Chi mi conosce e chi segue tzatziki sa che non amo pubblicare ricette nude e crude, senza un racconto seppur stupido o banale ad introdurle, senza una storiella o qualche riga che dica anche un po' di me.
Oggi ho il vuoto, il blocco dello "scrittore" ha avuto il sopravvento.
La ricetta però è davvero buona, fidatevi, anche senza un cappello di presentazione o 4 parole stupide.
CALLE SU CREMA DI CIPOLLA CON TONNO SCOTTATO, OLIVE, PINOLI E CAPPERI
per 500 g di pasta (io ho usato le calle del pastificio dei campi, ma questo condimento si sposa bene anche con un mezzo pacchero o un pacchero)
3 cipolle bianche di media grandezza
300 g di filetto di tonno
una ventina di olive nere di gaeta
una manciata di capperi piccoli sotto sale
50 g di pinoli tostati
olio extra vergine d'oliva
1 bicchiere di vino bianco
Tagliare le cipolle a fette sottili, metterle in un tegame con un filo d'olio, scottarle a fuoco vivo, aggiungere un bicchiere d'acqua e lasciare che si consumino a fuoco lento per un paio d'ore. Aggiungere un po' d'acqua quando necessario.
Per questa operazione io ho usato la pentola a pressione per abbreviare i tempi (20 minuti a partire dal fischio).
Sfumare con 1 bicchiere di vino bianco secco.
Quando il vino sarà evaporato salare e frullare con 1 frullatore ad immersione.
Mentre la pasta cuoce in abbondante acqua bollente e salata, tagliare a cubetti il filetto di tonno e scottarlo su una padella antiaderente ben calda (mi raccomando a far scaldare bene la padella prima di mettere il tonno, che non dovrà essere eccessivamente cotto).
Scolare la pasta al dente, condirla con la crema di cipolle, i capperi dissalati, le olive denocciolate e i pinoli tostati e completare con i cubetti di tonno.
senza cappello
martedì 22 novembre 2011
Pubblicato da Lydia 32 commentialle 06:06 32 commenti | Posta un commento
un post che mi sta a cuore
martedì 18 ottobre 2011
Pubblicato da Lydia 21 commentiOttobre è il mese della prevenzione dei tumori al seno e come l'anno scorso sento il dovere di ricordare soprattutto a me stessa, ma anche agli avventori di questo blog, che una buona prevenzione si fa anche a tavola.
Non sono un medico e mai mi permetterei di sostituirmi a chi ne sa più di me e a questi studi dedica la sua vita, ma oramai è arcinoto che le cattive abitudini alimentari, che l'abuso di alcool, che il sovrappeso, che mangiare molti grassi animali, molte carni rosse e zuccheri raffinati, aumentino la predisposizione a certi tipi di tumori.
Quindi accolgo con gioia l'appello di Stella e pubblico oggi una ricetta "sana" impegnandomi a mangiare in maniera sana tutti i mesi dell'anno, non solo quello di ottobre.
Perchè sano e gustoso non sono il contrario l'uno dell'altro.
Se volete saperne di più ed approfondire l'argomento vi consiglio di leggere le 10 regole d'oro per prevenire il cancro diffuse dal WCRF, il fondo mondiale per la ricerda sul cancro, e di consultare il sito della campagna Nastro rosa
ZUPPETTA DI CECI, TOTANI E ROSMARINO
per 4 persone
250 g di ceci secchi
1/2 kg di totani già puliti
olio extra vergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
1 pizzico di sale
Mettere i ceci in ammollo per 7/8 ore, lessarli in acqua con 1 rametto di rosmarino o utilizzare la pentola a pressione (io li cuocio per 15 minuti dopo il fischio).
In un tegame con un cucchiaio d'olio mettere uno spicchio d'aglio e quando l'olio si sarà riscaldato aggiungere i totani a rondelle, fateli cuocere lo stretto necessario evitando che induriscano.
Passare al passaverdure metà dei ceci e mettere i ceci ed il passato di ceci in un tegame sul fuoco, aggiungere un po' del liquido dei totani e fate insaporire.
All'ultimo momento aggiungere i totani tagliati a pezzetti e qualche ago di rosmarino, controllate il sale, se dovesse servire aggiungetene lo stretto necessario, e servite la zuppetta con un filo d'olio a crudo
alle 06:06 21 commenti | Posta un commento
disorientamenti post vacanze
lunedì 5 settembre 2011
Pubblicato da Lydia 26 commenti
Il rientro dalle vacanze mi ha sempre disorientato e non poco.
Sfoglio alcune riviste di un certo livello, dal parrucchiere sia chiaro, e mi danno suggerimenti su come mantenere i benefici acquisiti durante l'estate, ne sfoglio altre, sempre di un certo livello, sempre dal parrucchiere ovcors, che mi consigliano diete ed esercizi per ritornare in forma dopo gli stravizi estivi.
Ma insomma, che si decidano, da queste benedette vacanze estive torniamo in gran forma e possiamo mangiare senza scrupoli oppure tocca metterci a dieta per rientrare negli abiti invernali e non dover rifare tutto il guardaroba?
Che siate a dieta perchè vi sentite un po' appesantiti, che vi sentiate strafighi grazie al benefico influsso estivo, un piatto di pasta con peperoncini verdi e alici non potrà che farvi bene, se lo avessero assaggiato lo consiglierebbero anche quelle riviste di un certo livello di cui sopra.
SPAGHETTI PEPERONCINI VERDI* E ALICI
per 4 persone
350 g di spaghetti
150 g di pomodorini
300 g di peperoncini verdi*
300 g di alici già pulite
olio extra vergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
parmigiano grattugiato una manciata
Mettere in una grossa padella dell'olio e far soffriggere uno spicchio di aglio che poi eliminerete.
Aggiungere i pomodorini tagliati a metà ed i peperoncini* privati del picciuolo e dei semi, se volete potete tagliarli a rondelline, io li lascio interi. Portare a cottura.
Nel frattempo cuocere la pasta molto al dente.
Mettere le alici pulite nel sugo, farle cuocere (ci vuole davvero poco).
Condire la pasta in padella con i peperoncini e le alici e completare con una manciata di parmigiano.
*i peperoncini verdi altrimenti detti peperoncini del fiume sono grandi come un peperoncino piccante, ma sono dolci e di colore verde. In alcune parti d'Italia si chiamano friggitelli
alle 06:07 26 commenti | Posta un commento
sapore di mare
giovedì 1 settembre 2011
Pubblicato da Lydia 35 commenti
Devo ammettere che stamattina ho avuto qualche problema a cercare di scrivere questo post, non perchè mi mancassero le parole, o per lo meno non solo per questo, ma perchè avevo quasi dimenticato come funzionasse il pannello di controllo di un blog.
E' durato poco però, certe cose non si dimenticano, un po' come andare in biciletta.
E' inutile che stia a raccontarvi che le vacanze sono finite, purtroppo, che sono state troppo brevi, questo lo sapete tutti, che un altro mesetto a pancia all'aria lo avrei trascorso volentieri, penso di non essere l'unica, che mi siete mancati, che bla, bla e bla, altre banalità di routine ve le risparmio.
