post campanalista, anzi no, napoletanista

mercoledì 5 maggio 2010

Pubblicato da Lydia 19 commenti


Il fatto che io viva a Milano decisamente non mi fa dimenticare di essere napoletana e non mi impedisce di tornare a Napoli ogni volta ci sia un evento interessante.
Dal 12 al 15 maggio a Napoli, per l’appunto, si terrà una manifestazione che, evvivaddio, restituisce un po’ di smalto e di vita alla mia città.
Wine and the city nasce tre anni fa come fuori salone del Vitigno Italia, salone del vino che si tiene, invece, a Castel dell’Ovo dal 16 al 18 maggio.
Durante i 4 giorni di Wine and the City la città sarà palcoscenico di manifestazioni ed eventi che vedranno come protagonista il vino in abbinamento all’arte, alla moda, al cibo, alla musica, e non solo.
Ristoranti, gallerie d’arte, spa, boutique, gioiellerie grandi alberghi e atelier saranno sede di incontri, di degustazioni e di appuntamenti la cui filosofia è far entrare il vino e tutto il suo mondo in luoghi non canonici.
Questo è il motivo per cui anche un’astemia cronica come me è attratta da un simile evento.

Dal comunicato stampa:
Ecco tutte le novità di questa edizione:

- NUOVI PARTECIPANTI
Nel 2009 il circuito comprendeva 52 indirizzi, quest’anno Wine&thecity unisce 81 tra negozi ed altre location. L’espansione più significativa si registra a Chiaia, il salotto dello shopping partenopeo. Piazza dei Martiri è il cuore di Wine&theCity a Chiaia che si estende in via Calabritto, via Morelli e via Filangieri disegnando un’unica mappa. Altra significativa concentrazione è quella tra via San Pasquale a Chiaia e via Vittoria Colonna con tante new entry.

- IL VOMERO
Per la prima volta il Vomero aderisce al circuito con 14 negozi e altrettanti appuntamenti tra shopping e moda tra via Scarlatti, via Merliani e via Luca Giordano.


- I GRANDI HOTEL DEL VINO
Per la prima volta Wine&theCity coinvolge anche 5 grandi alberghi della città che per l’occasione ospitano aperitivi, cene a tema, happening e degustazioni guidate. Il Grand Hotel Parker’s ha organizzato nei propri saloni il 12 e 13 maggio un originale bazar d’autore con pezzi in vendita e la degustazione dei vini di Villa Matilde. Il Renaissance Hotel Mediterraneo partecipa con una mostra fotografica inedita e la degustazione dei vini dei Feudi di San Gregorio (il 13 maggio). Il Romeo Hotel propone (il 12 maggio) la degustazione Sushi&Pallagrello (il 12 maggio) ovvero la cucina japan di ZeRomeo e i vini campani dell’azienda Terre del Principe raccontati da Manuela Piancastelli. L’Hotel Santa Lucia invita a scoprire il proprio raffinato Bar Pavone con la mostra dell'artista Francesco Manes e la degustazione dei vini Di Criscio. Il San Francesco al Monte Convento presenta Una cena da Bio: menù a base di prodotti Bio del Progetto Aires e vini bio della Masseria Venditti (il 12 maggio).

- I WINE PARTY
Tre grandi wine-party arricchiscono questa terza edizione di Wine&thecity: il 13 maggio aprirà le porte il giardino di via Schipa di Esterni di Galleria Elena, il 14 maggio sarà la volta di Palazzo San Teodoro con la serata Bacco, tabacco e Venere con la partecipazione delle Donne del Vino della Campania. Sabato 15 maggio gran finale a Città del Gusto che ospita il Finissage di Wine&theCity con una serata sulla terrazza a mare con la partecipazione dei Dj di Radio Capri, tanto vino e i finger food degli chef del Gambero Rosso. Tutti i wine party sono su invito.

- WINE&THECITY SU FACEBOOK
Quest’anno il tam tam di Wine&thecity corre anche su FB. Abbiamo una pagina dedicata con tanti “amici”, foto e aggiornamenti continui.

INFO
Wine&TheCity
www.wineandthecity.it
ufficio stampa > dipunto studio
081 681505

N.B.

