Con le ricette avvengono strane alchimie.
Può capitare che una ricetta belga entri nell'uso comune di una napoletana che vive a Milano, che in Belgio non c'è mai stata e che non ha neanche mai conosciuto un belga in vita sua, a parte Poirot. Beh a dire il vero lui non lo ha proprio conosciuto, lo ha solo letto, però è come se lo conoscesse.
Del cramique mi ero innamorata svariati anni fa grazie al Larousse dei dessert: un ottimo incrocio tra un pane e una brioche, l'ideale per la prima colazione.
Per mesi avevo preso l'abitudine di prepararne uno a settimana, lo tagliavo a fette e lo conservavo nel congelatore per poi mangiarne un paio di fette a colazione.
Poi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, il cramique era caduto nel dimenticatoio, eccolo ripescato per utilizzare degnamente delle fragole essiccate, dono del caro Gambetto, e perchè no anche per rendere omaggio alle piccole cellule grigie del vecchio e caro Hercule, compagno di tante serate da ragazzina ma anche da adulta.
CRAMIQUE ALLE FRAGOLE ESSICCATE
500 g di farina 00
10 g di lievito di birra
150 g di zucchero
100 g di burro
2 uova
1 pizzico di sale
200 ml di latte intero
150 g di fragole essiccate (in mancanza uvetta)
la buccia di 1 arancia grattugiata
1 pizzico di cannella
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Mettere le fragole a rinvenire in una tazza di tè caldo e tagliare il burro a pezzetti.
Far intiepidire il latte, metterlo nella ciotola dell'impastatrice insieme al lievito, allo zucchero e alla farina, avviare la macchina con il gancio a bassa potenza e aggiungere le uova una alla volta. Aumentare la potenza e far andare la macchina per una decina di minuti fino a che l'impasto non sarà diventato liscio.
A questo punto aggiungere il sale e, poco alla volta, il burro, lavorare ancora per una quindicina di minuti fino a quando l'impasto non si staccherà dalle pareti dell'impastatrice in un sol pezzo.
Aggiungere la cannella, la buccia dell'arancia, la vaniglia e le fragole ben sgocciolate, amalgamare accuratamente il tutto e far riposare un paio di ore in ciotola.
Sgonfiare l'impasto, adagiarlo in uno stampo da plumcake lungo circa 30 cm ben imburrato o foderato di carta forno, far lievitare fino al raggiungimento del bordo (circa 4 ore) ed infornare a 160° per 35/40 minuti.
Prima di spegnere e sfornare fare la prova stecchino per controllare la cottura
il cramique e poirot
mercoledì 14 settembre 2011
Pubblicato da Lydia 32 commentialle 06:07 32 commenti | Posta un commento
Venite a colazione con noi??
mercoledì 13 luglio 2011
Pubblicato da robertopotito 31 commentiovvero: visto che Lydia nun ten' ggenio, ci penso io
Certo che con il caldo che fa in questi giorni quasi a nessuno verrebbe in mente di dedicarsi alla panificazione casalinga, eppure io ve lo consiglio vivamente: il clima caldo-umido ed il fiorire di piante, fiori ed alberi provocano una sovrabbondanza di meravigliose e leggiadre spore che vengono catturate dall'impasto creando risultati stupefacenti e di grande soddisfazione per noi amatori.
Per ciò che riguarda tale preparazione, ci sono in corso numerose diatribe riguardanti la genuinità della autentica ricetta. Ovviamente non è mia intenzione entrare in tali discussioni e mi limito a riportare una ricetta che a mio avviso è molto valida. Noterete la scarsità di grassi in quanto pur essendo una ricetta per “ricchi” era sufficiente la presenza di frutta secca (considerata una vera rarità e pressocchè inottenibile per la povera gente). Credo che l’aggiunta di un uovo intero sia una “concessione” tardiva rispetto all’originalità della ricetta.
MARITOZZI
INGREDIENTI
gr. 300 di farina comune
gr. 10 di lievito di birra
un uovo intero
gr circa 100 di acqua a temperatura ambiente
qualche(4 o 5) cucchiaiata di olio extravergine di oliva
un pizzico di sale
3 cucchiai colmi di zucchero
gr. 100 di uvetta secca lavata e ammollata
un cucchiaio di pinoli
un cucchiaio di buccia di arancia candita a pezzetti
buccia di limone grattugiata
ESECUZIONE
Noterete che al contrario della precedente ricetta non ho utilizzato farina di forza, proprio per consentire una maggiore conservazione nel periodo estivo.
Preparate l'impasto con la farina nella quale avrete sbriciolatop il lievito di birra. Aggiungete un pò di acqua , l'uovo e l’olio che andrà aggiunto una volta che si sarà sufficientemente assorbito l’uovo intero, unendo progressivamente l’acqua. Lavorate l'impasto energicamente ed unite due cucchiai di zucchero assieme alla buccia di limone grattugiata, quindi copritelo con pellicola trasparente e mettetelo in luogo tiepido a lievitare.
Quando l'impasto avrà raddoppiato il proprio volume, lavoratelo incorporandovi i pinoli, l'uvetta e la buccia d'arancia, quindi dividetelo 12 pezzi con forma ovale.
Ora, mettete la teglia in luogo tiepido e lasciate lievitare ancora un paio d'ore: infornate quindi a oltre 250 gradi per 6-7 minuti; i "maritozzi" devono riuscire dorati e morbidi. Toglieteli dal forno e pennellateli col rimanente zucchero, sciolto in pochissima acqua.
Rimetteteli nel forno spento, ma ancora caldo, per qualche minuto perché asciughino in superficie. La caratteristica dei maritozzi è la morbidezza; non si deve pertanto formare la crosta in cottura.
alle 06:04 31 commenti | Posta un commento
2 torte in 1
martedì 5 luglio 2011
Pubblicato da Lydia 34 commentiSono in pieno periodo "nun teng' genio", che dalle mie parti significa non aver voglia, nella fattispecie di cucinare ed anche un po' di scrivere.
Quindi abbiate pazienza se sarò breve e poco dettagliata.
Dopo giorni mi sono finalmente "sporcata" le mani, solo perchè Gaia me ne aveva fatto venire la voglia.
