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pane raffermo in prestito

lunedì 15 ottobre 2012

Pubblicato da Lydia 64 commenti

Son tornata, come si suol dire "a volte ritornano".
L'occasione meritava: partecipare ad un contest per una buona causa  ed evitare di perdere un'amica, che sarebbe un danno gravissimo con la crisi che c'è in giro.
Così ho messo da parte la pigrizia e la stanchezza,  ho cercato nei meandri della mia memoria la password per entrare nel blog, ho tolto le ragnatele dal forno, ho trascorso 2 ore della mia vita a cercare lo stampo adatto, ho dovuto pendere al volo una laurea in ingegneria informatica per capire le modifice che il signor Blogger ha apportato negli ultimi mesi e ce l'ho fatta anch'io a partecipare a "IO NON MANGIO DA SOLO"  il contest di Virginia a sostegno delle iniziative di ProgettoMondo Mlal.
Requisito essenziale per partecipare al contest (che scade alla mezzanotte di domani) è che la ricetta sia a base di pane: io ci tenevo che la ricetta fosse soprattutto antispreco e che fosse realizzata con avanzi di pane secco e fondi di frigorifero, perchè se è vero che ci sono 1 miliardo e 200 milioni di persone che non si nutrono a sufficienza, è altresì vero che buona parte dei rimanenti 5 miliardi e passa sperperano a piene mani.
Unico problema: non compro e non faccio pane ultimamente, di conseguenza non avevo a disposizione resti secchi, quindi è bene sappiate che il pane raffermo utilizzato per questa ricetta è preso in prestito.
Mi sorge un dubbio: ora mi toccherà comprare del pane e lasciarlo seccare per renderlo a chi me lo ha gentilmente prestato nel momento del bisogno, o posso anche restituirlo fresco?





FRITTATA DI PANE RIPIENA
io l'ho cotta in forno, ma potete prepararla in padella come una qualunque frittata.
Le dosi sono assolutamente indicative, vi verrà bene sia che prevalga il pane sia che prevalga l'uovo.

per 300 g circa di pane raffermo
4 uova
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
avanzi di salumi (io ho usato del prosciutto cotto)
avanzi di formaggio (io avevo del provolone piccante)
sale
olio

Spugnare il pane nell'acqua e strizzarlo bene.
Sbattere le uova, salarle, aggiungere il pane ed il parmigiano grattugiato e mescolare.
Ungere accuratamente uno stampo dal diametro di 15 cm, versare la metà del composto uova-pane, farcire con formaggio e salumi a pezzetti, completare con l'altra metà del composto uova-pane ed infornare a 180° per circa mezz'ora.


Avevo già pubblicato qui una ricetta molto simile.


Ricetta e contest a parte ci tengo a ringraziare chi continua a scrivermi, a chiedere e a preoccuparsi per me.

un libro per i bambini di Rocchetta

giovedì 23 febbraio 2012

Pubblicato da Lydia 35 commenti

Ve la ricordate l'alluvione che aveva colpito la Liguria ed in particolare la Cooperativa Sociale Gulliver ed i bambini di Rocchetta Vara?
Ve lo ricordate il mercatino sui Navigli di Milano in cui avevamo raccolto fondi vendendo biscotti travestiti da decorazioni natalizie? E poi quello a Roma alla Chiesa Valdese?
Ebbene ancora una volta chiedo il vostro aiuto.
Patrizia Bosso ha raccolto in un libro molto grazioso più di 250 ricette regalate da altrettanti blogger.
C'è anche una mia ricetta.
Il libro è in vendita solo presso il sito dell'editore: "libero di scrivere" e costa 18,50 .
Compratelo, è per una buona causa: i proventi andranno alla Cooperativa Sociale Gulliver.

consigli e suggerimenti per un evento open

lunedì 13 febbraio 2012

Pubblicato da Lydia 48 commenti

Non sono stata travolta dall'ondata di maltempo, nessuna nevicata mi ha impedito di raggiungere un pc, il gatto non ha mangiato la tastiera e gli alieni non mi hanno rapita, sono solo stata assente ingiustificata per quasi 2 mesi e non ho scuse, ma se può interessarvi sono qui, ancora viva e vegeta.



Neanche il tempo di rientrare che vi chiedo subito una mano per un progetto, molto bello, in cui sono stata coinvolta da un caro amico: Gianluca Biscalchin, illustratore e giornalista, che se malauguratamente ancora non doveste conoscere vi consiglio di andare a farlo immediatamente.
Dal 15 febbraio avrà inizio un progetto alla Triennale di Milano che si chiama Open, è un progetto che coinvolge diverse aree tematiche (cibo, design, sport, famiglia, arte e musica) e la loro evoluzione nell'era della tecnologia. E' un progetto aperto a tutti e l'area di discussione che interessa me è guarda caso il cibo...
Openfood attraverso una serie di eventi, che dureranno un paio di settimane, vuol raccontare il cibo nell'epoca dei tablet, vuol capire come sia cambiata la nascita di un alimento o di un piatto con l'avvento del web e delle nuove tecnologie.
E allora è stato chiesto a me e ad altri blogger di fare da padrini ad un prodotto d'eccellenza, di raccontarlo e di coinvolgere i lettori nella scelta di una ricetta che possa valorizzarlo. A me l'onore di raccontare l'olio di nocciole di Pariani.
Ed a voi chiedo: come utilizzereste un ottimo olio di nocciole piemonte IGP? Quale secondo voi l'abbinamento più adatto? Non servono ricette particolarmente complesse, solo un consiglio in un commento a questo post.
Il suggerimento che mi convincerà più di tutti mi accompagnerà giovedì 16 febbraio alle 12 nella sala lettura della Triennale di Milano.