Per i bloggers che scrivono di enogastronoma c'è la possibilità di accreditarsi al Vitignoitalia nella sezione stampa del sito ufficiale della manifestazione

una creme brulèe d'autore

lunedì 3 maggio 2010

Pubblicato da Lydia 32 commenti


Dopo la memorabile esperienza all’Osteria Francescana mi sono dedicata allo “studio” della cucina di Massimo Bottura.
Ovviamente ho cominciato dalle cose più semplici: dopo il risotto in casseruola, la creme brulèe al parmigiano, ma mi sto attrezzando per i piatti un po’ più complessi. Spero solo che il buon Bottura non voglia citarmi in giudizio per lesione della sua immagine!!!!
Questa versione della creme brulèe è quella contenuta in “Pro, tradizione & innovazione” di Ciccio Sultano e Massimo Bottura, edito da bibliotheca culinaria.
Un libro interessante ed originale che vi consiglio vivamente, diviso in 2 parti (nel senso che potete proprio aprirlo da entrambi i lati), una con ricette più tradizionali ed una con ricette di innovazione, ma questo potete intuirlo dal titolo anche se non siete dei grandi osservatori.
Sfogliandolo mi è capitato in più di un’occasione di leggere una ricetta, di ritenere che facesse parte della sezione dedicata alla tradizione e di accorgermi di essere, invece, nella sezione sull’innovazione. Segno che entrambi gli chef sono talmente legati al loro territorio e alla loro cultura da non poterlo dimenticare mai.
Una curiosità: nella sezione tradizionale accanto ad ogni ricetta c’è il classico consiglio sul vino da abbinare, nella parte di innovazione, invece, c’è il suggerimento sulla musica da ascoltare.



CREME BRULEE’ AL PARMIGIANO di Massimo Bottura

200 gr parmigiano reggiano grattugiato
5 dl di panna fresca
5 dl di latte
6 chiodi di garofano
1 pezzo di radice di liquirizia (10 cm)
1 baccello di vaniglia
5 tuorli
7 cucchiai di zucchero
50 gr di zucchero di canna Mascobado
20 gr di aceto balsamico tradizionale di Modena
Sale

Versare il latte e la panna nella pentola, unire il parmigiano e portare a leggera ebollizione. Sobollire per alcuni istanti, unire le spezie e lasciare in infusione per 8 ore.
Trascorso questo tempo, filtrare e riscaldare il composto aromatizzato. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero semolato e un pizzico di sale. Incorporare lentamente ai tuorli il composto aromatizzato a base di latte e panna, versare nella pentola e fare addensare a fiamma bassissima mescolando continuamente.
La crema sarà pronta quando velerà il cucchiaio. Per evitare che i tuorli cuociano e conseguentemente si formino grumi, il composto non deve superare gli 85°C.
Versare la crema preparata in uno stampo rettangolare rivestito da carta forno di dimensioni tali da ottenere uno spessore di circa 2 cm. Cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 120° C per 30-40 minuti. Lasciare raffreddare e tagliare a cubi.
Mescolare lo zucchero Mascobado con l’aceto balsamico, stenderlo su un lato di ogni cubo e fare caramellare con l’apposita paletta rovente o con un piccolo cannello da saldatore. In alternativa cuocere la creme brulèe in piccoli stampi individuali in ceramica o porcellana da forno e servirla all’interno degli stessi dopo aver caramellato la superficie.

Servire i cubi di creme brulèe su cucchiai

Mie osservazioni:
Ho realizzato sia la versione in cubetti sia quella in stampo individuale, il cubetto, senza dubbio è da preferire.
Ho messo la creme brulèe nel congelatore per una mezz'oretta per facilitare il taglio in cubetti.

cremolata rosso matrimonio

venerdì 30 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 29 commenti


In molti paesi d’Oriente le spose si vestono di rosso.
Visto che oggi si sposa una cara amica le dedico una rossa cremolata di fragole.


CREMOLATA DI FRAGOLE

Ingredienti:1 kg di fragole
il succo di 3 arance il succo di 3 limoni
1/2 lt di latte
400 gr di zucchero

Pulire le fragole e schiacciarle con la forchetta o con il minipimer al minimo, aggiungere il succo delle arance, dei limoni e mettere in frigo per un paio di ore.
Nel frattempo scaldare il latte con lo zucchero, senza farlo bollire, fino a far sciogliere lo zucchero completamente, quindi far raffreddare.
Unire i 2 composti e mettere in freezer per 6 ore circa, mescolando di tanto in tanto, oppure lo si può lasciare tutto il tempo che si vuole, basta ricordarsi di tirarlo fuori almeno un paio d'ore prima di consumarlo.
Una comoda alternativa può essere quella di mettere la cremolata nelle formine per il ghiaccio e mettere i cubetti nel cutter prima di servirla
La consistenza che si deve ottenere è tipo quella di una granita più cremosa.