Questa torta è 2 in 1, un guscio di frolla con un ripieno soffice al cacao e lamponi, molto buona.
RASPBERRIES CHOCO TARTE di Gaia
tra parentesi qualche mia piccola variante
Ingredienti (per uno stampo quadrato da 23cm)
per la frolla
165 g farina 00
100 g zucchero semolato ( per me 70 g )
75 g burro morbido
50 g uova (1 uovo intero)
Scorza grattuggiata di un limone
Estratto naturale di vaniglia
Per il ripieno:
125 g di lamponi freschi
20 g fiocchi di avena (mandorle a filetti tostate)
162 g burro morbido
162 g zucchero semolato (io ne ho messi 140 g )
150 g farina 00 (metà farina e metà fecola)
25 g cacao magro
70 g di uova
5g baking powder
Per decorare
125 g lamponi freschi
Preparate la pasta frolla:
-Nella planetaria munita di foglia, montate l’uovo con lo zucchero; aggiungete il burro morbido e gli aromi e in ultimo la farina setacciata;
-Fate amalgamare velocemente il tutto, trasferite su una spianatoia infarinata e formate un panetto; coprite con pellicola e fate riposare in frigo per almeno 1h.
Preparate il ripieno:-
Nella planetaria munita di foglia montate il burro morbido con lo zucchero; lavorate a media velcità;
-Setacciate la farina con il baking e il cacao magro e unitela al composto, alternando con le uova.
Riprendete la frolla e stendetela in una sfoglia spessa circa 4mm, usatela per foderare lo stampo unto, eliminate l’eccesso dai bordi e ripassate in frigo qualche minuto; adagiate sul fondo i lamponi freschi e i fiocchi di avena;
-Versate il composto del ripieno e livellatelo molto delicatamete con una spatola; adagiatevi sopra i lamponi freschi e infornate.
-Cuocete in forno caldo (190°) per circa 40 minuti; abbassate a 170° dopo i primi 30 minuti di cottura e prima di estrarre fate la prova stecchino. (io ho infornato a 180° e poi abbassato a 160°)
-A piacere spolverate con zucchero a velo prima di servire.
alle 06:05 34 commenti | Posta un commento
polenta e fragole (english version included)
sabato 14 maggio 2011
Pubblicato da Lydia 25 commentiNo, non ho battuto la testa, non ho cominciato a dare i numeri e a mangiare polenta concia con dadolata di fragole. Posso anche tollerare certi abbinamenti un po' azzardati in nome di una maldestra creatività, ma questo sarebbe stato davvero troppo.
E non mi sono neanche miracolosamente ripresa dalla pigrite acuta, quella è sempre qui con me e non pare aver voglia di abbandonarmi.
Ora poi che so di non esser sola, che a farmi compagnia ci sono un re dei pigri , una pigra con inventiva ed una mia degna commare, mi sento anche meno in colpa e meno sola.
In questi giorni continuo a mangiare freselle con tonno, rigorosamente senza pomodori. A volte sono talmente pigra che è troppo gravoso persino spugnare le freselle nell'acqua (devo solo pregare che non mi salti qualche capsula o non mi si spezzi qualche dente, perchè portarmi fino al dentista potrebbe stravolgermi), figurarsi lavare e tagliare qualche pomodoro.
Questi "elaboratissimi" amorpolenta con fragole (da cui il titolo del post), accompagnati dalla crema alle fragole di Artemisia, sono stati realizzati prima che mi ammalassi di pigrite, questo è l'unico motivo per cui possono essere oggi qui con voi.
N.B. PER UN DISSERVIZIO DI BLOGGER SONO ANDATI PERSI TUTTI I COMMENTI
AMORPOLENTA ALLE FRAGOLE
per 6 pirottini da muffins medi (raddoppiate le dosi per farlo nel classico stampo scanalato da amorpolenta che ahimè io non possiedo)
50 g di burro a temperatura ambiente
50 g di farina di mais fioretto
40 g di mandorle
40 g di farina 00
1 uovo grande
60 g di zucchero
1 cucchiaino di lievito chimico in polvere
5 o 6 fragole
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Montare burro, uovo e zucchero, aggiungere, amalgamando accuratamente, le farine e le mandorle tritate finissime, poi l'estratto di vaniglia, il lievito e in ultimo le fragole a pezzetti.
Versare negli stampini e cuocere a 180° per 20-25 minuti circa
CREMA ALLE FRAGOLE DI ARTEMISIA
Battere con la frusta dentro una casseruola a fondo spesso un uovo e sei cucchiai di zucchero.
Frullare finemente 350g di fragole con il succo e la buccia di un limone.
Aggiungere le fragole frullate al composto uovo-zucchero.
Aggiungere sei cucchiaini da tè di maizena, rasi (per essere sicuri di evitare i grumi, mettete la maizena in una ciotolina e aggiungete pochissimo composto liquido mescolando. Continuate aggiungendone sempre pochissimo fino a che non si sciolgono i grumi e non avete una crema liscia. A questo punto, buttate tutto in tranquillità dentro il restante composto).
Aggiungete 300g di acqua (se volete una crema più soda, ad esempio per fare il trifle, niente acqua).
Fate cuocere a fuoco basso mescolando per 10'-15', fino a che la crema non addensa. Ricordate che la maizena raffreddando continua ad addensare.
A fine cottura aggiungete un sorso di Grand Marnier.
ENGLISH VERSION
No, I didn’t bump my head, nor did I start speaking nonsense. I can even stand some weird matches in the name of a sort of an awkward creativity, but this would be too much.
I did not even recover from a deep laziness which is always with me, inside me.
Now I know I am not alone, rather enjoying the good company of one of the ‘king of laziness’ and another worthy godmother; therefore I don’t feel guilty at all.
During these days, I keep on eating ‘freselle ‘ ( a sort of dry bagels) with tuna but with no tomatoes.
Sometimes I feel so lazy I do not even feel like soaking them with water ( I only have to hope that no filling may break out in my mouth: I could not stand the fatigue of going to the dentist’s). So no point cutting and washing some tomatoes!
These florid strawberry ‘amorpolenta’ (corn flour pastries) with Artemisia’s strawberry cream were made just before I suffered from laziness, that’s the only reason why I can be with you today.
