccontarla.
Io in questi giorni non riesco a guardare le immagini in televisione, ascolto solo la radio, lo stretto necessario.
Avevo 8 anni quando il 23 novembre del 1980 la terra tremò in Irpinia.
Io me lo ricordo come fosse ieri, ero a cinema a Piano di Sorrento con mio fratello ed i miei cuginetti : guardavamo “mia moglie è una strega” con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi.
Non ho mai finito di vedere quel film (non che mi sia persa nulla), ma ho sempre avuto paura che se lo avessi rivisto sarebbe successo di nuovo.
Poi mi ricordo le nottate tutti insieme a dormire all’aperto o a casa dei nonni, che era antica e aveva le mura spesse, la casa al mare requisita, e poi i containers, le baraccopoli che per anni sono state la casa di tanta gente.
E poi preferisco non ricordare più nulla e sperare che le cose vadano diversamente.
Alex di cuoche dell'altro mondo ha pubblicato un utilissimo post per chi volesse informazioni su donazioni e aiuti.
Vorrei solo dire 2 parole circa l'immagine che ho scelto per questo post.
Si tratta di una copia, fatta e regalatami da mia zia per la mia collezione di vesuvi, di uno dei Vesuvi che Andy Warhol realizzò per "terrae-motus", la mostra organizzata a Napoli da Lucio Amelio all'indomani del sisma dell'80
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Roberto scrive:
La nostra assenza di commenti riguardanti il terremoto in Abruzzo è stata volontaria. Sappiamo che nei primissimi giorni, tutti i mass media ne parlano e ne enucleandone i vari aspetti dai più tragici ai più, purtroppo, pietosi, a volte sopprimendo la dovuta dignità della sofferenza legittima e del tutto umana che si avverte in momenti come questi.
Vogliamo invece soffermarci su questa tragedia oggi che sono trascorsi già alcuni giorni e che abbiamo notato già una certa presa di distanza da parte del circolo mediatico nei confronti di questo triste e sconvolgente evento.
Vorremmo semplicemente ricordare a noi stessi che, anche se in televisione fanno di nuovo capolino, e nemmeno con tanta discrezione, i soliti programmi, il dolore, la sofferenza, il senso di smarrimento provato dagli italiani e non, presenti in quelle zone non si sono affatto affievoliti, anzi , il dolore diviene sempre più forte e lucido e gli interrogativi riguardanti il futuro si affacciano sempre più numerosi ed inquietanti; ebbene noi vorremmo ricordare tutto questo: lo sgomento continua e continuerà purtroppo anche dopo mesi ed anni...
Idealmente, noi vorremmo stare accanto a tutti coloro che stanno provando tutto questo.
La Pasqua é la festa religiosa maggiormente importante per coloro che credono: Pasqua é la vittoria definitiva della vita sulla morte e della speranza sulla facile, facilissima tentazione, tutta umana, della disperazione.

blog oscurato

martedì 10 febbraio 2009

Pubblicato da Lydia 5 commenti



Prendendo spunto da quanto si è diffuso su facebook nei giorni scorsi, ho deciso per oggi di “oscurare” il blog.
Non mi sono consultata con i miei soci Persi in cucina , Senzapanna e Roby, ma se li conosco anche solo un pò, sono certa possano condividere la mia scelta.
Non ho tanta voglia di discutere e di stare a fare grandi dissertazioni, penso che in certi momenti ci sia bisogno di silenzio, penso che la fine delle lunghe sofferenze di una donna non abbia bisogno di commenti.
La mia vuole essere una piccola forma di solidarietà e di rispetto nei confronti del dolore di una famiglia ed un'altrettanto piccola forma di protesta contro chi sta volgarmente strumentalizzando questo dolore, contro chi sta calpestando la nostra Costituzione, i nostri diritti

Anch'io mi unisco a Giovanna -sos pelagie-

martedì 27 gennaio 2009

Pubblicato da Lydia 3 commenti


E’ un po’ che seguo Giovanna , non la conosco, lei non sa neanche chi sia io, ma mi piace andare a curiosare sul suo blog, mi piace la sua isola, mi piacciono le cose che fa.
La sua isola è Lampedusa, di una bellezza mozzafiato, di cui da troppo tempo si parla, non per l’isola dei conigli, non perché lì ogni anno vanno a depositare le loro uova le caretta caretta, non perché vanta una varietà faunistica da fare invidia ai paradisi tropicali, non perché si mangia bene e c’è un mare bellissimo
Non voglio essere io a spiegare cosa sta succedendo, né cominciare inutili e sterili dibattiti politici, ma voglio segnalarvi SOS PELAGIE, il link che Giovanna ha chiesto di diffondere e voglio copincollare dal sito di Giovanna una lettera di Claudio Baglioni.
Baglioni da anni organizza lì a Lampedusa a settembre un concerto evento ‘O scià, proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell'immigrazione clandestina.