Non vi risparmio, invece, questo splendido spaghetto ai ricci, ricci un po' snob a dire il vero, perchè pescati a Capri, altrimenti detti "vicci" con la "v" da gagà napoletano.
Per questi spaghetti servono dei "vicci", tanti e femmine, le riconoscete perchè sono più grandi e più chiare, servono degli amici bravi a pescare i ricci ed anche a pulirli, servono degli spaghetti, buoni, di Gragnano ovcors, e qualche pomodorino, io li ho sempre fatti in bianco, ma stavolta dietro consiglio della mia amica Palmira, ne ho aggiunto qualcuno.
SPAGHETTI AI RICCI
per circa 500 g di pasta
circa 40 ricci femmine
5 o 6 pomodorini
olio extra vergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
un paio di mestoli di acqua filtrata dai ricci (quella che viene fuori aprendo il riccio)
Per prima cosa dovrete aprire i ricci a metà o con l'apposita pinza per ricci o con un paio di forbici, dovrete raccogliere un po' dell'acqua di mare che ne verrà fuori e dovrete pulire le cosiddette uova da quei filamenti neri che troverete all'interno. Con l'aiuto di un cucchiaino raccoglietele in un contenitore e tenetele da parte.
In un grosso tegame versate dell'olio e fate soffriggere uno spicchio d'aglio in camicia che poi eliminerete, aggiungete i pomodorini e salate poco.
Nel frattempo lessate la pasta al dente in abbondante acqua salata, scolatela e mantecatela nel tegame con l'olio ed i pomodorini aggiungendo un po' dell'acqua dei ricci.
Spegnete il fuoco ed aggiungete la polpa dei ricci mescolando bene.
Otterrete una pasta profumata con un sugo bello scivoloso che saprà di mare
Chiedo venia per la foto degli spaghetti scattata in pentola, di fretta e senza luce
Questo è il quantitativo di polpa che otterrete da una quarantina di ricciP.S.
copincollo il commento di un lettore anonimo "Gentile Signora, i ricci di mare le cui gonadi sono commestibili sono sia maschi che femmine; i ricci le cui gonadi non sono commestibili appartengono invece ad una specie diversa che però vive negli stessi areali"
alle 06:08 35 commenti | Posta un commento
io, la pasta e i se
giovedì 30 giugno 2011
Pubblicato da Lydia 34 commenti
Se un giorno mi dovessero chiamare per andare all'Isola dei Famosi e dovessi scegliere solo 3 cose da portare con me, sceglierei una bella pentola, una forchetta e della pasta, tanta pasta.
Dite che non si può? Allora non ci potrei andare all'Isola dei Famosi.
Se tornassi a vivere farei la pastaia, anche se probabimente sarei obesa, molto obesa.
Se in quei giochi che si fanno da bambini, ma anche da adulti, mi chiedessero cosa sarei se fossi una pietanza, risponderei un piatto di pasta, senza pensarci su 2 volte.
Se dipendesse da me i pastifici di Gragnano sarebbero le aziende più prospere d'Italia.
Indovinate che ricetta vi propino oggi?
Un piatto di pasta, ça va sans dire
TUBETTONI COZZE, PATATE E PROVOLE DEL MONACO
per 4 persone
300 g di tubettoni
800 g di cozze ben pulite
4 patate di medie dimensioni
1 spicchio d'aglio
olio
provolone del monaco
Sbucciare le patate e tagliarle a cubetti, saltatele in un tegame largo con un filo d'olio.
In un tegame con coperchio fate aprire le cozze con un filo d'olio ed uno spicchio d'aglio. Tenete da parte il liquido filtrato con uno strofinaccio di lino bianco. Sgusciate le cozze.
Lessare la pasta in abbondante acqua poco salata ben al dente e coservare un po' di acqua di cottura. Versare la pasta nelle patate, aggiungere il liquido delle cozze, eventualmente un po' di acqua e portare a cottura. Aggiungere le cozze e in ultimo una bella grattata di provolone del monaco, se molto stagionato andateci piano
alle 06:05 34 commenti | Posta un commento
la pasta dell'attesa
lunedì 30 maggio 2011
Pubblicato da Lydia 43 commenti
Nella famiglia Tzatziki questi sono giorni di trepidante attesa.
Siam tutti qui che aspettiamo, io aspetto di diventare zia, ma c'è chi che aspetta di diventare mamma, qualcuno papà, chi addirittura nonno o nonna.
Per ingannare l'attesa mangiamo.
Per la cronaca, la modella un po' optical sopra e sotto raffigurata non ha mangiato troppo e non ha neanche ingoiato un cocomero, è solo in trepidante attesa.PASTA CON PATATE CARCIOFI E CALAMARI
per 4 persone
250 g di calle dei Campi, in mancanza mezzi paccheri o calamarata ( le calle come la calamarata, sono un formato di pasta che rende molto)
1 patata di medie dimensioni
3 carciofi piccoli
1 cipollotto
olio
sale
1 calamaro
In un largo tegame con dell'olio fare appassire il cipollotto tagliato sottile (aggiungere eventualmente dell'acqua per evitare che colorisca troppo), aggiungere le patate tagliate a dadini e far cuocere qualche minuto, poi i carciofi ben puliti dalle foglie esterne e dalla barbetta interna e tagliati a listarelle e portare a cottura e salare. Nel caso ce ne fosse bisogno bagnare con un po' d'acqua calda, preferibilmente quella di cottura della pasta.
Nel frattempo mettere a lessare la pasta in abbondante acqua salata, lavare e pulire i calamari e tagliarli a pezzetti.
Aggiungere i calamari alla padella con carciofi e patate, la pasta scolata ben al dente e far saltare in padella con l'aiuto di un po' di acqua di cottura
alle 06:06 43 commenti | Posta un commento
visioni notturne di un'insonne (english version included)
giovedì 28 aprile 2011
Pubblicato da Lydia 36 commentiSDONG!
Questo è il rumore che quasi ogni mattina attorno alle 3 si sente nella mia camera da letto.
Non sono io che rientro sbattendo la porta dopo una nottata di bagordi, nessun topo d'appartamento introdottosi furtivamente, nessun munaciello* trasferitosi a Milano, sono solo i miei occhi che dicono BASTA e SDONG! si spalancano.
Ora, chi come me soffre di insonnia cronica sa bene che è inutile continuare a girarsi e rigirarsi nel letto lottando nervosamente e febbrilmente con Morfeo perchè vi riprenda tra le sue braccia, che è molto più sano e meno snervante dedicarsi ad altro.
Diciamo pure che in questi anni avrei fatto in tempo a prendere una laurea in fisica nucleare ed una in filologia moderna, avrei potuto ricamare a tombolo un corredo a cento e scrivere un romanzo storico sulla Repubblica Partenopea del 1799.