Se siete a Milano siete invitati tutti perchè Open è aperto a tutti e culminerà mercoledì 29 febbraio con "la cena della rete" in cui chefs veneti, lombardi e piemontesi (Lorenzo Cogo, Manuel e Christian Costardi, Cesare Battisti, Alessandro Negrini e Fabio Pisani e Gianluca Fusto) porteranno un prodotto d'eccellenza di queste terre e lo cucineranno presentati da 5 bloggers della rete.
Qui tutte le informazioni per partecipare

sono deficiente

lunedì 19 dicembre 2011

Pubblicato da Lydia 68 commenti

La mia cucina è chiusa da tempo immemore, i fornelli non sono mai stati così limpidi, mai arrivate bollette dell'elettricità così basse, segno che il forno è lì che giace abbandonato, nessun profumo di biscotti nè puzza di cipolle ad impregnare casa e vestiti, i vicini stanno vivendo un periodo di pax kenwoodiana, è un po' che non sono svegliati ad orari improbabili da rumori di apparecchi molesti.
So bene di essere deficiente... manchevole nei confronti di chiunque capiti da queste parti.
Passerà e tornerò a cucinare e a scrivere.
Oggi una torta dei miei amici calycanthi di mele e mandorle, tratta dal loro libro sulle torte di mele edito da Guido Tommasi, delizioso, un'ottima idea per Natale.



TORTA DI MELE E MANDORLE
Per uno stampo da 22 cm

150 g Zucchero
4 Uova
100 g Farina 00
100 g Mandorle
1/2 Bustina di lievito
3 Mele (120g circa l'una)
Succo di un limone
Zucchero al velo per guarnire

Tritare le mandorle finemente, sbucciare e tagliare a fettine le mele e bagnatele con il succo del limone. Montare i tuorli con lo zucchero fino a quando il composto diventa bianco e spumoso. Aggiungere la farina insieme al lievito mescolando delicatamente, poi le mandorle. Infine unire le mele sbucciate. In ultimo gli albumi a neve. Versare l'impasto in uno stampo imburrato e infarinato e cuocere a 180°C per circa 1 ora (prova stecchino). Sfornare, aspettare qualche minuto e sformare. Quando la torta è fradda cospargere con zucchero al velo, cosa che io non faccio perchè odio lo zucchero al velo

sono un uomo fortunato...

lunedì 12 dicembre 2011

Pubblicato da robertopotito 33 commenti


Sì ebbene sì...sono un uomo molto, ma molto fortunato.
A quanti di voi è capitato di trovarsi in un periodo di lavoro intenso e massacrante e nello stesso tempo di dovere organizzare un'iniziativa importante che vi vede alle prese con la preparazione casalinga di 60/70 panettoni, di temere di non potercela fare e di avere un paio di amiche intrepide che accorrono in vostro aiuto??
Non ho chiesto aiuto direttamente, ma i miei due angeli lo hanno capito e non hanno esitato.
Sono piombate con leggiadra eleganza a casa mia e per ben due giorni hanno impastato, steso sfoglie, fuso cioccolato, tostato mandorle e quant'altro producendo chili e chili di dolcetti, biscotti e madeleines salate: tutto squisito e tutto perfetto.
Al sottoscritto è stato amichevolmente ed amorevolmente consigliato di farsi da parte, di rilassarsi; al massimo di fumarsi una sigaretta.
E poi come se non bastasse, le mie due amiche hanno pensato bene di diffondere la notizia del mercatino di Natale presso la Chiesa valdese di Roma in piazza Cavour in tutto il web, ed hanno pensato ancora meglio quando hanno deciso che una parte potesse essere devoluta ai bambini di Rocchetta Vara.
Numerosi bloggers e non hanno aderito all' appello, inviando pacchi di autentiche meraviglie che troneggiavano sul mio banchetto di vendita.
Allora, sono o non sono un uomo fortunato??
Avrei voluto pubblicare un paio di foto che ritraevano i miei dolci angeli all'opera, ma non hanno voluto.
Se non l'aveste ancora capito si tratta di Lydia (dal fascino inquietante) e di Giovanna (dall'inquietante fascino).
Che dire? Grazie a tutti coloro che hanno generosamente pubblicizzato l'evento, che hanno partecipato direttamente ed indirettamente al mercatino di Natale alla Chiesa Valdese.
L'incasso del nostro banco è stato di circa 1200 euro ed una parte (600 euro) è stata devoluta alla comunità alloggio di Rocchetta Vara, il resto ad opere che seguo personalmente, in particolare case di riposo e opere per l'infanzia

Un ringraziamento particolare va a Jajo, a Cindystar, a Patrizia, a Maite e Marie, ad Artemisia, a Caris, a Cristina



PANDOLCE GENOVESE

600 G di farina forte (W superiore a 320)
12 g di lievito di birra
150 g di zucchero semolato
140 g di burro morbido
50 g di uvetta
25 g di arancia candita
60 g di pinoli leggermente tostati in forno
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino raso di sale fino
acqua a temperatura ambiente q.b.
qualche mandorla per decorare