STRAWBERRY AMORPOLENTA (yellow corn flour pastries)
SERVES 6 AVERAGE PAPER CUPS ( double the quantities in case you wanted to make it in the classical mould which unfortunately I do not own).
50 gr butter unsalted at room temperature
50 gr yellow corn flour (very thin)
40 gr finely ground almonds
40 gr common flour
1 egg (big)
60 gr sugar
1 teaspoon baking powder
5 or 6 strawberries
1 teaspoon vanilla extract
Whip the butter, the egg and sugar and add the two types of flour and the finely ground almonds mixing properly, then the vanilla extract, the baking powder and finally the strawberries cut into pieces.
Pour into the paper cups and bake at 180° for about 20-25 minutes.
ARTEMISIA’S STRAWBERRY CREAM
Whip an egg together with 6 spoons of sugar in a heavy based pan.
Finely blend 350 gr strawberries with the juice and the zest of a lemon.
Add the strawberries to the egg-sugar blend.
Add six teaspoons of starch ( if you want to avoid lumps, put the starch in a small bowl and add very little liquid blend by mixing.
Keep on by adding very little liquid until no more lumps come up and you get a smooth cream in the end.
At this stage pour all the remaining syrup.
Add 300 gr water( if you want a thicker cream, trifle e.g., use no water).
Let it gently cook mixing for 10/15 minutes until the cream does thicken.
Bear in mind that starch keeps on thickening when cooling down.
Add a sip of Grand Marnier when ready
alle 06:06 25 commenti | Posta un commento
parenti in prestito
giovedì 17 febbraio 2011
Pubblicato da Lydia 41 commenti
Come se non ne avessi già abbastanza di mio di parenti, come se mamme, papà, nonne, bisnonne, fratelli, cognate e cugini non imperversassero già a sufficienza.
Dopo la mamma di Silvia la dolce ed il suo latte brulè, stavolta ho scomodato e preso in prestito la nonna di Lisa.
Io ho vissuto a Firenze per 4 anni ed il mio dolce preferito di quegli anni è stato senza dubbio la schiacciata alla fiorentina, un dolce dall'apparenza semplicissimo ma per nulla banale, di quelli che potresti mangiarne uno intero senza stancarti, dolce il giusto, morbido, profumatissimo, tanto che io mi sono sempre chiesta perchè lo facessero solo a Carnevale.
Vi avverto subito però che questa schiacciata alla fiorentina, su ricetta lievemente modificata della nonna di Lisa fiorentina d.o.c., è originale solo a metà.
Ogni schiacciata alla fiorentina che si rispetti infatti, deve essere ben spolverata di zucchero al velo, e fin qui nessun problema, ma deve avere il giglio fiorentino di cacao amaro a far bella mostra di sè proprio nel mezzo, e qui nasce il problema perchè lo stencil del giglio, ebbene sì, mi manca e neanche era nelle mie intenzioni perdere la testa a ritagliarlo da me.
Che i fiorentini mi perdonino.
SCHIACCIATA ALLA FIORENTINA
per una teglia rettangolare 23 x 33 (le dimensioni sono importanti perchè la schiacciata deve essere alta sui 3 cm)
350 g di farina
10 g di lievito di birra
100 g di zucchero
1 cucchiaino di sale
3 tuorli
80 g di strutto
la buccia di 3 arance grattugiate (abbondate pure)
il succo di 1 arancia
Preparare un lievitino: stemperare il lievito di birra in una tazza con 2 dita di acqua leggermente intiepidita ed un paio di cucchiai di farina (sottratta ai 350 g), quanto basta per ottenere una pastella di media consistenza. Coprire con un piattino e mettere a lievitare in un luogo tiepido, l'impasto dovrà triplicare il suo volume, ci impiegherà circa 40-50 minuti.
Nel frattempo versare il resto della farina e lo zucchero nella ciotola dell'impastatrice, grattugiarvi la buccia delle arance, versarvi il succo e mescolarli.
Appena il lievitino avrà triplicato il suo volume, aggiungerlo al composto farina-zucchero-arancia e azionare l'impastatrice con il gancio, aggiungere il primo tuorlo e farlo incorporare lentamente.
Solo quando il primo tuorlo sarà perfettamente incorporato e l'impasto avrà cominciato a prendere corda, aggiungere il secondo tuorlo, fare lo stesso con il terzo.
A questo punto aggiungere il sale e aspettare che l'impasto assuma un aspetto liscio e consistente.
Aggiungere lo strutto in almeno 3 volte, facendo sempre attenzione a non aggiungerne di nuovo fino a che quello precedente non si sia perfettamente amalgamato e fare andare l'impastatrice fino a che l'impasto sarà liscio ed elastico e si staccherà tutto in un sol pezzo dalla ciotola.
Più o meno avrò impiegato circa 3/4 d'ora -1 ora per l'intera operazione.
Coprire la ciotola e far lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio (4 o 5 ore circa).
Badate bene che la superficie dell'impasto non si secchi e, se necessario, vaporizzare con acqua.
Sgonfiare l'impasto e adagiarlo per bene su una teglia rettangolare di circa 23 x 33 cm, imburrata ed infarinata e lasciare lievitare in un luogo tiepido per circa 5 ore.
Infornare a 180° per 20/30 minuti circa.
A Firenze potete trovarla farcita di panna, di crema o di altro, io la preferisco nuda e puraApprofitto di una ricetta toscana per ricordare ai pochi milanesi che ancora non lo sapessero che oggi pomeriggio 17 febbraio alle 18.30 alla Feltrinelli di Piazza Piemonte ci sarà la presentazione degli oramai famosissimi libri Calycanthi: "la cucina siciliana" e "la cucina toscana" editi da Guido Tommasi.
Le signorine Calycanthe verranno accompagnate nientepopòdimenochè da minne (pare ben 72!!!) e cantuccini
alle 06:06 41 commenti | Posta un commento
nordità
lunedì 24 gennaio 2011
Pubblicato da Lydia 30 commentiPare che oramai io sia affetta da nordità.
Continuo a sfornare sbrisolone mantovane, gulash, brasati, mascarponi e panettoni.