Non essendo mai stata particolarmente ferrata in fisica, non avendo mai preso in mano un tombolo e non essendo una scrittrice, spesso e volentieri quelle sono le ore che dedico al blog, scrivo i post, elaboro le fotografie, penso alle ricette e a volte cucino.
Era da un po' che le mie nottate mi vedevano impegnata a pensare a come utilizzare degnamente le calle del Pastificio dei Campi, una sorta di calamarata tagliata in obliquo.
Se per avventura dovessero mancarvi le calle vi consiglierei di usare un pacchero o un mezzo pacchero.
* nel folklore napoletano il munaciello è uno spiritello dispettoso che vive all'interno di alcune case e che si diverte a nascondere o rompere oggetti, ma spesso anche a farli ritrovare o a lasciare regali
CALLE DEI CAMPI CON PISELLI E CALAMARI SU CREMA DI PATATE E LIMONI
per 2 persone
150 g di calle dei campi
100 g di piselli freschi già sgusciati
200 g di calamari
1/2 cipollotto fresco
olio extra vergine d'oliva
buccia di 1/2 limone non trattato grattugiato
sale
per la crema di patate
1/2 cipollotto fresco
olio extra vergine
100 g di patate
300 g di latte intero
50 g di acqua
sale
1/2 limone spremuto
Preparate la crema di patate.
Lessate le patate con la buccia, nel frattempo fate consumare il cipollotto affettato in un tegame con un filo d'olio (aggiungere dell'acqua per evitare che scurisca troppo).
Quando le patate saranno cotte sbucciatele, fatele a pezzetti e mettetele nel tegame con il cipollotto, copritele con il latte e l'acqua e fatele cuocere una mezz'ora.
Con l'aiuto di un frullatore ad immersione frullate le patate e il cipollotto, aggiungete il succo del limone e salate.
Tenete la crema da parte.
In una padella capiente versate un filo d'olio e mettete a consumare il cipollotto affettato, aggiungete i piselli e fateli cuocere aggiungendo un po' d'acqua e aggiustate di sale.
Nel frattempo pulite i calamari e tagliateli a pezzetti piccoli.
Lessate le calle al dente in abbondante acqua salata, terminate la cottura della pasta insieme ai piselli e ai calamari (avendo tagliato i calamari a pezzi piccoli avranno bisogno di poco tempo per la cottura).
Servite la pasta su un mestolo di crema di patate calda completando con una grattugiata di buccia di limone
ENGLISH VERSION
SDONG!!!!
That’s the noise everybody can hear in my bedroom at 3 a.m.nearly everyday.
It’s not me bumping my head after a busy night. It’s not burglars sneaking into my flat neither are they poltergeists moving along to Milano.
It’s my eyes which get wide open. Those who suffer from insomnia as I, do perfectly know that there’s no point in tossing and turning all night long looking forward to Morfeo to embrace us again. At such a stage, we’d better devote to some other more relaxing activities.
In those years, I may have graduated at University (Physics or whatsoever) or may I have plunged into lace pillow…
As I am not cut out at Physics and nor at embroidering, I devote myself to cooking or writing for my blog when I wake up in the night and cannot get to sleep again.
I have spent most of my nights thinking how to properly use le calle del pastificio dei Campi (kind of calla lily shaped pasta).
Calla lily pasta with peas, squids on a potato and lemon cream
Servings 2
150 g calla lily pasta
100 g fresh shelled peas
200 g squids
½ fresh shallot
Extra virgin olive oil
½ grated organic lemon zest
Salt
For the potato cream
½ fresh shallot
Extra virgin olive oil
100 g potatoes
300 g full fat milk
50 g water
Salt
½ squeezed lemon
Prepare the potato cream.
Boil the potatoes. In the meanwhile, let the shallot gently cook with a little oil, add some water should it darken too much. When the potatoes are ready, peel them, chop them and put them in a pan along with the shallot, cover them with milk and water and let them cook during half an hour.
Liquidize the potatoes and the shallot with a blender, pour in the lemon juice and salt.
Put the cream aside.
In a large pan, pour a little oil and gently cook the shallot , add the peas and let them cook adding water and salt.
In the meantime, clean the squids and chop them in small pieces.
Boil the pasta, when nearly cooked, add the peas and the squids ( they will take very little to cook as they are thinly chopped).
Dish up the pasta together with a spoonful of hot potato cream sprinkling some grated lemon zest.
alle 06:06 36 commenti | Posta un commento
il baccalà viaggiatore (english version included)
giovedì 7 aprile 2011
Pubblicato da Lydia 25 commentiC'era una volta un povero merluzzetto, nato e cresciuto al freddo e al gelo dei Mari del Nord, un bel giorno (o brutto, dipende dai punti di vista) questo povero merluzzetto viene pescato, viene ripulito ben bene, salato e poi essiccato e viene spedito a Napoli attraversando mezza Europa per più di 2000 km.
Il povero merluzzetto, oramai divenuto baccalà, è finalmente felice, pensa di potersene stare un po' tranquillo in panciolle a godersi il sole e il caldo e a strafogarsi di pizza e sfogliatelle.
Invece il povero merluzzetto, oramai baccalà felice, si imbatte in una pazza scriteriata con una collana vistosa e uno smalto alle unghie un po' pacchiano che decide di rimetterlo in viaggio e di riportarlo al Nord, un po' più al Nord.
Dopo l'ennesimo lungo viaggio, dopo aver attraversato mare e monti, dall'ombra del Vesuvio il baccalà viaggiatore arriva alla fine sotto la Madunina, e qui arriva anche la sua fine.
Qui la pazza scriteriata con la collana vistosa e lo smalto pacchiano gli rende giustizia, prima con uno sformatino ai carciofi, e poi con una fantastica zuppa di fagioli e baccalà, che forse in foto non rende, ma che è davvero molto molto buona
ZUPPA DI FAGIOLI E BACCALA'
per 2 persone
100 g di baccalà tenuto in ammollo per 2 giorni cambiando l'acqua spesso
200 g di fagioli borlotti secchi
2 carote
1 gambo di sedano
1/2 cipolla
olio extra vergine d'oliva
brodo vegetale
In una pentola con un filo di olio extra vergine d'oliva fate rosolare per qualche minuto la cipolla, le carote ed il sedano tutti a pezzetti piccoli, aggiungete i fagioli, tenuti a bagno per tutta la notte, del brodo vegetale e portate a metà cottura.
Potete usare anche la pentola a pressione, 5 minuti dal fischio.
Aggiungete il baccalà privato delle spine e della pelle e fatto a pezzi.
Terminare la cottura e aggiustare di sale.
Servire con crostini ed un filo d'olio a crudo
ENGLISH VERSION
The nomad cod
Once upon a time, a poor, tiny cod, born and grown up in cold places in the Northern Sea. One day, the poor thing was caught and cleaned, salted and dried to be shipped to Naples crossing half of Europe over 2000 km.
The poor tiny cod, which has now become dried salt codfish is finally happy and thinks of lying in the sun polling about and enjoying the warmth stuffing itself of pizza and sfogliatelle.