ESECUZIONE

Il giorno precedente, preparate una piccola biga poolish con 100 grammi di farina, 100 grammi di acqua a temperatura ambiente ed il lievito di birra sbriciolato.
Lavorate il tutto non troppo a lungo. Coprite la ciotola con della pellicola e fate fermentare.
Il giorno successivo, riprendete la poolish alla quale aggiungerete la rimanente farina assieme allo zucchero ed iniziate ad aggiungere poca acqua fino a quando non avrete intriso la farina, la biga e lo zucchero.
Lasciate riposare l'impasto molto, ma molto granuloso per circa un quarto d'ora.
Riprendetelo ed unite l'acqua necessaria ad ottenere un impasto alquanto sodo.
A questo punto, incorporate il burro in almeno un paio di riprese: non aggiungetene altro se il precedente non sarà stato ben assorbito dal vostro impasto.
Alla fine della lavorazione, otterrete un impasto morbido ed elastico.
Ungetelo con del burro, copritelo con della pellicola e fatelo riposare per circa un paio di ore (dovrà raddoppiare il proprio volume).
Riprendete l'impasto ed incorporatevi con delicatezza l'uvetta, l'arancia candita, i pinoli e per ultimo i semi di finocchio.
Arrotondate bene l'impasto e fatelo riposare in una teglia un pò alta fino a completo sviluppo.
Ungete di tanto in tanto la superficie con del burro molto morbido per evitare la disidratazione.
Al momento della cottura, praticate un taglio a croce ed infornate a 190° per circa 1 ora e trenta.
Personalmente non ho utilizzato alcuna teglia ed ho lasciato il pandolce che si sviluppasse liberamente.

stavolta tocca ai romani

mercoledì 30 novembre 2011

Pubblicato da Lydia 46 commenti

Oramai lo sanno anche le pietre: domenica siamo state a Milano sui Navigli, abbiamo venduto le nostre decorazioni natalizie commestibili, le borse di Stella, i bijoux di Francesca, i semini di basilico.
E' andata benissimo, le pietre sono a conoscenza anche di questo: abbiamo raccolto quasi € 1600 che sono stati già inviati ai bimbi di Rocchetta Vara.


Sabato 3 dicembre, forse questo le pietre non lo sanno ancora, tocca ai romani.
Come ogni anno si terrà il mercatino di beneficenza gestito da Roberto alla Chiesa Valdese in piazza Cavour.
Roberto sta già preparando i soliti panettoni, che vi consiglio di prenotare perchè vanno a ruba, mentre Maite, Ciboulette, Artemisia, Caris, Giovanna, Cinzia, Patrizia, Jacopo sono già tutte all'opera per preparare biscotti, zelten, taralli, pesto e dolcetti vari.
Una percentuale del ricavato andrà ai bambini di Rocchetta, il resto verrà utilizzato come al solito da Roberto per iniziative benefiche da lui stesso seguite.

Vi aspettiamo numerosi sabato 3 dicembre dalle 10,30, e per tutta la mattinata, alla Chiesa Valdese di piazza Cavour, con ingresso da via Marianna Dionigi.
Se vorrete potrete fermarvi anche a pranzo, verrà allestita una sorta di tavola calda home made.

P.S.
Vi preghiamo di diffondere la notizia, stavolta non saremo per strada ed avremo bisogno del vostro passaparola

Milanesi a rapporto

venerdì 25 novembre 2011

Pubblicato da Lydia 47 commenti

La rete ha un cuore grande, molto grande.
Può capitare che una foto su facebook o un post su un blog possano generare catene di solidarietà del tutto inaspettate.
E' capitato l'anno scorso con le 99 colombe, qualche settimana fa con L'Officina di cucina di Chiara e di Claudia, che per la cronaca martedì ha riaperto con grande emozione di tutti, ed è quello che sta accadendo in questi giorni per i bambini di Rocchetta Vara.


Tutto ha inizio con un post in cui Patrizia, una cara amica blogger genovese, racconta di due case famiglia distrutte dalla recente alluvione in Liguria, di 20 bambini rimasti senza casa, senza vestiti, senza libri, senza giochi, senza nulla di nulla, di una cooperativa, che di questi bambini si occupa, senza più neanche una sede. Tutto spazzato via dalla forza devastante dell'acqua e del fango, il 25 ottobre.
Nasce l'idea di raccogliere ricette e di farne un libro i cui proventi andranno alla Cooperativa sociale Gulliver per i bambini di Rocchetta Vara, così i foodblogger della rete si attivano e si mettono ai fornelli.
Ma non basta, servono fondi: i bambini hanno perso tutto. E' un susseguirsi di idee e di iniziative, così da un brainstorming su facebook nasce l'idea di un banco al mercatino sui Navigli a Milano, domenica 27 novembre.
Le foodblogger venderanno decorazioni natalizie commestibili, non hanno i permessi necessari per vendere alimenti preparati da loro, per cui si adattano e scatenano la loro fantasia: i biscotti saranno palline natalizie o decorazioni da attaccare all'albero, saranno alberelli o campanelli da mettere sulle tavole.
Ma credetemi è tutto roba assolutamente commestibile ed anche molto buona, con o senza permessi.
Andate a trovarle domenica sui navigli, le riconoscerete dal naso freddo e dal sorriso caldo, sul loro banchetto ci sarà scritto a caratteri cubitali "Un filo per...i bambini di Rocchetta", che è il filo della solidarietà che ha unito tutte loro, il filo sottile e resistente della speranza che i bambini di Rocchetta possano tornare quanto prima alla normalità.
E se non doveste trovarle sul ponte del naviglio grande (Ripa di Porta Ticinese, fronte Darsena) dalle 9,30 fino ad esaurimento scorte, andate direttamente a San Vittore probabilmente saranno state portate lì dai vigili con la forza.
Chi vi scrive è una di queste foodblogger e vi ringrazia sin d'ora per l'aiuto che potrete dar loro.