Però lo giuro: non ho perso il mio accento, continuo a pronunciare "un uomo nuovo con un uovo nuovo" con le O chiusissime e continuo a sognare sfogliatelle, pizze e mozzarelle decenti.
Direttamente da "la cucina nelle dolimiti" di Annaliese Kompatscher:
TORTA DI GRANO SARACENO
250 g di burro morbido
250 g di zucchero
6 uova
250 g di farina di grano saraceno
250 g di mandorle macinate
estratto di vaniglia
marmellata di mirtilli rossi
Montare il burro con 150 g di zucchero ed i tuorli. Aggiungere la farina, le mandorle e l'estratto di vaniglia e mescolare.
Montare a neve le chiare aggiungendo lo zucchero rimanente a metà dell'operazione.
Incorporarli delicatamente nella massa di burro, zucchero e farina.
Versare la massa in una teglia imburrata e infarinata e far cuocere a 180° per 50 minuti circa.
Lasciare raffreddare il dolce, sformare e tagliare a metà.
Farcire con marmellata di mirtilli rossi (ammetto che io ho usato una composta di mirtilli neri), spolverare con zucchero al velo.
N.B.Io ho fatto metà dose in una teglia da 20 cm di diam ed ho aggiunto per sicurezza mia 1/2 cucchiaino di lievito chimico
alle 06:04 30 commenti | Posta un commento
ma che cos'é questa robina qua??
lunedì 3 gennaio 2011
Pubblicato da robertopotito 27 commenti Mi aggiravo per le stradine di San Potito Ultra (AV) circa un paio di settimane fa, quando mi sono imbattuto nella vetrina dell’unica pasticceria del paese.
Mi sono saltate agli occhi delle splendide ciambelline intrecciate glassate. Entrato nel negozio come una furia ho chiesto ad Amelia (abile pasticcera e capacissima venditrice) di darmene un paio; immediatamente assaggiate mi hanno conquistato.
“ma che bontà…ma che cos’è questa robina qua?” le ho chiesto e la malcapitata: “ ma niente di che…mi era avanzato un pochino di impasto e così ho fatto queste ciambelle…”
Dopo vari tentativi di corruzione (dai complimenti per la sua bravura, agli apprezzamenti per il taglio di capelli), Amelia mi ha sganciato la ricetta che in effetti è estremamente semplice.
Dall’aspetto, ma solo dall’aspetto si potrebbero paragonare alle ciambelle ungheresi, il cui impasto, tuttavia, si presenta molto elaborato, consistendo in una pasta mezza sfoglia lievitata naturalmente che si intreccia amabilmente con la pasta per il Kranz.
Queste, invece, sono facilissime e di sapore gradevolissimo e ben più leggere.
CIAMBELLINE INTRECCIATE DI AMELIA
500 GR DI FARINA 0 (DEBOLE)
200 GR DI LATTE A TEMPERATURA AMBIENTE
10 GR DI LIEVITO DI BIRRA
SCORZA DI LIMONE GRATTUGIATA
50 GR DI ZUCCHERO SEMOLATO
BURRO FUSO
PER LA GLASSA A PRESA “RAPIDA”
200 GR DI ZUCCHERO A VELO
1 CUCCHIAIO DI SUCCO DI LIMONE
1 CUCCHIAIO DI ACQUA BOLLENTE
ESECUZIONE
In una terrina capiente, mettere la farina e sbriciolarvi il lievito di birra fresco assieme allo zucchero. Incorporare il latte a temperatura ambiente fino ad ottenere un impasto consistente e ben sodo (quindi non unire tutta la quantità di latte prevista in un solo colpo!!). La consistenza dell’impasto è fondamentale per ottenere e mantenere anche in cottura la forma delle nostre ciambelle. Quando l’impasto sarà quasi ultimato, unire la scorza di limone grattugiata ed un pizzico di sale fino.
Fate riposare l’impasto per circa 30 minuti e successivamente ottenere dei cilindri di pasta lunghi circa 10 cm e larghi 4/5 cm che appiattirete delicatamente con il mattarello.; spennellarli con il burro fuso ed attorcigliarli su se stessi come a formare dei torcioni e chiudere a ciambella (oppure potete potete dare anche la forma del bretzel) .
Spennellare nuovamente con il burro e fate riposare fino al raddoppio del loro volume.
Infornare a 180° fino a completa doratura (circa 25 minuti).Sfornate e fate raffreddare le vostre ciambelle attorcigliate e glassatele in modo non uniforme affinché l’effetto del torcione possa risaltare.
alle 06:05 27 commenti | Posta un commento
Elogio della follia e della imperfezione
giovedì 4 novembre 2010
Pubblicato da robertopotito 49 commenti
Amo complicarmi l'esistenza: é la mia attività preferita in assoluto. Amo le sfide con me stesso per poi potermi dire al termine della "battaglia": lo sapevo che non ci riuscivo, era ovvio!!!
CROISSANT CON SEMOLA DI GRANO DURO RIMACINATA
Innanzitutto, setacciate bene la semola di grano duro rimacinata, alla quale avrete unito il lievito di birra sbriciolato, lo zucchero e tanto latte quanto ne occorre per ottenere un impasto molto sodo, ma sufficientemente lavorabile.

Formate cioè un rettangolo con l'aiuto di un mattarello, piegatelo in 3 parti, poi mettetelo in frigo per una mezz'ora. Riprendete il panetto ottenuto, formate nuovamente un rettangolo e ripetete l'operazione di prima. Ad ogni "giro" dovrà corrispondere un periodo di riposo in frigorifero di circa 30 minuti. Effettuate 3 giri ed altrettanti riposi.
Etichette: Lievitati, prima colazione
alle 06:00 49 commenti | Posta un commento
fidatevi di me (english version included)
lunedì 4 ottobre 2010
Pubblicato da Lydia 49 commenti
Vi fidate di me?
No, non voglio vendervi nulla e neanche chiedervi un prestito, voglio solo dirvi che questa torta semplice, veloce, di una semplicità disarmante, è veramente buona.