On the other hand, our codfish bumps into a kind of daredevil woman wearing tawdry necklaces and with a showy nail varnish. Such a madcap woman decides to put it back on track somewhat northwards again.
Ahead of the long journey, after having travelled by the sea and mountains, in the shadow of the Vesuvio volcan, the travelling codfish gets to the Madonnina and close, very closet o its end.
There, the madcap does justice to it …first with an artichoke pie and then with a wonderful beans and codfish soup which is really very, very good and tasty.
BEANS AND CODFISH SOUP
Two servings
100 gr codfish soaked for two days (often changing the water)
200 gr dried beans
2 carrots
1 celery stalk
½ onion
Extra virgin olive oil
Vegetable stock
Pour a little extra virgin olive oil in a pan and let the onion brown along with the carrots and the celery all diced.
Add the overnight- soaked beans, some vegetable stock and bring to half cooking. You can even use a pressure cooker (5 minutes since the whistle).
Add the boned , chopped codfish .
Finish to cook and salt.
Serve with toasted bread croutons and a little extra virgin olive oil.
alle 06:06 25 commenti | Posta un commento
in valigia
lunedì 28 marzo 2011
Pubblicato da Lydia 54 commenti
Premesso che quando torno da Napoli nelle mie valigie mancano solo i polli vivi di malafemmeniana memoria, stavolta però penso proprio di aver un po' esagerato, anzi ne sono certa, ho decisamente esagerato.
Non bastavano la pasta, sì perchè io all'esselunga i vermicelli non li trovo, i fagioli, quelli di Controne, l'olio, come se al mondo esistesse solo l'ortice, le varie acqua millefiori e d'arancio, anche se io la pastiera non la mangio e non la preparo.
Stavolta nella valigia c'era anche il baccalà, per carità impacchettato per bene in doppia busta, e sono certa mi crederete se vi dico che il mio viaggio in treno non è stato propriamente rilassante, il mio pensiero era fisso su quel che sarebbe potuto accadere se quel pacchetto si fosse aperto, ho tremato per 5 ore all'idea della fine che avrebbe potuto fare la giacca nuova dello stilista giapponese di tendenza pagata un patrimonio, o il cappottino grande affare fatto all'outlet, e le collane, e lo smalto turbofigo...
Oddio, non mi ci fate ripensare che mi si rizzano i pelli delle braccia.
Però la tentazione di andare dal baccalaro di fiducia di mia madre e portarne un po' con me era stata troppo grande, devo ringraziare solo il cielo se nessuno dei terribili incubi fatti in treno si è poi realizzato, altrimenti me la sarei potuta prendere solo con me stessa e con la mia sindrome da emigrante patologica.
Quindi con un ottimo filetto di baccalà arrivato direttamente da Napoli Centrale al binario 8 di Milano Centrale con il frecciarossa 9626, ecco a voi un gustosissimo sformatino di baccalà e carciofi.
SFORMATINI DI BACCALA' E CARCIOFI
per ogni sformatino di alluminio
per il baccalà
100 g di baccalà (messo in ammollo per 3 giorni cambiando l'acqua almeno 2 volte al giorno)
1/2 cipolla piccola
olio extra vergine d'oliva
una quindicina di capperi piccoli sotto sale
300 ml di latte
1 spolverata di parmigiano
Lessare il baccalà in acqua per 5 minuti circa, nel frattempo tagliare a pezzettini piccoli la cipolla e fatela consumare in un tegame con dell'olio, aggiungendo se necessario dell'acqua per evitare che colorisca troppo, aggiungere i capperi dissaltai, e il baccalà lessato a cui avrete eliminato spine e pelle, versarvi il latte sopra e lasciate cuocere fino a che il latte non si sarà ridotto manon del tutto consumato.
Frullare con il parmigiano e tenere da parte.
per i carciofi
1 carciofo
1/2 cipollina
olio extra vergine
qualche cappero piccolo sotto sale
qualche oliva nera denocciolata
sale
In un tegame con dell'olio far consumare la cipolla aggiungendo se necessario dell'acqua, pulire i carciofi, tagliarli a fette sottili, aggiungere capperi dissalati ed olive a pezzetti e farli stufare aggiungendo un po' d'acqua.
Oleare e spolverare con del pangrattato gli stampini di alluminio, riempirli con metà del composto di baccalà, con 1 cucchiano di carciofi, ricoprire con il restante baccalà ed infornare a 180° fino a che non si dorano.
Servire su un letto di carciofi
alle 06:05 54 commenti | Posta un commento
la polpettatrice di napoli - attenzione post macabro
lunedì 21 febbraio 2011
Pubblicato da Lydia 42 commentiPrima che andiate avanti nella lettura sappiate che in terza media avevo già letto tutti i gialli di Agatha Christie, che a dieci anni avevo visto ed ero rimasta estasiata da "Arsenico e i vecchi merletti", che il Commissario Maigret mi tiene molto spesso compagnia, che "il birraio di Preston" autografato da Camilleri è una delle cose più preziose che io abbia in casa, che anelo al prossimo romanzo di Fred Vargas come ogni popolo alla sua libertà, e che "telefono giallo" è stata per me una delle trasmissioni più belle della televisione italiana.
Solo con questa breve premessa potrete forse comprendere il perchè di questo post da bollino rosso, di quelli che potrebbero urtare la sensibilità di chi legge, e solo così potrete perdonarne forse il gusto macabro.
Se siete particolarmente emotivi cliccate pure sulla crocetta bianca su campo rosso in alto a destra e amici come prima.
A Correggio, a metà del secolo scorso, c'era una graziosa signora che trasformava tutto quello che trovava sul suo cammino in sapone, fin qui nulla di particolarmente strano se non fosse che spesso quello che la signora maniaca della pulizia trovava sul suo cammino erano suoi simili.
Ma a lei ciò poco importava tanto era il suo amore per le saponette, a lei bastava solo un po' di soda caustica per essere felice.
La chiamavano la saponificatrice di Correggio.
Mi potrebbero chiamare la polpettatrice di Napoli, tutto quello che mi si pone innanzi, tranquilli miei simili esclusi, viene da me trasformato in polpetta, è più forte di me, ho bisogno di una polpetta per essere felice.
POLPETTE DI ALICI, PROVOLA E LIMONE
per 2 persone
100 g di alici pulite e deliscate
30-40 g di pangrattato
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
2 tuorli
2 limoni
basilico
provola affumicata
pangrattato per la panatura
olio per friggere (io ho usato l'extra vergine)
Con un coltello ben affilato tritare le alici e metterle in una zuppiera, aggiungere il succo di mezzo limone, la buccia grattugiata di 1 limone, qualche foglia di basilico spezzettata con le mani, il pangrattato, il parmigiano, ed i 2 tuorli.
Impastare con le mani amalgamando bene gli ingredienti, l'impasto deve essere bello morbido ma compatto, sappiate regolarvi ed aggiungete se necessario altro pangrattato.
Prendere nel palmo della mano un po' di impasto, sistemare nel mezzo qualche pezzettino di provola affumicata, chiudere la polpetta e compattarla bene con le mani (deve avere le dimensioni di una noce).