Tra le altre cose troverete:
gli alberelli di pane di Cindystar


Le campanelle di Reb


I biscottini di panpepato di Diletta


gli alberelli glassati di Sarah



lebkuchen, paste di meliga, frolle al cioccolato di Daniela, di Patrizia, di Benedetta, di Alice, di Simona

P.S.
Oltre alle decorazioni commestibili, potrete trovare anche portatorte e borse di Stella


i bijoux di Francesca



le splendide corone di Virginia



P.S.2
il 3 dicembre toccherà ai romani, saremo al mercatino alla Chiesa Valdese in piazza Cavour, una parte del ricavato andrà ai bambini di Rocchetta.
Lì troverete anche i panettoni di Roberto

Succede, purtroppo

mercoledì 16 novembre 2011

Pubblicato da Lydia 10 commenti


"Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede."

Non è farina del mio sacco, queste parole sono di Alessandro Baricco, che ammetto di non amare molto, ma quando avevo letto Oceano Mare, avevo pensato che sì, è proprio così, a volte succede, spesso succede.
Chiara e Claudia 3 mesi fa avevano messo sù un ristorante, con cura, con dedizione, con amore, era il loro sogno, "Officina di cucina", a Genova. Poi la vita, nella fattispecie l'alluvione, in un attimo ha smontato tutto.
Chiara e Claudia non si sono perse d'animo, stanno lavorando sodo per poter riaprire, ma la solidarietà blogger sta dando loro una mano, sì Chiara è una blogger. Perchè è così quando la vita ti smonta i sogni che avevi costruito è bello non sentirsi soli.

L'altra sera ero davanti al pc, nel gruppo facebook aperto per scambiarsi idee, per cercare di trovare qualcosa da fare per poter dare loro una mano, e in poche ore c'è stato un susseguirsi di messaggi: Sigrid ha ottenuto un kitchen aid, la Alessi rifornisce di tazzine, alla pasta ci pensa Garofalo, Chiara ha reperito riso e zucchero....
Ma c'è ancora tanto da fare.

Queste sono le urgenze, come potrete vedere alcune sono risolte, ora c'è bisogno di liquidità per poter sistemare velocemente il locale e poter riaprire:

- Ripristino impianto elettrico (se ne fa carico il proprietario dei muri)
- Bancone cucina 160 x 100 x h.90
- Lavastoviglie (sono stati ordinati i pezzi di ricambio, molto costosi)
- Lavabicchieri
- 2 frigoriferi della prima sala ( non si sa ancora se funzioneranno, una volta asciutti)
- Frigorifero vetrinetta prima sala: c’è da cambiare almeno un pezzo, ma bisogna ancora chiamare il frigorista di riferimento)
- Lucidatura pavimento
- Porte del bagno (2 ) : sono gonfiate, il falegname deve riadattarle
- Verniciatura della porta del vano elettrico (prima sala) e dei banchi (sempre prima sala)
- Imbiancatura muri (tutti i vani) risolto!
- Arredi: tavoli, sedie: per ora potrebbe bastare una verniciatura ma alla lunga non reggeranno

Sono stati danneggiati, e devono essere ricomprati:
- Kenwood impastatrice (o similare) grazie a Sigrid e Kitchen Aid, habemus planetaria!
- Robot da cucina
- Bimby
- tazze caffè le abbiamo grazie alla Alessi!

Sono state irreparabilmente danneggiate:
- Farina (scorta del mulino Marino) grazie a Mariachiara e Fulvio Marino, la farina c'è!
- Pasta (scorte) grazie a Garofalo abbiamo risolto!
- Riso Riserva San Massimo ci ha offerto aiuto. E Alce Nero, con Chiara si è associato. Grazie!
- Zucchero Giulietta e Chiara, Cuneo Zuccheri, Alce Nero, grazie!
- altri generi alimentari, non immediatamente deperibili: formaggi, conserve, caffè etc, tutto serve!

Chiunque di buon cuore volesse contribuire può fare un bonifico, anche di modesta identità, l'unione fa la forza


IBAN: IT86T0617501410000001648580
Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO

Un ringraziamento particolare a Cobrizo per il banner, a Babs e a Mariachiara motori dell'organizzazione e a tutti coloro i quali hanno mosso e stanno muovendo mari e monti

la storia, interamente inventata, di nonna Fanette

lunedì 14 novembre 2011

Pubblicato da Lydia 26 commenti


Un giorno qualcuno mi arresterà per appropriazione indebita di parente altrui, ne sono quasi certa.
Ci avevo provato l'anno scorso con la mamma di Silvia ed il suo fantastico latte brulèe e mi era andata bene, nessun agente in divisa aveva bussato alla mia porta.
Stavolta la mia vittima è nientepopodimenochè l'illustre nonna del fotografo calycantho, la nonna Fanette.
Me ne sono innamorata appena ho letto di lei e del suo Quatre-quatrs su una delle ultime fatiche di Marie Ferrè e Maria Teresa Di Marco "Torte di mele" edito da Guido Tommasi: "Nonna Fanette, sbarcata a Roma con l'inganno e rimasta per amore, portava con sè le ricette dal cuore di burro della sua Bretagna".
E' incredibile come 24 parole in fila lette nell'introduzione ad una ricetta possano scatenare la fantasia perversa di una squilibrata come me.