Un abbraccio virtuale a Giovanna e a tutti i lampedusani

Lettera a Lampedusa
Tra Africa ed Europa si apre un grande cielo.
Un cielo sotto la cui volta sono nate le più grandi civilità
Un cielo sotto il cui sguardo, l'uomo ha imparato a doventare uomo.
Un cielo lungo le cui rotte il mondo ha conosciuto se stesso
Quel cielo capovolto si chiama Mediterraneo
Nel cuore del cuore di quel cielo brilla una stella
Una piccola stella .
La più piccola di tutte.
La più piccola ma la più luminosa.
Una stella talmente luminosa,
che il suo raggio arriva in tutto il mondo.
Perchè quel minuscolo puntino di luce
nel cuore del cuore di quel cielo
è l'anima che lo anima
Quella stella si chiama Lampedusa
E' lei la stella più bella
E' lei che oggi rischiara la notte del mondo.
E' lei che insegna il significato della parola civiltà
E' lei che dimostra cosa vuol dire partecipazione
E' lei che restituice significato alla parola speranza.
E io posso dire con orgoglio : Sono lampedusano
Con orgoglio perche nell'ora più difficile,
la gente di LAMPEDUSA si unisce,
apre le braccia, la porta e il cuore
una cento milel volte.
E ogni volta quella luce brilla un po' di piu,
e arriva un po più lontano,
per indicare a tutti i naufraghi
-quelli della povertà e quelli della cecità-
la rotta per un mondo nuovo
grazie Lampedusa,
la tua umanità è maestra di umanità
il tuo coraggio è simbolo di coraggio,
il tuo cuore è vita per il cuore delmondo.
Se navigheremi seguendo la tua rotta
saremo, finalmente , marinei degni del magnifico mare dell'esistenza
e il mondo sarà davvero un posto degno di essere abitato
Amatela , amiamola, dunque questa piccola, straordinaria, terra.
Perchè è da qui che parte chi vuole imparare
ad amare la Terra intera