Quando tutte le polpettine saranno pronte farle rotolare in un po' di pangrattato aromatizzato con buccia di limone grattugiato e friggerle in olio ben caldo
alle 06:07 42 commenti | Posta un commento
solo profumo di risotto, altro che smog
venerdì 28 gennaio 2011
Pubblicato da Lydia 36 commenti
In questi giorni Milano profuma di risotto.
Le voci che corrono circa il superamento del limite delle polveri sottili sono false e tendenziose, non credete a quello che vi dicono giornali e telegiornali, l'unica polvere che si vede in questi giorni è il grana per mantecare i risotti, null'altro.
Le centraline ARPA hanno preso lucciole per lanterne.
Che qualcuno avverta la signora Moratti, o chi per essa, che rimuova il blocco delle auto domenica e ci lasci andare tranquilli e sereni in via Gattamelata.
In questo clima risottifero e nell'attesa di Un risotto per Milano, Winelove ed Identità Golose non potevo che preparare un risotto.
Si ringrazia la Spilucchina per la fornitura di baccalà mantecato, la ricetta originale è da lei, io per comodità e completezza la riporto anche qui.
RISOTTO CON CREMA DI CECI E ROSMARINO E QUENELLE DI BACCALA' MANTECATO
per 2 persone
200 g di riso carnaroli
100 g di ceci secchi (io ho usato i ceci di cicerale per campanilismo e perchè mi piacciono, voi usate quelli che volete)
rosmarino
olio extra vergine d'oliva
cipolla
baccalà mantecato
Mettere a bagno i ceci la sera prima e poi lessarli in abbondante acqua con qualche rametto di rosmarino.
Frullarne buona parte condendo con dell'olio e.v.o.
In un tegame con dell'olio appassire mezza cipolla di piccole dimensioni (aggiungere eventualmente un po' d'acqua per evitare che si attacchi), versare il riso e farlo tostare.
A questo punto aggiungete la crema di ceci ben calda, e poi pian piano dell'acqua bollente in cui avrete messo in infusione un rametto di rosmarino, e portare a cottura.
Terminata la cottura mantecare con dell'olio e.v.o. e completare con le quenelle di baccalà mantecato.
BACCALA' MANTECATO ALEX ASNAGHI
baccalà già ammollato
olio buono
uno spicchio d'aglio tagliato in quattro
pepe
cucchiaio di legno e santa pazienza
Mettere il baccalà in acqua fredda e farlo bollire 15 minuti circa. Scolarlo (io ho conservato un bicchiere d'acqua di cottura), pulirlo dalla pelle e dalle lische, peparlo e inserirlo in un contenitore alto e stretto. Iniare al lavorare il pesce con il cucchiaio di legno aggiungendo pian piano, olio a filo. Rigiratelo come se fosse una polenta, rompendo a poco poco così le fibre e montando in questo modo il composto. Continuate aggiungendo olio fino alla consistenza desiderata (io alla fine ho aggiunto un paio di cucchiai d'acqua di cottura). Distribuirlo in un contenitore e infilarci dentro per mezz'ora lo spicchio d'aglio tagliato in quattro a dare profumo.
alle 06:05 36 commenti | Posta un commento
memories
mercoledì 12 gennaio 2011
Pubblicato da Lydia 34 commentiSe tornando dalle vacanze vi ammalate e vi viene l'influenza, se siete lamentosi e doloranti, uggiosi e tediosi, se siete sommersi da un mare di fazzolettini di carta e televisione e patate lesse sono la vostra compagnia, se volete solo la mamma, ma lei è lontana e per giunta influenzata come voi, allora solo una cosa può consolarvi: il ricordo dei paccheri con seppie, gamberetti e vongole preparati dalla mamma per la vigilia di Natale.
Stroncata dalla seconda influenza in un mese e mezzo vi saluto.
PACCHERI CON SEPPIOLINE, VONGOLE E GAMBERETTI
per 4 persone
300 g di paccheri
1 kg di vongole veraci
500 g di seppioline
500 g di gamberetti
aglio
olio
prezzemolo
vino bianco
2 o 3 pomodorini del piennolo
In un tegame capiente e coperto fate aprire le vongole con un bicchiere di vino bianco, 1 spicchio d'aglio e un po' di prezzemolo. Sgusciatele, tenetele da parte e filtratene il liquido.
In un altro tegame fate scaldare l'olio (calcolatene 1 cucchiaio bello abbondante per persona più uno per la pentola), i pomodorini, l'aglio (che poi provvederete ad eliminare) e un po' di peperoncino, fate cuocere le seppie tagliate a pezzi piccoli, pochi minuti mi raccomando, solo alla fine aggiungete i gamberi (che poi sguscerete) e le vongole che avevate tenuto da parte.
Nel frattempo lessate in abbondante acqua salata i paccheri, scolateli bene al dente e spadellateli nelle seppie, nelle vongole e nei gamberetti aggiungendo un po' del liquido filtrato delle vongole
alle 06:10 34 commenti | Posta un commento
maledetti polpi
mercoledì 1 dicembre 2010
Pubblicato da Lydia 38 commentiSiete avvisati, post lungo forse noioso, consigliato solo a chi ha 5 minuti da perdere...
Erano circa 4 mesi che avevo voglia di polpo.
Da quando cioè ad agosto avevo lasciato la Grecia e i suoi polpi poetici e svolazzanti, quelli messi ad essiccare al sole e al vento, da cui non può non rimanere affascinato ed incuriosito chi posa il piede su suolo greco.
Trovandomi a Milano, dove stranamente di polpi svolazzanti e fluttuanti pescati da barbuti ed abbronzati pescatori greci non c'è neanche l'ombra, mi sono dovuta accontentare di un volgare e per nulla poetico polpo da supermercato meneghino: il Paolino (cugino meno noto del fu Paul).
Errore, gravissimo errore.
L'anima fluttuante del cefalopode ellade Παύλος (altro parente del fu Paul) deve essersela presa sul serio per il crudele tradimento e deve aver scatenato contro di me la terribile Ursula in persona, la polpessa strega del mare di sirenettiana memoria.
Bene avrei fatto, me tapina, a prendere un volo per Mykonos e andare direttamente dal pescatore barbuto e abbronzato.
Quando ho tirato fuori dal forno il mio delizioso tegame in coccio smaltato con coperchio di Vietri , pieno dei miei succulenti polpi, non greci ma meneghini, con cipolle giarattane e aceto bianco, dopo averlo appoggiato con amorevole cura sul fornello (spento ovcors) mi si è inspiegabilmente rotto in due perfette metà: un'unica lunga inesorabile frattura. Il liquido fuoriuscito ha bagnato l'accensore piezoelettrico dei fornelli che ha mandato in corto circuito l'impianto che mi ha quindi lasciato senza elettricità (che significa anche senza riscaldamento, senza telefono, senza adsl, senza acqua calda) per svariate ore.
Ho appreso con gioia in quest'occasione che l'accensore piezoelettrico altri non è che quel pulsantino accanto alla manopola del gas che attraverso degli impulsi elettrici fa accendere il fornello.