E' il dicembre del '46, Italia e Francia sono da poco uscite dalla Guerra, la voglia di ritornare a vivere è tanta, Fanette, giovane e avvenente fanciulla bretone, riceve un misterioso invito al ballo di fine anno a Palazzo Farnese a Roma. Impossibile mancare ad un evento simile.
E così Fanette parte, il viaggio in treno è lungo, ma a Roma c'è ad attenderla la cugina Janette trasferitasi da Parigi prima della guerra e ben felice di ospitarla.
E' il 31 sera, sono le 20, Fanette in tutto il suo splendore e la sua avvenenza è davanti all'ingresso di Palazzo Farnese, con sommo disappunto si rende conto che Palazzo Farnese è chiuso, nessuna festa, nessun ballo è in programma per quella sera.
E' interdetta, è arrabbiata, chi può averle giocato un simile scherzo? Si volta di scatto, ha solo voglia di scappare via, quand'ecco apparire davanti ai suoi occhi Antonio, giovane musicista di belle speranze e di bella presenza, che avendo un giorno visto una foto di Fanette in casa di Janette ne era rimasto folgorato e non aveva trovato modo migliore per conoscere chi le aveva rubato il cuore che inviarle quell'invito ad un ballo inesistente.
E' inutile dire che per Fanette è amore a prima vista, lei e le sue ricette dal cuore di burro non hanno più fatto ritorno in Bretagna.

Ora sia ben chiaro, questa storia su Nonna Fanette è solo frutto della mia immaginazione solleticata dall'introduzione ad una ricetta che mi è piaciuta molto, come il libro che la contiene.
Chiedo venia a Maurizio Maurizi, fotografo calycantho nonchè nipote di nonna Fanette e naturalmente a nonna Fanette, la cui storia sarà sicuramente più bella di quella inventata da me.
Spero non me ne vogliano



QUATRE-QUARTS di nonna Fanette

per 8 persone
3 mele
2 uova
100 g di farina
100 g di zucchero + 5 cucchiai
100 g di burro
1 cucchiaino di lievito

Sciogliete il burro a bagnomaria, lavoratelo poi con lo zucchero, unite le uova, la farina e il lievito, un ingrediente alla volta, mescolando bene con un cucchiaio di legno.
Sbucciate le mele, privatele del torsolo, tagliatele a dadini e mettetele in uno stampo foderato di carta forno e imburrato.
Preparate un caramello con i 5 cucchiai di zucchero e appena si scurisce versatelo sopra le mele nello stampo, quindi ricoprite con l'impasto.
Infornate in forno già caldo a 200° C per 40-40 minuti

ancora sulla sindrome dell'emigrante

lunedì 24 ottobre 2011

Pubblicato da Lydia 23 commenti


A volte penso che dovrei scattare qualche foto alle mie valigie, quelle che fanno con me il viaggio da Napoli a Milano, quelle che poi trascino per 2 piani senza ascensore e che prima o poi mi costeranno la schiena, quelle il cui interno un giorno esploderà e distruggerà tutti i miei vestiti.
Si, poi dovrei proprio mostrarvele quelle foto, anche se a dire il vero, pensandoci bene, forse farei meglio a nasconderle, perchè non farebbero altro che alimentare lo stereotipo ancora in voga del napoletano emigrante, quello con i polli nella valigia di malafemmenana memoria.
Ma è così, è bene me ne faccia una ragione, la sindrome dell'emigrante, di cui avevo già avuto modo di parlare in occasione del viaggio in treno di un baccalà, aumenta vertiginosamente con l'età.
E siccome non c'è mai limite al peggio stavolta le valigie hanno fatto una tappa intermedia tra Napoli e Milano: Londra, dove ero stata invitata a colazione per l'inaugurazione del nuovo "Centre of Excellence" di Scholtès.
Stavolta nel viaggio Napoli-Londra-Milano mi hanno accompagnato:

  • n.1 barattolo da 500 g di ottimo tonno sott'olio di Cetara
  • n.1 confezione di latta di caffè kimbo gold medal che a Milano non si trova, fa nulla che io non bevo caffè: è un regalo
  • 1 kg di taralli appena sfornati
  • 2 kg di semola di grano duro dei molini de vita
e soprattutto 4 preziosissimi barattoli di pomodorini fatti dalle sapienti mani della mia amica Palmira, quella delle arance e della Tanta Lemon.
E così non ho resistito ed ancora una volta, chiedendo umilmente venia ai toscani e cospargendomi il capo di cenere, ho fatto scempio della pappa al pomodoro, come già avevo fatto l'estate scorsa aggiungendoci i peperoni, e ne ho fatta una ancora più eretica ai pomodori e patate.