In tutta onestà posso dire che è il dolce da forno al cioccolato più buono che abbia mai mangiato, soffice, umido al punto giusto, per nulla stucchevole, potete farcirlo o mangiarlo così com'è a colazione, per un tè o a merenda.
Oltre ad essere un'ottima soluzione per smaltire i soliti albumi di troppo.
Io me ne sono innamorata, ma si sa, a me piacciono le cose semplici
TORTA SOFFICE DI ALBUMI AL CIOCCOLATO
per uno stampo dal diametro di 20 cm
6 albumi
180 g. di zucchero
70 g. di burro fuso
70 g. di cioccolato fondente (potete aumentarlo a 100 se siete cioccolatosi)
30 g. di fecola di patate
50 g. di farina 00
1 cucchiaino di lievito
Fondete il cioccolato con il burro (io uso il microonde, ma se preferite fatelo a bagnomaria) e tenetelo da parte.
Cominciate a montare gli albumi, a metà "montaggio" aggiungete lo zucchero a pioggia e continuate a montare.
Con l'aiuto di un cucchiaio di legno incorporate delicatamente la farina, la fecola e il lievito precedentemente miscelati, e mescolate facendo il classico movimento "dall'alto in basso".
Aggiungete il cioccolato e il burro ed infornate a 180° per una mezz'ora circa
ENGLISH VERSION
Do you trust me? I do not want to sell anything to you neither do I need to borrow anything from you. I just wanted to tell you that this recipe is about a very simple, quick cake and it’s really noteworthy.
Honestly, I can say that this is one of the best chocolate cakes I have ever had ; it’s soft, moist and not too sickening sweet. You can stuff this cake or just eat it as it is for tea time or breakfast.
You know I like very plain cakes!
SOFT EGG WHITES CAKE
(for a 20 cm diameter baking tray )
6 egg whites
180 gr sugar
70 gr melted butter unsalted
70 gr dark chocolate (if you are keen on chocolate you can use 100 gr)
30 gr potato flour
50 gr all purpose flour
1 teaspoon instant yeast.
Melt the chocolate with butter ( I use the microwave but you can use bain marie) and put it aside.
Start beating the egg whites and when they are half beaten , sprinkle the sugar and keep on beating.
When stiff, spoon in the flour , the potato flour and the yeast and gently mix. Finally add the chocolate and the butter and bake (180°) for about half an hour.
alle 06:08 49 commenti | Posta un commento
andare in Paradiso può essere molto faticoso (english version encluded)
lunedì 27 settembre 2010
Pubblicato da Lydia 23 commenti
In Paradiso volevo proprio andarci anch’io.
Dopo Giovanna e Edda era venuta voglia anche a me di provarlo questo Paradiso in terra.
Ho sfogliato le pagine ingiallite del Talismano della Felicità di mia nonna, un po’ consunte, rese ancora più affascinanti da qualche macchia sparsa qua e là.
“La vera torta del paradiso è una nota specialità di Pavia. Crediamo di far cosa grata alle lettrici offrendo loro un’imitazione perfetta di questa torta: così perfetta che confrontando la torta autentica con quella di cui vi descriviamo la ricetta, non sarà possibile trovare alcuna differenza”.
Con un incipit così non si può che abbandonare Kenwood e fruste elettriche e fare tutto a mano, proprio come avrà fatto mia nonna.
TORTA DEL PARADISO talismano della felicità, con annotazioni semiserie mie tra parentesi
Le proporzioni sono: burro grammi 500, zucchero, passato allo staccio fino (mi sono permessa di usare lo zucchero al velo), grammi 500, farina grammi 250, fecola di patate grammi 250, uova intiere 5, rossi 6, raschiatura di 2 limoni. (ho dimezzato le dosi utilizzando 2 uova intere e 4 rossi, se le avessi rispettate forse sarei ancora all’opera)
Mettere il burro in una terrina e lavoratelo lungamente con un cucchiaio di legno per montarlo e ridurlo soffice come una crema. (no, ma dico, lo sapete voi quanta forza ci vuole per ridurre in crema soffice un pezzo di burro? Credetemi se vi dico che è inutile stare a sollevare pesi in palestra, se preparassimo un paio di torte paradiso alla settimana vedrete che bicipiti!!!)
Aggiungete allora a poco a poco lo zucchero, senza smettere mai di mescolare e poi le uova intiere e i rossi sbattuti insieme come per una frittura.(a questo punto le braccia non ve le sentirete più, ma dovete resistere e andare avanti)
Queste uova vanno aggiunte adagio a cucchiaiate, non aggiungendo una nuova cucchiaiata d’uova se la prima non si è ben amalgamata. (neanche mi ricordo più quanto ci ho impiegato a fare questa operazione, ma la parola d’ordine è “resistere”)
Da ultimo si aggiungono la farina e la fecola mescolate insieme e finalmente la corteccia grattata dei limoni.
Quando si aggiungeranno le farine non si lavorerà più energicamente la pasta col cucchiaio, ma si cercherà di amalgamarle con la più grande leggerezza. (io avrei aggiunto: tanto a questo punto la forza l’avrete esaurita tutta)
Si unge di burro una grande teglia di 31-32 centimetri di diametro (o due di 25 centimetri), si spolverizzano di fecola di patate e ci si versa il composto, il quale deve arrivare ai due terzi della teglia.
Si cuoce in forno di moderato calore per un’ora e poi s’inzucchera generosamente con zucchero a velo. (e a questo punto ho capito perché si chiama Torta Paradiso)
ENGLISH VERSION
Everybody would like to go to heaven and so would I.
After Giovanna and Edda had had a go at this cake I wanted to try it too.
I was thumbing through the yellowish pages of my granma’talismano della Felicità’ (famous Italian cookbook). Some of the pages had spots being much more appealing to me!
The author said the ‘Torta del Paradiso’ (Heaven or Paradise cake) was born in Pavia (Northern Italy). She said that this was a kind of imitation of the original version, but this recipe was so accurate that someone could hardly find out that it was a ‘copy’ only.
So, in order to plunge myself deeply into such a charming fascinating atmosphere, I decided to leave aside my Kenwood mixer and to make everything by hand as my granma would.