La poderosa squadra composta da ben 3 luminari elettricisti arrivata in mio soccorso dopo innumerevoli chiamate e tentativi, dopo aver a lungo e minuziosamente esaminato il complicato ed intrigato caso e dopo svariate consultazioni, ha deciso che staccare la spina del piezoelettrico incriminato, origine del maledetto corto circuito, potesse essere la soluzione a tutti i miei problemi, stabilendo che il gas potevo anche accenderlo con un volgarissimo accendino.
Pur di riacquistare luce, calore e contatti con il mondo ho valutato che a me del piezoelettrico non importava assolutamente nulla e che quindi poteva anche andarsene a quel paese.
Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi.
Se non fosse che dopo qualche ora provando ad accendere il forno, mi sono accorta che i 3 signori elettricisti luminari delle termocoppie, delle termovalvole e di chissàchealtro avevano staccato anche la spina del forno.
Proprio il forno capite? Quell'elettrodomestico senza cui io non posso vivere, la più grande iattura mi potesse capitare.
Ora in prossimità delle feste sono da un giorno senza forno, vi prego, che qualcuno venga ad aiutarmi a tirarlo fuori dal suo alloggiamento (vi avverto che pesa un tot) e a rimettere a posto la spina, se non volete vedermi impiccata e svolazzante come un cefalopode greco originale.
Dopo tutto questo interminabile pippozzo immagino vogliate sapere come erano questi benedetti polpi in forno con cipolle e aceto.
Devo dire che quel poco che sono riuscita a salvare era davvero molto buono, saporito e tenero, tutto merito di quel bellissimo tegame di coccio smaltato che ora non ho più.
POLPO IN FORNO CON CIPOLLE E ACETO
per 2/3 persone
300 g. di polpo
300 g. di cipolle (io ho usato le giarattane)
1 spicchio d'aglio
olio
2 cucchiai di aceto bianco
acqua
Pulite il polpo e tagliarlo a pezzi grossi, pulite la cipolla e affettatela.
Prendete un tegame di coccio con il coperchio e metteteci un filo d'olio extra vergine d'oliva, il polpo, le cipolle, l'aglio, l'aceto e 1 dito d'acqua. Tagliate un foglio di carta forno di dimensioni tali da poterlo mettere tra il coperchio e il tegame ed infornate a 170° per circa 2 ore e 1/2.
Controllate a metà cottura che non sia troppo secco, in caso contrario aggiungete pochissimo liquido (a me non è servito).
Il foglio di carta servirà a bloccare e trattenere il vapore acqueo che si creerà nel tegame.
Questo quanto è rimasto del polpo, fotografato di fretta e furia in attesa dell'arrivo dei signori luminari
alle 06:02 38 commenti | Posta un commento
figlia di famiglia (english version included)
giovedì 15 luglio 2010
Pubblicato da Lydia 28 commenti
Ogni tanto è bello tornare a fare la figlia di famiglia, per qualche giorno non pensare alla lavatrice, ai panni da stirare, e neanche alla cucina. E’ come essere in vacanza senza esserlo.
Quanto segue non è farina del mio sacco, ma di quello di mia madre.
Un modo diverso per mangiare il baccalà come stuzzichino o come antipasto, veloce, non eccessivamente elaborato ed impegnativo, ma buono davvero, anche per chi non ama eccessivamente il baccalà, perché, credetemi, non sa tanto di baccalà.
Una piccola precisazione a Napoli il mussillo è il filetto del baccalà, la parte dorsale, quella più alta per intenderci. La stessa parte dello stoccafisso (stocco) già ammollata è detta coroniello.
P.S.
Oggi approfitto del mio poliglotta socio, che vanta al suo attivo 4 lingue più l'italiano, per sperimentare la versione in inglese del post.
Quando e se Roberto avrà tempo potremo godere delle sue traduzioni.
BACCALA’ MARINATO
300 gr di mussillo (filetto di baccalà)
2 bicchieri di aceto bianco
1 bicchiere d’acqua
Olio
Limone
Peperoncino
Prezzemolo tritato
Menta tritata
Tagliare (o far tagliare da chi ve lo vende) nel senso dell’altezza il filetto a pezzi di uno spessore di circa ½ cm.
Adagiarli in un contenitore, versare l’aceto e l’acqua e far marinare per 1 ora circa in frigorifero.
Scolare il baccalà e tamponarlo con della carta assorbente, adagiarlo in un piatto e condire con olio, peperoncino, il succo di un limone, il prezzemolo e la menta.
Tenere in frigo per un’oretta e portare a tavola
P.S.
Tranquilli, nessuno screzio, siamo sempre amici, solo un gentile omaggio da parte loro a me e Roberto.
Continueremo ad agire congiuntamente come abbiamo sempre fatto.
ENGLISH VERSION
Now and then, it’s so nice to plunge back into one’s origin family.
As far as I am concerned, I feel so beautifully ‘mollycoddled’and so lovely spoiled…
I don’t have to deal with the washing machine, no ironing and no cooking either! It’s just like to be on holidays and not be aware of being…
This recipe is not the sweat of my brow but my mum’s.
It’s about a different , smooth way of eating cod as a starter or as a snack. This recipe is also devoted to those who are not so keen on cod as the final taste is not that strong and does not recall cod too much.
In order to point out: ‘mussillo’ is the cod fillet (its rear part) - the thickest one – and the same part of dried cod (stockfish) when soaked is called ‘coroniello’.
MARINATED COD
300 GR MUSSILLO ( DRIED COD SOAKED)
2 GLASSES OF WHITE VINEGAR
1 GLASS OF WATER
OIL
LEMON
RED HOT PEPPER
FRESHLY GROUND PARSLEY LEAVES
FRESHLY GROUND MINT LEAVES
Cut heigthwise the fillet into ½ cm thickness pieces . Lay them in a tray, pour vinegar and water and marinate in the fridge for about 1 hour.
Drain the cod and dry it with some paper towel, lay it in a plate and season with oil, red hot pepper, lemon juice , parsley and mint.
Let it rest for about 1 hour and serve.
You may have found out that Giovanna, Lisa and Daniela are not among this blog’s authors any more.
No ding-dongs, we are still steady friends, it’s just a polite ‘gift’ to Roberto and myself .
We’ll keep on jointly acting as we have always done.
alle 05:53 28 commenti | Posta un commento
tortiera si, tortiera no
lunedì 5 luglio 2010
Pubblicato da Lydia 29 commentiQuesto post è stato frutto di una lunghissima e tormentatissima battaglia interiore.
Due Lydia hanno strenuamente combattuto e si sono scontrate senza esclusione di colpi alcuna e fino all'ultimo sangue.
Una Lydia intransigente e un po' snob considerava quasi offensivo per chi la legge pubblicare questa ricetta così semplice e diffusa, l'altra più elastica e aperta, e diciamolo anche più simpatica, pensava che questo post potesse essere un reminder, una sorta di post it sul frigo per ricordare un modo sempre buono per cucinare le alici, come gliele faceva nonna Livia quando era bambina.