PAPPA AL POMODORO E PATATE

Ingredienti per 4 persone
1 barattolo da 1/2 kg di pomodorini di ottima qualità, se non li avete aspettate di avere dei pomodori buoni
1 scalogno
1/2 carota
1/4 costa di sedano
basilico
olio extra vergine d'oliva
sale
pepe
2 patate

Lessate le patate in acqua salata, pelatele, fatele a pezzetti e schiacciatele grossolanamente con la forchetta, tenetele da parte.
In un tegame con dell'olio fate appassire lo scalogno a fettine sottili e il sedano e le carote a pezzetti molto piccoli, bagnate con qualche mestolo d'acqua per evitare che attacchino.
Aggiungete i pomodorini e fate cuocere per una decina di minuti, la varietà dei pomodori utilizzati inciderà sui tempi di cottura.
Versare le patate e il basilico spezzettato, fate insaporire, aggiustate di sale e di pepe e servite con un filo d'olio a crudo

onorare i debiti o quasi

martedì 4 ottobre 2011

Pubblicato da Lydia 22 commenti

Io ho un grande debito nei confronti di molti avventori di questo blog, una buona percentuale di malcapitati digitando su google, o su qualunque altro motore di ricerca, la parola "tzatziki" si aspetterebbe, a giusta ragione, di trovare la ricetta di quella famosa quanto deliziosa salsa greca a base di cetriolo, yogurt ed aglio che da queste parti si mangia a colazione, ed invece si ritrova qui a leggere di qualunque altra ricetta tranne che dello tzatziki.
Non che oggi sia finalmente riuscita ad onorare il mio debito, ma sento di essere sulla buona strada.
Leggevo la settimana scorsa di una ricetta pubblicata da Maite su Gastonomia Mediterranea: la canaria, una specie di tzatziki meno aglioso a base di carote e più digeribile nonchè ottimo.
In attesa di pubblicare lo tzatziki originale chiedo così venia a chi si imbatte in questo blog per errore.


CANARIA (lo tzatziki di carote)
4 belle carote
2 spicchi d’aglio senza germoglio
 (io ho usato uno scalogno)
375 g (=3 vasetti) di yogurt tipo greco o tipo bulgaro 

zenzero fresco a piacere (facoltativo)

olio extravergine di oliva
sale

Lavare accuratamente le carote, pelarle grossolanamente quindi tagliarle a julienne piuttosto sottile. Scaldare in una padella due cucchiai di olio extravergine di oliva con l’aglio (privato del germoglio), aggiungere le carote e far rosolare velocemente, quindi aggiungere lo zenzero fresco grattugiato (noi ne abbiamo utilizzata una radice di circa un pollice) e mezzo bicchiere di acqua, lasciar cuocere per una decina di minuti. Quando le carote avranno cambiato colore e risulteranno morbide spegnere e lasciare raffreddare; scartare gli agli e versare lo yogurt nella padella stessa, amalgamare bene (sempre a freddo) aggiustare di sale quindi conservare il frigo per un paio d’ore. Al momento di servire aggiungere un filo di olio extravergine d’oliva.

Vi segnalo su Gastronomia Mediterranea:
Il coniglio da fossa dell'isola d'Ischia di Giovanna
Il mercato di Rialto di Maite
A cinema a vedere Mozzarella stories con Diletta
Il nuovo sito di Gente del Fud di Fabrizio
L'aioli di Edda

Ed oggi la leggenda del babà e del Kugelhopf di me medesima

Giemme, chi è costei?

venerdì 16 settembre 2011

Pubblicato da Lydia 24 commenti


E' arrivato il mio turno, oggi tocca a me parlarvi della nuova avventura in cui insieme ad alcuni tra i miei amici più cari, che poi non a caso sono anche alcuni tra i miei blogger preferiti, mi sono lanciata.
Forse lo avrete già letto da Fabrizio, oppure da Edda, da Giovanna, da Diletta, domani lo leggerete anche dai Calycanthi e spero che presto potrete leggerlo anche da Virginia, sempre che la piccola Chiara lo permetta, è nata G. M., che non vuol dire giovani marmotte e neanche general manager, bensì Gastronomia Mediterranea.
G.M. è una sorta di blog corale, un portale in cui parleremo di cibo e di tutto ciò che gli ruota intorno, ogni giorno vi racconteremo, ognuno con i suoi modi, con il suo stile e con il suo approccio, di locali storici, di curiosità, di persone, di storie, di libri, di tradizioni, di prodotti, di produttori, di tecniche, di ricette, perchè no, anche di musei e di tanto altro ancora abbia a che fare con il cibo e con la cucina.
Insieme al nostro mentore Elvio Gorelli ci stiamo già lavorando da alcuni mesi ma da lunedì è cominciata la programmazione quotidiana.
Dateci la vostra opinione, venite a trovarci, seguiteci, criticateci, insultateci, noi vi aspettiamo.

Solo per darvi un'idea:

A proposito il post di oggi è sul Museo di Escoffier a Villeneuve-Loubet, nella Francia del Sud ed è di me medesima.



Ah, se siete su facebook chiedeteci l'amicizia oppure cliccate mi piace sulla fan page

di follia, di normalità, di matrimoni e di torte (english version included)

lunedì 25 luglio 2011

Pubblicato da Lydia 61 commenti


Il vostro migliore amico vi comunica che si sposa, finalmente.
Una persona normale, dotata di raziocinio, si congratula, dice che è felice per lui e gli regala un bel servizio di piatti. Una persona normale per l'appunto.
Una persona folle ed insensata invece ci pensa un po' su e si lascia convincere che il regalo più bello che possa fargli è la torta di nozze, circa 150 invitati, ricevimento in una baita di montagna, ci si arriva solo a piedi, cosa volete che sia.
Due sposi normali, sani di mente, opterebbero per non avvelenare i loro ospiti, ringrazierebbero sentitamente la folle mistificatrice, in evidente delirio di onnipotenza, per la gentile quanto oscena proposta, ma sceglierebbero la torta di un pasticcere competente ed esperto, magari di grido. Due sposi normali per l'appunto.