CAKE OF THE HEAVEN (PARADISE REGAINED)
These are the ingredients:
500 gr unsalted butter
500 gr icing sugar
250 gr flour
250 gr potato flour
5 eggs (whole)
6 egg yolks
Zest of two lemons
Put the butter in a bowl and start beating with a wooden spoon until soft and fluffy ( you will realize how long you will take to get to such a beautiful result if you do it manually. I think we would be all fit if we prepared unless a couple of heaven cakes per week!).
When the butter is ready, slowly spoon in the sugar and go on mixing and then add the whole eggs and the yolks beaten together as if you were making a frying batter ( at this point of the preparation you’ll find out that you have no more arms but, but you will have to resist and go on!!).
Be careful with the eggs, as you will have to add them little by little with a spoon and no more eggs should be incorporated unless the former spoon has been completely absorbed by the mixture.
( I cannot remember how long it took me to accomplish such a task, but you must resist!!).
Finally, add the flour and the potato flour mixed together as well as the lemon zest.
When the flours are added, you won’t beat the mixture but you will just gently mix it (anyway: at this stage you will have nearly no more energy and force left).
Grease a large (31/32 cm diameter or two 25 diameter each) and sprinkle some potato flour .Pour in the batter which will have to fill the baking tray by two thirds.
Bake in a moderate oven for about an hour and sprinkle some icing sugar on the top.
You will now understand why it’s called ‘Heaven Cake’.
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Venite a colazione da noi? (desayuno en Ibiza)
lunedì 12 luglio 2010
Pubblicato da robertopotito 32 commenti E' proprio vero che le cose più semplici sono le migliori. Le fette biscottate sono state fra le prime preparazioni nelle quali mi avventurai quando cominciai a panificare.
Avendo trascorso quasi un mesetto ad Ibiza, di cui vi avevo già ampiamente parlato l'anno passato ed avendo a disposizione un forno elettrico vetusto e mal funzionante, non ho, ovviamente, resistito al mio solito, insano impulso per la gioia dei miei vicini di casa ed amici.
Ecco la ricetta:
FETTE BISCOTTATE ARTIGIANALI AL PROFUMO DI MIELE ED ARANCIA
Ingredienti
500 grammi di farina di frumento 0
10 grammi di lievito di birra molto fresco
80 grammi di burro morbido
250 grammi circa di latte fresco intero a temperatura ambiente
2 cucchiai di miele possibilmente dal sapore più neutro possibile
2 cucchiai rasi di zucchero a velo possibilemte non vanigliato
1 cucchiaio di malto di farro oppure di orzo in polvere oppure liquido
scorza di arancia grattugiata (evitando la parte bianca)
1 pizzico di sale
ESECUZIONE
Preparate un piccolo impasto con il lievito, il malto, 200 grammi di farina e 150 grammi di latte . Non lavoratelo eccessivamente e ponetelo a riposare al coperto in una terrina per circa 2 ore.
Riprendete l'impasto ed aggiungetevi la rimanente farina, il burro lavorato a crema assieme allo zucchero ed unite gradualmente il latte fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Solo quando sarete giunti al termine dell'impastamento, aggiungete il miele insieme con la scorza di arancia ed il pizzico di sale.
Ungete l'impasto ottenuto con un pò di burro e ponetelo in uno stampo da pancarré, chiudete il coperchio, lasciandone aperta una piccola parte per controllare lo stato della lievitazione.
A lievitazione avvenuta, togliete il coperchio dallo stampo e mettete in forno a 190° per almeno 45 minuti.
Estraete dal forno, sformate e ponetelo su di una gratella fino a completo raffreddamento.
Dopo circa 4 ore, tagliate a fette non troppo sottili e fate gratinare dolcemente sotto al grill. oppure, se volete ottenere una doratura meno accentuata e più uniforme, infornate le vostre fette a 150° per qualche minuto (questa è la doratura che preferisco).
Osservazioni: per questa preparazione, non è necessario lavorare eccessivamente l'impasto; quindi potrete eseguire questa ricetta anche in pieno ferragosto, visto che il dispendio di energia fisica é del tutto trascurabile.Immediatamente prima della cottura. é importante togliere il coperchio dello stampo per ottenere nel corso della cottura l'effetto mostrato in fotografia.
Potreste consumare le vostre fette biscottate artigianali con questa marmellata veramente squisita.
alle 05:00 32 commenti | Posta un commento
E adesso che ci faccio?? (Il dopo pizza...)
venerdì 16 aprile 2010
Pubblicato da robertopotito 20 commentiA volte può capitare che, dopo aver preparato la pizza il sabato sera, vi avanzi un pò di impasto e che non ve la sentiate di commettere "un impasticidio" e allora stendete controvoglia un'ennesima pizza che quasi sempre viene condita malamente visto che la mozzarella e gli altri condimenti non vi sono avanzati o ve ne sono avanzati molto pochi.
Così la sventurata pizza dell'ultimo secondo non viene consumata da nessuno e viene relegata come avanzo per l'indomani o peggio surgelata.
Anche il sottoscritto ha quasi sempre agito in questo modo, ma un pò di tempo fa a Torino, vidi un negozio che vendeva la "focaccia di Giaveno": non sapendo di cosa si trattasse sono entrato nella panetteria incuriosito e dopo vari tentativi sono riuscito a far "sputare" al proprietario la ricetta.
La ricetta in questione si basa prevalentemente sull'utilizzo di un buon quantitativo di pasta di riporto (nello specifico proveniente da impasto base per pizza) e l'aggiunta di un pò di burro morbido, qualche uovo ed un pò di zucchero per la glassatura.E' assolutamente di facilissima preparazione, poiché contenendo nella propria massa una considerevole componente di pasta da riporto, quindi già sufficientemente lievitata, non risente dell'aggiunta di proteine e grassi che in impasti di natura differente richiederebbero accorgimenti specifici ed una lavorazione maggiormente attenta.
Risultato: un dolce ottimo, non eccessivamente dolce o stucchevole e di buona conservazione.
Desumo che la focaccia di Giaveno provenga da Giaveno, cittadina molto carina in provincia di Torino dove spesso andavo con mio padre la domenica pomeriggio.