Claudio Baglioni
P.S.
Naturalmente la Giovanna di cui parlo non è la mia socia

Siamo fatti della stessa sostanza de...lla sugna

lunedì 24 novembre 2008

Pubblicato da Giovanna 21 commenti






Grazie a Dio, c'è Facebook.
Grazie a Dio ci sono, su Facebook, certi gruppi che ci aiutano a prendere consapevolezza di ciò che siamo, a dispetto delle nostre ridicole convinzioni su noi stessi.
Sarà che ieri ho rivisto "Vincitori e vinti". Amo quel film, soprattutto amo Montgomery Clift, la cui testimonianza ad uno dei processi di Norimberga, in qualità di vittima della sterlizzazione coatta da parte dei nazisti, è una delle cose più belle mai viste al cinema. Lui è un mostro, di una bravura paralizzante, roba che, casomai vi venisse in mente di darvi alla recitazione, vi farebbe passare le velleità nel tempo di un amen.
E poi, "Vincitori e vinti" ti ricorda tante belle cosine. Ti ricorda, per esempio, che al mondo c'è chi pensa di sapere meglio di te quanto vali e come sei fatto, chi pensa di poter decidere se sei degno di vivere oppure no.
Se il film non bastasse, ci pensa Facebook.
Fatte le debite proporzioni, s'intende; certo non ritengo equiparabili i crimini del nazismo a certe intolleranzucce da mentecatti che girano nel web.
Però.
Ho scoperto tanto di me, grazie a certi gruppi su Facebook.
Di me in quanto napoletana.
Sissignori. Grazie a questi benefattori, ai quali va tutta la mia gratitudine per la consapevolezza che mi hanno aiutata a raggiungere, guidandomi come un accecante faro sulla via dell'illuminazione, ho scoperto che:
- sono napoletana, perciò attraverso tutti gli incroci col semaforo rosso. Curioso che io sia ancora viva e non spiaccicata contro l'auto di un altro napoletano che arrivava dalla direzione opposta. Sono una miracolata. Accenderò un cero alla Madonna di Pompei, ora che lo so. Anzi, lo accenderò sotto la sacra icona di Cirino Pomicino che, ovviamente, tengo sul comodino.
- Sono napoletana, perciò lancio la spazzatura dalla finestra. Mi alleno ogni sera, non lo sapevate? Yes, ho certi bicipiti da far invidia a Schwarzenegger. Proporrò una petizione perché il lancio del sacchetto venga inserito tra le discipline olimpiche. Sempre che trovi qualcuno che me la scriva in un italiano corretto, visto che:
- sono napoletana, perciò non conosco l'idioma nazionale ma solo un vernacolo fatto di suoni gutturali, da subumani. Anzi, scusate un attimo... (jamm, guaglio', triccaballacche, scetavajasse e putipù, bell'e mammà, 'a pizza cu 'a pummarola 'ncoppa). Oh, mi sono sfogata; se non mi faccio sfuggire uno ue' paisà ogni tre parole mi prendono le crisi epilettiche e poi mi tocca sottopormi ad una terapia intensiva a base di film con Nino D'Angelo. Tre al giorno, durante i pasti. A base di casatielli, of course.
- Sono napoletana, perciò vivo al di fuori delle leggi, da sempre. E meno male che me l'hanno detto. Pensate che ho vissuto quarantasette anni nella convinzione che sfornare torte non fosse reato. Accidenti. Corro a costituirmi.
- Sono napoletana, perciò almeno trentatremila persone "non mi vogliono" (scrivono così...) in Italia. Vogliono spedirmi all'estero con tutta la regione e barattarmi. Ma davvero? Davvero davvero? Alleluja! Un affarone mica da niente: potrei ritrovarmi con Zapatero o con Obama, anziché con il liftato-lampadato!
- Sono napoletana, perciò non sono una persona. 'Azzarola, questo mi spiazza. Cosa sarò mai? Un minollo? Un rostocco? Uno dei nei di Bruno Vespa? Una corda vocale della Iervolino? E adesso chi glielo dice a mio marito?
- Sono napoletana, perciò abitualmente non mi lavo. Vorrei vedere una corda vocale che si lava. Ma che pretendete?
- Sono napoletana, perciò mi piace la sceneggiata e la interpreto pure, quotidianamente. E' impossibile che io ascolti i Pink Floyd. Davvero, giuro: su FB scrivono così. Se lo dicono deve essere vero. Acc... e adesso chi mi restituisce tutte le lire e poi gli euro che ho speso in dischi? Ah, no, dimenticavo: sono napoletana, perciò ascolto solo musica scaricata illegalmente...
- Sono napoletana, perciò considero Gigi D'Alessio il mio maestro di vita. Custodisco gelosamente la sua opera omnia per consultarla quando un dubbio esistenziale mi attanaglia. Sono ancora qui che mi chiedo "le domeniche d'agosto quanta neve che cadrà"?
- Sono napoletana, perciò quando gioco a carte, baro. Non sarebbe grave, se non fosse perché baro pure male. Altrimenti come si spiega che perdo sempre?
- Sono napoletana, perciò sono una scroccona, o, in alternativa, una parcheggiatrice abusiva o una bagarina. Se a 'sti tizi di FB serve un biglietto per andare a farsi un giro a quel paese, sì, proprio quello lì, ne ho quanti ne vogliono. Glieli fornisco pure gratis. Tanta generosità non è da napoletana, lo so. Ma che volete? Sono impulsi incontrollabili. Persino gli orologi fermi segnano l'ora giusta, due volte al giorno.
- Sono napoletana, perciò costoro si augurano che il Vesuvio mi seppellisca con tutta la mia città. Una nuova Pompei, dicono. Be', certe volte quasi me lo auguro, così non mi toccherà più sopportare la mia manifesta inferiorità rispetto a loro. Perché, Santi Numi, a tale culmine di imbecillità non potrei pervenire nemmeno dopo una lobotomia e una vagonata di elettroshock. C'è chi può e chi non può. Io non può. (Contenti? Dai, su, grupparoli di FB, sorridete: ho fatto un bell'errore sintattico proprio per farvi contenti. Anzi: squola, ho andato, sparizzione, prociutto e parmiggiano... Va meglio, ora?).

Però, però... mi viene un dubbio: che io sia oriunda? Che in realtà venga da Brembate di Sopra o da Forni di Sotto? Perché non mi chiamo né Chantal né Jessica né Sasha né Brooke. A sentir loro dovrei chiamarmi così. Non è strano? Come si spiega? Vale se mi faccio cambiare il nome all'anagrafe?

Comunque, mi sento in dovere di avvertire i venticinque lettori di questo blog.
Siete in pericolo.
Io sono napoletana. Lydia pure. Se n'è andata a Milano ma questo non la rende più degna. Roberto proviene da una famiglia campana. Daniela è mezza sarda. E Lisa, l'unica che abbia qualcosa di umano, è fiorentina, ma dice di sentirsi terrona.
Io vi ho avvisati. Poi fate come vi pare.

Quasi dimenticavo: ho in tasca i documenti della vecchietta che ho appena scippato, e pure un coltello, un machete e mezzo chilo di cocaina. Serve niente?