Ora, se anche voi siete dei pazzi scriteriati ed avete 2 amici pazzi scriteriati più di voi che stanno per sposarsi ed hanno circa 150 invitati sul groppone da dover far fuori, vi suggerisco quanto segue:

  • munitevi di un buon numero di stampi da crostata quadrati (dimensioni 23 x 23 nel mio caso), 4 sarebbero l'ideale, che vi toccherà cuocere 16 gusci di frolla in bianco;
  • munitevi di contenitori di pizza da asporto, dello stesso numero di cui sopra, vi serviranno a trasportare i gusci di cui sopra;
  • recatevi al centro brico più vicino e fatevi tagliare una tavola di compensato dalle dimensioni di 1,10 mt per 1,10 mt;
  • andate alla ricerca di un discreto quantitativo di foglie (qui vi lascio liberi di scegliere quelle che più vi aggradano) per ricoprire il bordo della tavola di cui sopra;
  • ordinate alla metro più vicina (o al vostro fornitore di fiducia) 2 kg di mirtilli, 2 kg di lamponi, 2 kg di ribes rossi e 1 kg di more;
  • mettevi a tostare farina di mais con qualche giorno di anticipo;
  • tenete frigo e congelatore vuoti


La torta è composta da 16 crostate quadrate di frolla al mais tostato ripiene di crema pasticcera al limone e ricoperte da frutti di bosco (dosi per circa 140 porzioni)



Per la frolla al mais tostato
per 16 stampi quadrati 23 X 23

1,080 kg di farina di mais tipo fioretto
800 g di zucchero tipo zefiro
2,240 kg di farina 00
1,840 kg di burro freddo
8 uova e 8 tuorli
32 g di fleur de sel

Tostare in una padella antiaderente la farina di mais girandola continuamente senza farla bruciare, ma facendola diventare bella scura e profumata. Farla raffreddare.
Operazione da poter effettuare con calma anche 1 settimana prima, avendo cura di conservare bene la farina in sacchetti di carta alimentare.
La frolla l'ho preparata in almeno 4 volte, mettendo tutti gli ingredienti, burro freddo a pezzetti compreso, nel Kenwood e impastando il tutto con la foglia prima a velocità bassa, aumentandola poi quando cominciano a formarsi le briciole fino a quando la pasta frolla non sarà pronta.
Ho porzionato la frolla formando dei panetti schiacchiati, li ho avvolti in carta stagnola e li ho tenuti in frigo.
Due giorni prima del matrimonio ho cominciato a preparare i gusci delle crostate, visto il caldo ho steso la frolla tra 2 fogli di carta forno e l'ho messa a riposare in frigo. Quando la frolla ha riacquistato la giusta consistenza ho foderato gli stampi, li ho rifilati per bene, li ho bucherellati e li ho messi nel congelatore (qualcuno lo avevo preparato anche qualche giorno prima per portarmi avanti).
Ho infornato 2 stampi alla volta a 180° per 20 minuti circa, li ho lasciati raffreddare per bene, ho avvolto ciascun guscio in carta stagnola, l'ho sistemato in contenitori per pizza da asporto (molto comodi per il trasporto).

Il giorno prima del matrimonio ho preparato la crema pasticcera in 3 volte

3 lt latte intero fresco
3 lt panna fresca
36 tuorli
630 g di farina
780 g di zucchero
12 limoni non trattati
2 cucchiai di estratto di vaniglia

Lavare accuratamente i limoni, asciugarli e grattugiarne la buccia in un tegame con latte e panna che poi metterete a scaldare sul fuoco.
In un altro tegame mescolare i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina mescolando con cura e versare lentamente il composto latte-panna caldi. Mettere sul fuoco e portare ad ebollizione.
Far raffreddare la crema velocemente mettendo il contenitore in un bagnomaria con ghiaccio.
Conservare in frigorifero in contenitori chiusi ermetivamente

Un paio d'ore prima del taglio della torta mi sono allontanata dal ricevimento e con l'aiuto di un'amica ho sistemati i gusci cotti in bianco uno accanto all'altro, a formare un grosso quadrato, sulla tavola tagliata a misura, li ho riempiti con la crema ed ho giocato con i frutti di bosco.
Et voilà.




ENGLISH VERSION

One of your best friends says to you that he is going to marry at the end!
A normal person would be happy and would congratulate him and think of possible gifts such as a table set.
But, but we’re talking about ordinary, plain people but my friend and myself are not!
There will be 150 guests at their wedding party and I said I would make the wedding cake.
So no professionals are needed but myself!
By the way…the ceremony will be held in a remote mountain chalet.
Will they risk their lives?