Immaginatene i dialoghi interiori: "se io fossi un avventore di questo blog penserei che ci manca solo che tu dia la ricetta del riso all'olio".
"Mammamia e cumm sì pesante - rispondeva l'altra - sì nù chiumm, mica si possono pubblicare solo idee strambe o piatti costruiti". (ndr per i non napoletani 'o chiumm' è il piombo, elemento noto per il suo elevato peso specifico)
Se la ricetta della alici in tortiera è qui avrete capito chi ha avuto la meglio.
ALICI IN TORTIERA
per 4 persone
500 g di alici
olio extra vergine d'oliva
mollica di pane secco grattugiata grossolanamente
1 limone grande
prezzemolo (se piace, io non lo metto)
Pulire e spinare le alici ed aprirle a libretto.
Prendere una teglia ed olearla, disporvi uno strato di alici, irrorare con un filo d'olio e poi fare una spolverata di mollica.
Fare un secondo strato di alici, versare il succo di limone, un filo d'olio e poi la mollica (la mollica in ultimo altrimenti si spugnerà troppo).
Infornare a 180° per un quarto d'ora circa
alle 06:02 29 commenti | Posta un commento
pasta e stato civile
mercoledì 30 giugno 2010
Pubblicato da Lydia 31 commenti
Siete avvisati, non datemi della zitella (pena la cancellazione del commento) solo perché mi piace spezzare gli ziti, che pare tradizionalmente fossero spezzati dalle zitelle. Potrei diventare molto cattiva e mordere!!!
Nel Sud Italia, dove verso la fine del XVI sec. sorgono i primi pastifici industriali (nello specifico a Gragnano) la pasta nasce lunga e liscia.
La pasta corta e' figlia della lunga, di candele, ziti, zitoni; questi venivano spezzati a mano prima di essere cucinati, generalmente o dalle signorine un po' in là con gli anni non sposate, che, proprio perché in là con gli anni, la domenica restavano a casa a cucinare non avendo più la necessità di andare a messa a cercar marito (da cui il nome zite dato alla pasta), o dai bambini, i quali quando non spezzavano regolarmente le zite le tagliavano male, da cui maltagliati, nome che ancora oggi viene utilizzato per indicare le odierne penne. Mia nonna ad esempio spesso usa il termine maltagliati.
La pasta rigata, che è sempre solo corta, è nata successivamente nel Nord Italia per sopperire a 2 mancanze: la semola di forza, le cui produzioni erano per lo più nel Sud Italia, e un microclima che permettesse una perfetta essiccazione della pasta stessa.
Il rigo è formato in sezione da gole e valli, questa differenza di spessori si tramuta in differenza di tempi di cottura, si ha quindi la sensazione di una pasta al dente anche se per metà è stracotta.
Questo è il motivo per cui, con un pizzico di snobismo, al Sud Italia la pasta rigata in origine era fatta solo per l’”esportazione” al Nord, il formato un tempo denominato “Roma”, ad esempio, altro non è che il rigatone, apprezzato dai romani con la pajata.
Degli ziti spezzati e degli angolini che si formano spezzandoli vi avevo già parlato a proposito della genovese, il tipico condimento napoletano a base di cipolle, tante cipolle, e carne.
Stavolta li ho conditi con una genovese di mare con seppie e moscardini
GENOVESE CON SEPPIE E MOSCARDINI
700 g di cipolle dorate
½ costa di sedano
½ carota
2 o 3 pomodorini
1 manciata di basilico
1 seppia da 200 g circa
1 moscardino da 200 g circa
1 bicchiere di vino bianco
Olio extra vergine d’oliva
Pulire moscardino e seppia e tagliarli a pezzetti.
Pulire cipolle, sedano e carota e tagliarli con la mezzaluna, spezzettare il basilico con le mani.
Mettere in un tegame largo l’olio insieme a tutti gli odori, i moscardini e le seppie e i pomodorini tagliati a metà e far cuocere con coperchio e a fuoco lentissimo per circa 3 ore, le cipolle dovranno diventare una sorta di crema bella densa e scura (ricordatevi di aggiungere un po’ di acqua di tanto in tanto).
Aggiungere 1 bicchiere abbondante di vino bianco e fare evaporare. Se il sugo risultasse troppo denso aggiungere un po’ d’acqua.
Condire la pasta, preferibilmente gli ziti spezzati
Altre notizie sulla pasta:
la cottura
test sulla pasta 1 e 2
la pasta mista
alle 06:02 31 commenti | Posta un commento
munnezzaglia e pasta ammiscata
mercoledì 16 giugno 2010
Pubblicato da Lydia 42 commentiFino agli anni 60, quando Agnesi e Barilla iniziarono a commercializzare la pasta impacchettata, in Campania le varie tipologie di pasta erano vendute in casse e venivano avvolte nei famosi fogli blu direttamente dai negozianti.
Ancora oggi per indicare una certa gradazione di blu noi meridionali usiamo dire “blu carta di maccheroni”.
Quando le casse erano quasi finite restavano sul fondo gli scarti di pasta un po’ rotta, non vendibili singolarmente, che venivano chiamati “munnezzaglia” e che i negozianti vendevano “ammiscati” ad un prezzo piu’ basso.
Le famiglie meno abbienti aspettavano questo momento per fare la loro spesa, perchè al centro del loro sistema alimentare c’era la pasta con i legumi, equilibrio perfetto tra sazietà e contenuto proteico.
Dall' abitudine di utilizzare la "munnezzaglia" con le minestre (dai legumi, alle patate, alla zucca o al cavolo) la pasta mista e’ diventato un formato a sé, il secondo più venduto, dopo gli spaghetti, in Campania.
PASTA MISTA CON PATATE, COLATURA DI ALICI DI CETARA E OLIVE DI GAETA
Per 4 persone
300 gr di pasta mista
½ carota
½ cipolla
Olio e.v.o. (io ho usato un monocultivar carpellese)
500 gr di patate
Acqua calda
1 cucchiaio abbondante di colatura di alici di cetara* (per un sapore più intenso raddoppiare la dose)
40 gr di olive di Gaeta
Preparare un battuto con gli odori e farlo soffriggere con un po’ di olio a fuoco basso in un tegame, aggiungendo, se necessario, un po’ di acqua calda per evitare che bruci.
Aggiungere le patate a cubetti, allungare con un po’ di acqua calda e far cuocere a fuoco dolce.
A questo punto lessare la pasta portandola a metà cottura, scolarla e versarla nelle patate.
Aggiungere lentamente dei mestoli di acqua bollente continuando a mescolare, la colatura di alici e le olive denocciolate e sminuzzate, e ultimare la cottura stando attendi a non tenere la pasta troppo brodosa, deve rimanere bella cremosa, tendente all'azzeccato.
Lasciare riposare qualche minuto prima di servire.