FOCACCIA DI GIAVENO
INGREDIENTI
800 GR DI PASTA DI RIPORTO (PREFERIBILMENTE IMPASTO PER LA PIZZA PREPARATO COME PIU' VI PIACE)
300 GR DI FARINA O
350 GR DI BURRO AMMORBIDITO
4 TUORLI DI UOVO
400 GR DI ZUCCHERO A VELO
BUCCIA DI LIMONE E DI ARANCIA FINEMENTE GRATTUGIATE
QUALCHE CUCCHIAIATA DI LATTE INTERO
ESECUZIONE
Unire alla pasta di riporto la farina 0 ed intridere unendo qualche cucchiaiata di latte intero.
Incorporare i tuorli leggermente battuti assieme allo zucchero ed impastate energicamente per almeno una decina di minuti.
Quando l'impasto avrà cominciato ad assumere la sua struttura leggermente elastica, incorporate il burro ammorbidito assieme agli aromi.
Completate l'impasto e dategli la forma di una pagnotta circolare, vaporizzatela con acqua e sistemate la glassatura inumidendo qualche cucchiaiata di zucchero semolato assieme a poca acqua: dovrete ottenere un composto alquanto solido che andrete a spalmare delicatamente solo al centro della focaccia.
Tale accorgimento si rende necessario poiché in cottura la glassa cederà naturalmente dirigendosi anche verso i bordi.
Fate riposare per almeno un'ora ed infornate a 180° fino a completamento della cottura.
Sfornate e fate raffreddare su di una gratella; ottima se consumata il mattino successivo a colazione.
alle 05:00 20 commenti | Posta un commento
affari di famiglia
mercoledì 31 marzo 2010
Pubblicato da Lydia 28 commentiUna mia carissima zia mi ha regalato il quaderno di ricette della mia bisnonna Maria (che è andato a fare compagnia a quello della bisnonna Ida, di nonna Lydia e di nonna Livia).
Lievi pagine ingiallite, vissute, scritte con una grafia accurata e regolare, con dedizione e garbo.
La cosa che più mi ha colpito è vedere come anche i gusti si tramandino: il quaderno è pieno di ricette di brioche, di dolci di castagne e di biscotti, potrebbe essere il mio, se non fosse per alcuni termini desueti e per il fatto che la mia grafia è pressocchè illeggibile, ereditata dal nonno medico più che dalla bisnonna gentildonna.
Tra le ricette questi taralli di Pasqua, un impasto facilmente lavorabile e maneggiabile, poco dolci e poco grassi, l'ideale per la prima colazione.
Le dosi di nonna Maria sono per 10 uova, io ne ho utilizzate solo 2.
TARALLI DI PASQUA DI NONNA MARIA
2 uova
100 gr di zucchero
50 gr di sugna
Buccia grattugiata di 1 limone
1 goccio di rum
1 puntina di bicarbonato di soda
1 cucchiaino di cremor tartaro
Farina quanta ne prende (320 gr.)
Nel quaderno non si accennava al procedimento, io ho impastato gli ingredienti aggiungendo la farina per ultima.
Ho dato la forma classica dei taralli, formando con la pasta dei rotolini spessi 1 cm e lunghi una quindicina di cm, intrecciandoli a due a due e chiudendoli a ciambella.
Ho infornato a 180 gradi per una mezz’ora
Permettetemi di dedicare questo post a tutte le nipoti di nonna Maria sparse per il globo, vabbè anche ai nipoti, sennò papàtzatziki chi lo sente Etichette: biscotti, cucina napoletana, Dolci, Pasqua, prima colazione
alle 06:12 28 commenti | Posta un commento
Basta un poco di zucchero...
mercoledì 20 gennaio 2010
Pubblicato da robertopotito 35 commenti Eh già...ogni tanto mi viene in mente quella famosa canzoncina che cinguettava Mary Poppins nel celeberrimo film di Walt Disney..."basta un poco di zucchero e la pillola va giù".
Ci sono dei giorni nei quali ci si sente leggermente delle schifezze esistenziali e si necessita assolutamente di piccole ed innocenti gratificazioni sensoriali anche per il palato.
E allora che cosa c'è di meglio che impastare, attendere con impazienza la lievitazione e poi friggere rievocando quell'aria di festa casalinga che solo la frittura in abbondante olio e magari in qualche padellaccia o padellone può creare.
Gli aromi che si sprigionano durante l'impasto e la frittura forse, almeno per qualche oretta, ci distolgono dai pensieri negativi.
L'ultima volta che ho realizzato queste ciambelle, la nostra cara Lydia era angosciata e depressa,
angosciata perché temeva di non riuscire a mangiarsele tutte quante lei da sola e depressa perché temeva che gli effetti di tale impresa "mangiatoria" potessero avere conseguenze addirittura devastanti sulla sua scolpita ed esilissima figura...
CIAMBELLE DELLA LYDIA
INGREDIENTI
1 KG DI FARINA 0
4 PATATE LESSE DI MEDIA GRANDEZZA
4 UOVA INTERE
200 GR DI BURRO AMMORBIDITO
600 GR DI LIEVITO NATURALE MATURO
OPPURE
20 GRAMMI DI LIEVITO DI BIRRA IN CUBETTO
6 CUCCHIAI DI ZUCCHERO SEMOLATO
LA SCORZA GRATTUGIATA DI UN LIMONE
LA SCORZA GRATTUGIATA DI UN'ARANCIA
MEZZO BICCHIERE DI LIQUORE AROMATICO (STREGA)
QUALCHE CUCCHIAIO DI LATTE FRESCO INTERO
UN PIZZICO DI SALE FINO
OLIO PER LA FRITTURA E ZUCCHERO SEMOLATO
ESECUZIONE
Se possibile lessare le patate al vapore e passarle immediatamente al setaccio. Fatele intiepidire ed unitele alla farina, aggiungendovi il lievito naturale in pezzi oppure disciogliendo il lievito di birra in qualche cucchiaiata di latte a temperatura ambiente.
Aggiungete le uova leggermente sbattute con una forchetta insieme con lo zucchero e cominciate a lavorare fino a quando gli ingredienti si saranno bene intrisi.
Unite solo adesso il burro ammorbidito assieme agli aromi (scorza di limone, arancia e liquore) ed il pizzico di sale.