First thing first:

Equip yourselves with a considerable amount of rock cake moulds (23x23 size in my case): you will have to cook 16 pastry shells.
Go to a do-it-yourself facility and have a plywood table (size 1,10 mtx1,10 mt)
Search some leaves in order to cover the edge of the above mentioned table.
Provide yourselves with 2 kg blueberries, 2kg raspberries, 2kg redcurrants and 1 kg blackberries.
Roast some corn flour some days before
Keep your fridge and freezer empty



The cake is made of 16 corn flour square rock cakes filled with lemon custard cream and covered with soft fruits (serves 140)

For the roasted corn flour pastry
For 16 ( 23x23) square moulds

1,080 fine grounded corn meal
800 gr custard(super fine) sugar
2,240 flour
1,840 cold butter (must be kept at fridge temperature until used)
8 whole eggs and 8 yolks
32 salt (fleur de sel would be better)

Roast in a non sticking pan the corn flour mixing quite often until it gets light brown and gives out all its perfume. Let it cool. You can prepare your corn flour well in advance even one week ahead and put it in some clean pillowcases.
I split the whole amount of pastry into four: I put the ingredients in my Kenwood and started working with the K beater until some crumbles came out and rose the speed until the pastry had been properly made.
I divided the pastry into small portions, wrapped them into some cooking foil and kept them in the fridge.
Two days before the wedding, I started to make the rock cakes shells. As it was hot, I spread the pastry between two baking foils and put it into the fridge again.
Once the pastry has regained its consistency, I lined the moulds, I refined them thoroughly, riddled with holes and put them into the freezer.
I baked two moulds at the time at 180° for 20 about 20 minutes. I cooled them down and wrapped them into the foil and put them in pizza boxes.

The day before the wedding I made the custard cream

3 l fresh milk
3 l fresh whipping cream
36 yolks
630 gr flour
750 gr sugar
12 organic lemons
2 spoons vanilla extract

Wash the lemons, dry them and pour the zests in a pan along with the milk and the whipping cream, heat on a stove .
In another pan, mix the yolks with the sugar , add the flour and pour the cream-milk mixture.
Bring to the boil. Let the cream cool down quickly: put the cream in a bain marie with ice cubes.
Keep in the fridge in sealed containers.
A couple of hours before the cake cut, one of my friends and I arranged the shells one close to the other in order to make a big square filled with cream and ‘played’ with the soft fruits.

don Vincenzo, Nicola, Giuseppe e il raccolto

lunedì 27 giugno 2011

Pubblicato da Lydia 36 commenti

Queste sono le mani, felici, di don Vincenzo.

Don Vincenzo vive in Puglia in un paesino dalle parti di Lucera, nel foggiano, e fa il contadino, per tutta la sua vita ha coltivato grano duro.
Suo figlio Nicola, invece fa il mugnaio, macina il grano del padre e quello dei contadini della zona che non hanno ceduto alle lusinghe della Comunità Europea, e ne ricava semola.





Nei giorni scorsi don Vincenzo e Nicola sono stati alle prese con il raccolto, come da tradizione attorno al 13 di giugno, Sant'Antonio.
Hanno atteso con pazienza che le spighe piegate dal peso dei loro chicchi raggiungessero il colore dell'oro e per 10 giorni sono stati travolti da una giostra magica ed ipnotica; per 10 giorni uomini e macchine, come in una danza ordinata, hanno spogliato, disegnandoli, i campi dorati; per 10 giorni il molino di Nicola è stato occupato da un viavai di carretti pieni di grano mietuto.
Il grano è stato stivato momentaneamente in silos in alluminio ventilati per essere raffreddato, poi verrà depositato in silos di cemento, dove non patirà gli sbalzi termici, poi finalmente, come per magia, diverrà semola.

Quest'anno don Vincenzo e Nicola non credono ai loro occhi: pare che questo sia il miglior raccolto degli ultimi 10 anni e pare anche che la natura quest'anno si sia divertita a sovvertire alcune delle sue regole, don Vincenzo e Nicola pensavano che un grano con un elevato peso specifico potesse contenere una percentuale di proteine non altrettanto elevata e che quantità e qualità non sempre andassero a braccetto.
Quest'anno hanno dovuto rivedere le loro convinzioni.


Queste sono le mani di Giuseppe, pastaio di Gragnano, anch'esse felici, il grano raccolto da Vincenzo e macinato da Nicola finirà nella sua pasta.



Molini De Vita, Via Donizetti 16 - 71033 Casalnuovo Monterotaro, Foggia
Pastificio dei Campi via dei Campi 50, Gragnano, Napoli

la classe non è acqua ma è bianca calicanta

lunedì 20 giugno 2011

Pubblicato da Lydia 33 commenti

Potete minimamente immaginare quanto possa essere difficile, stressante ed anche frustrante scattare foto ad un picnic calycantho?
Avete lì Maurizio, Il Fotografo (non un fotografo), e Maite, la sua degna allieva, e voi non potete far altro che pensare che qualunque scatto facciate sarà certamente banale ed inadeguato, che il taglio della foto sarà sbagliato, come la luce e pure le ombre, per non parlare del bilanciamento del bianco: una tragedia, visto e considerato che il suddetto picnic è rigorosamente in bianco.
Ma io in qualche modo dovrò pur raccontarvelo il picnic-cena-aperitivo allestito dai calycanthi al gran completo giovedì sera al Vivibistrot in Villa Pamphili a Roma, perchè certo le parole servono e, come diceva qualcuno che amo molto, sono importanti, ma io devo assolutamente mostrarvele questa scenografia e questa atmosfera tutte calycanthe.






Devo mostrarvi i conetti con i pop corn, i fiori di carta, le cornici e gli uccelli svolazzanti, i pani appesi, i pon pon, le cassette.








E qualche volto e qualche pancia noti visti lì per caso, mica possono passare sotto silenzio?





Quindi, fotografo caro e Maite carissima, fatemi una cortesia, leggendo questo post chiudete gli occhi quando scorrendo arriverete alle foto. Marie, tu, invece, gli occhi puoi tenerli aperti.
Alla prossima, amici.
Messaggio a tutti gli avventori di questo blog: se volete vedere delle Signore Foto vi consiglio di andare dai calycanthi in persona pissonalmente