*la colatura di alici è un liquido ambrato che viene prodotto tradizionalmente a Cetara, paesino della costiera amalfitana, facendo maturare in una soluzione di acqua e sale le alici pescate nel golfo di Salerno tra marzo e luglio. Per intenderci trattasi di un diretto discendente del garum degli antichi romani
alle 06:09 42 commenti | Posta un commento
pesca dalle parte giusta
giovedì 10 giugno 2010
Pubblicato da Lydia 32 commentiEcco il banner da inserire nel blog di chi fosse interessato ad unirsi. Il nome del blog verrà poi inserito nella foto.

alle 08:46 32 commenti | Posta un commento
Glowigmania
mercoledì 9 giugno 2010
Pubblicato da Lydia 22 commenti
Oramai per Giovanna e per me è ufficialmente Glowigmania.
Oramai non parliamo d’altro.
Oramai siamo diventate pressocchè monotematiche.
Il mio incontro con la cucina di Oliver Glowig è stato del tutto casuale.
Ammetto che prima di vedere il suo libro della Gribaudo fare bella mostra di sé in libreria qualche mese fa, mi era pressocchè ignoto.
Grave, anzi gravissimo.
Perché Oliver Glowig è uno di quegli chef di cui si parla ingiustamente troppo poco, una di quelle persone che lavora alacremente senza tanto clamore, per gli amanti del genere può anche fregiarsi di 2 stelle Michelin.
Il libro, ve lo consiglio vivamente, è davvero bello, pieno di piatti realizzabili, semplici, nessun ingrediente astruso, vi viene voglia di farli tutti.
La sua è una cucina legata al territorio, Capri per l’esattezza, perché Oliver è lo chef dell’ Olivo del Capri Palace, ma allo stesso tempo mai banale e scontata.
Oliver Glowig è tedesco, ma è talmente padrone della cucina mediterranea che ve ne dimenticate assaporando i suoi piatti.
Si, perché Giovanna ed io i suoi piatti abbiamo anche avuto la fortuna di assaporarli, se non vi annoiate date pure uno sguardo qui.
SPAGHETTI CON CREMA DI FAGIOLI E SALSA DI OLIVE, CAPPERI, ACCIUGHE E ORIGANO
Ingredienti per 4 persone
Per gli spaghetti
320 g di spaghetti
Olio extra vergine di oliva
Sale
Per la crema di fagioli
500 g di fagioli freschi sgusciati
100 g di carote
100 g di sedano
100 g di porro
1 testa d’aglio
6 rametti di timo limone
2 foglie di alloro
Olio extra vergine d’oliva
Sale
Per la salsa
28 filetti di olive di Gaeta
28 capperi si Pantelleria sotto sale
28 rombi di acciughe di Cetara dissalate
12 petali di pomodoro canditi
44 fagioli
1 spicchio d’aglio
1 pezzetto di peperoncino piccante
Olio extra vergine d’oliva
Per completare
2 fette di pane cafone raffermo
2 acciughe
2 rametti di timo
Olio extra vergine d’oliva
Sale
Preparazione
Preparare la crema di fagioli. Tagliate le carote, il sedano e il porro a bastoncini e legateli.
Mettete in una casseruola i borlotti con le verdure, 3 rametti di timo, uno spicchio d’aglio, l’alloro e sale, coprite con acqua, portate ad ebollizione e cuocete. Quando i borlotti sono cotti, scolateli e fateli marinare coperti d’olio con l’aglio e il timo rimasti per 12 ore, poi frullateli aggiungendo qualche cucchiaiata della loro acqua di cottura per ottenere la consistenza di una crema.
Salate e passate il composto al colino cinese.
Fate seccare il pane cafone in forno e frullatelo con acciughe e timo, poi tostatelo in padella con un filo d’olio.
Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata. Nel frattempo, preparate la salsa: fate saltare l’aglio con il peperoncino in poco olio. Aggiungete gli altri ingredienti e bagnate con un po’ d’acqua della cottura della pasta.
Scolate gli spaghetti, versateli nel tegame della salsa e mantecateli con olio. Togliete l’aglio e il peperoncino e aggiungete origano fresco tagliato a julienne.
Stendete su ciascun piatto un cucchiaio di crema di fagioli, componetevi sopra gli spaghetti con la loro salsa e completate con il pane tostato alle acciughe e con un ciuffo di origano fresco (io non avevo l’origano fresco ed ho usato quello secco)
Per i petali di pomodoro canditi
5 filetti di pomodoro ramato senza buccia
5 foglie di alloro
10 rametti di timo limone
6 spicchi d’aglio
Olio extra vergine d’oliva
Stendete i filetti di pomodoro sulla placca del forno, conditeli con olio, sale e copriteli con alloro e timo.Tagliate l’aglio a lamelle e distribuitelo sui pomodori. Fate candire i pomodori in forno caldo a 80° C per 40 minuti, girateli e finite la cottura per altri 40 minuti
alle 06:01 22 commenti | Posta un commento
vi propongo un quiz
venerdì 21 maggio 2010
Pubblicato da Lydia 47 commenti
Vi propongo un quiz facile facile, di quelli a cui, però, non si vince nulla, di quelli a cui si partecipa per la gloria, per poter dire “anch’io”.
Potrete però dar lustro al vostro curriculum inserendolo accanto alle partecipazioni a convegni e seminari, mica roba da poco.
Bando alle ciance, veniamo a noi.
Nella foto di apertura del post cosa vedete:
A) Un babà con panna e fragoline di bosco
B) Una tartelletta alla nocciola
C) Un piatto di spaghetti al pomodoro giallo del piennolo
D) Una tartelletta con ceci e baccalà
E) Un piatto di melanzane a funghetto
Se avete risposto A-C o E vi consiglio di andare da un oculista, ma uno di quelli bravi, molto ma molto bravi.
Se la vostra risposta è la B, siete caduti nel mio tranello, se, invece, ritenete che la risposta esatta sia la D, complimenti, perché mangiate pane e volpe.
Queste tartellette sono un trompe l’oeil, un inganno, all’apparenza potrebbero sembrare una frolla con una crema alla nocciola, nella realtà non sono neanche un dolce, sono una tartelletta di brisèe con crema di ceci e baccalà, anzi, se dobbiamo essere precisi questa pasta non è propriamente una brisèe, causa presenza di uova.
Per la brisèe
280 gr farina
120 gr burro
3 tuorli
Un goccio d’acqua se necessario
10 gr sale
Preparate la pasta come siete abituati a fare, io impasto tutto, compreso burro a freddo, nell’impastatrice con la foglia e lascio riposare in frigo per qualche ora.
Foderare gli stampi per tartellette e metterli in freezer per qualche minuto. Ricoprirli di legumi per tenere la pasta bene in forma ed infornare a 180 gradi per un quarto d’ora circa.
Per la crema ceci e baccalà
100 g. di ceci già lessati
100 g. di baccalà dissalato e lessato nel latte
Olio extra vergine d’oliva
Frullare i ceci e il baccalà in un frullatore aggiungendo lentamente un po’ d’olio.
Riempire i gusci di brisèe con la crema e decorare a piacimento
alle 06:04 47 commenti | Posta un commento