La consistenza dell'impasto dovrà presentarsi simile a quello per i comuni gnocchi di patate, ma leggermente più sodo.
Se ciò non dovesse verificarsi, unite qualche cucchiaio di farina senza esagerare.
Quando l'impasto sarà terminato, ponetelo in una terrina leggermente imburrata e fatelo riposare per circa un paio di ore riparandone la superficie con pellicola trasparente.
Riprendete l'impasto e forgiate delle ciambelle della grandezza che voi desiderate.
Fatele lievitare molto bene al coperto: é importante che raddoppino almeno il loro volume altrimenti non si cuoceranno bene al loro interno.
A lievitazione ultimata, friggerle in abbondante olio di arachidi e cospargerle, dopo averle poste per qualche minuto su carta assorbente, di zucchero semolato.
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stavolta a colazione vi invito io
lunedì 11 gennaio 2010
Pubblicato da Lydia 37 commentiVi avverto però, io sono un pò maniacale con i biscotti.
Per me il biscotto da inzuppare DEVE imbibirsi bene, NON DEVE sbriciolarsi e NON DEVE lasciare nel latte sgradevoli chiazze di grasso.
Oramai sono anni che preparo questi biscottoni di Maria Pia Trubiani, una cara amica di cucinait.
Sono estremamente semplici e veloci, non grassi e rispettano tutte le caratteristiche di cui sopra.
Li conservo nelle innumerevoli scatole di latta di cui la mia cucina strabocca e si mantengono molto a lungo.
Non temete se l’ammoniaca rilascia un odore sgradevole, dopo il passaggio in forno sparisce completamente
BISCOTTI DA PRIMA COLAZIONE di maria pia
500 gr farina
200 gr zucchero
2 uova
50 gr di latte tiepido
70 gr di olio (io uso l’extra vergine)
Buccia di limone grattugiata
10 gr di ammoniaca
Montare le uova con lo zucchero, aggiungere gradatamente la farina e l’olio ed in ultimo il latte tiepido a cui avrete aggiunto l’ammoniaca (mescolateli in un tazzone e fate attenzione che tende a gonfiare), aggiungere la buccia del limone grattugiata.
Formare dei bastoncini di 10 cm circa (aiutatevi bagnando le mani con l'acqua) e metterli su una teglia ben distanziati.
Infornare a 180 gradi per una decina di minuti
alle 06:00 37 commenti | Posta un commento
Venite a colazione da noi?/brioscine del buongiorno
mercoledì 9 dicembre 2009
Pubblicato da robertopotito 34 commentiVorremmo invitarvi nella nostra “casa virtuale” ...abbiamo preparato la colazione per tutti quanti voi affinché possiamo condividere la gioia di iniziare la giornata serenamente.
Accomodatevi pure, mettetevi seduti ed assaporate queste morbide e profumate piccole brioscine dal sapore delicato e gradevole.
Chiudete gli occhi e godete dei piacevoli aromi che si sprigionano appena assaggerete questi bocconcini di felicità che a molti di voi potrebbero ricordare gli anni della scuola quando le nostre mamme ci premiavano con queste – che ai tempi- erano considerate prelibatezze da gustare certamente non tutti i giorni.
Lydia , Giovanna ed io vi porgiamo il benvenuto nel nostro salotto inondato dalla luce del sole e dal calore del nostro affetto…
Buondì ! Buona Giornata!
BRIOSCINE DEL BUONGIORNO
INGREDIENTI
400 grammi di lievito naturale ben maturo e vivace (dovrà raddoppiare il proprio volume in circa tre ore)
oppure una biga ottenuta:
con 300 grammi di farina forte (da sottrarre al peso complessivo della farina) , 15 grammi di lievito di birra,220 grammi di acqua a temperatura ambiente : lavorate brevemente e fate riposare al coperto per una nottata.
750 grammi di farina forte (W minimo 340)
350 grammi di zucchero semolato
200 grammi di tuorli di uovo
380 grammi di burro non salato in pomata
300 grammi circa di latte fresco intero a temperatura ambiente
Scorza di limone ed arancia grattugiati
Un pizzico di vaniglina del Madagascar
Un pizzico di sale fino marino
PER LA GLASSA
300 grammi di mandorle spellate
280 grammi di zucchero a velo
Albume di uovo quanto basta
ESECUZIONE
In una capiente ciotola, versare la farina ed unirvi il lievito in pezzettoni , oppure la biga ed unirvi lo zucchero semolato ed il sale.
Aggiungere 100 grammi di tuorli e cominciare ad intridere, unendo molto gradualmente il latte fresco alternandolo con circa metà del burro a pomata.
Avviare l’impasto unendo sempre gradualmente i tuorli rimanenti alternandoli con il rimanente burro a pomata.
Nel caso in cui l’impasto si presentasse eccessivamente asciutto, unire qualche cucchiaiata di latte.
Quando l’impasto comincerà a strutturarsi, aggiungere gli aromi (tale accorgimento preserverà maggiormente il profumo della preparazione al termine della cottura).
A questo punto, lavorare molto energicamente l’impasto per almeno una ventina di minuti fino a quando non si sarà sufficientemente incordato presentandosi molto elastico e setoso.
Ungere molto bene una ciotola con del burro e porvi l’impasto coprendolo con pellicola trasparente.
Fare riposare l’impasto per tutta la notte riponendolo nella parte meno fredda del frigorifero.
Il mattino successivo, riprendere l’impasto ed effettuare la piegatura del tipo 1 come illustrato nel blog di Adriano Continisio .
Questo accorgimento consente di ottenere una alveolatura maggiormente pronunciata.
Dopo aver compiuto tale operazione, lasciare riposare l'impasto ungendolo leggermente di burro fuso per almeno un paio di ore.
Al termine del riposo, porzionare e porre in stampi rettangolari leggermente unti ed infarinati.
Spennellarne la superficie con un po’ di burro fuso e lasciare riposare per altre due ore.
Infornare a 180° per circa quindici minuti, trascorso il tempo estrarre i buondì e porvi al centro una cucchiaiata di glassa triturando con un mixer tutti gli ingredienti previsti.
Rimettere in forno e proseguire fino al termine della cottura.
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