Potete sostituire le fragole con pesche o melone, quando è stagione

sovrabbondanza di alici

mercoledì 28 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 30 commenti

“Spesologia applicata” dovrebbe essere una materia di insegnamento obbligatoria dalle elementari fino all’ultimo anno delle superiori, al pari di matematica, storia o geografia. E se proprio devo dirla tutta la inserirei anche come esame propedeutico al primo anno di Università.
Saper fare la spesa è una delle cose più difficili che ci siano.
Devi saper scegliere, conoscere i prodotti e la loro stagionalità, conoscere i posti migliori dove acquistare, ma soprattutto devi saperti regolare sulle quantità.
Se “spesologia applicata” fosse stata davvero una materia di insegnamento a scuola io avrei ripetuto la prima elementare e mi avrebbero anche bocciato alla maturità.
La cosa che più di tutte mi riesce difficile è acquistare in quantitativi non da mensa aziendale, è più forte di me, non ne sono capace.
Parto con le idee chiare, acquisto quello che ritengo essere la giusta quantità, ma poi finisco sempre con il convincermi che è troppo poco, e ci casco ogni volta. Ogni volta mi tocca mangiare la stessa cosa per giorni, fino alla nausea.
Stavolta è toccato alle alici acquistate per gli involtini con la provola




FETTUCCE ALICI, MANDORLE E MOLLICA
Per 2 persone
200 gr fettucce
200 gr di alici
Olio extra vergine d’oliva
1 spicchio d’aglio
1 manciata di mandorle
50 gr di mollica di pane
Sale

Sbriciolate la mollica di pane e fatela abbrustolire in una padella con un filo d’olio. Tenetela da parte.
Tostate le mandorle, tritatele grossolanamente e mettetele da parte.
Nel frattempo mettete a scaldare un po’ d’olio in un tegame e fate rosolare uno spicchio d’aglio, che poi eliminerete.
Unite le alici spinate e private di testa e coda e rigirate delicatamente per pochi minuti. Salate.
Cuocere la pasta al dente, scolatela e mettetela nel tegame con le alici, fate insaporire e spolverate con mandorle e mollica tostata

è davvero il massimo, non c'è che dire...

lunedì 26 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 21 commenti


Quando si hanno delle grandi aspettative il rischio di una cocente delusione può essere molto elevato.
Questo è il motivo per cui, pur avendo aderito sin dall’inizio con grande entusiasmo a "Il massimo del massimo da Massimo", ero un po’ preoccupata.
Di Massimo Bottura, uno dei più grandi chef italiani, se non il più grande, vi avevo già parlato dopo Identità Golose, vi avevo già detto quanto mi avessero colpito l’entusiasmo e la passione che infonde in quello che fa, il suo carisma, la sua energia, la sua coerenza, la sua professionalità e la sua umiltà , ma forse non vi avevo detto che io non avevo mai mangiato da lui all’Osteria Francescana di Modena.
Sabato 24 l’allegra brigata della Francescana ha visto il locale invaso da un’orda pacifica quanto affamata di persone che ha festosamente occupato la sala in 3 turni, io non potevo non farne parte.
Posso onestamente dire che quest’esperienza rimarrà impressa nella mia mente per un bel po’.
Non starò qui ad elencarvi i piatti assaggiati e a parlarvi della tecnica, degli accostamenti, degli equilibri e delle consistenze, non starò qui a raccontarvi del sacro silenzio calato nella sala all’arrivo del cremino di foie gras, come non vi parlerò dello stupore innanzi al sorbetto modenese o della lacrimuccia di commozione al cospetto della compressione di pasta e fagioli.
E neanche ho foto da mostrarvi, la macchina fotografica è stato l’ultimo dei miei pensieri sabato.
Qui voglio solo parlarvi dell’atmosfera piacevole e rilassata, della convivialità e dell’allegria di questa giornata.
Non sono una frequentatrice di grandi ristoranti, ma la paura di entrare in un freddo e asettico locale ristrutturato dall’architetto di grido e di rimanere ingessata ed impacciata per tutta la durata del pasto, era in me molto forte.
Nulla di tutto questo alla Francescana.
Mangiare alla Francescana è stato come mangiare a casa di Massimo circondata dal calore suo e di tutta la sua brigata, è stato come passare un pomeriggio festoso in casa di vecchi amici, con naturalezza, come se fosse normale essere lì, come se la nostra presenza lì fosse una consuetudine consolidata, come se emozionarsi assaporando "una patata in attesa di diventare tartufo", fosse una cosa da tutti i giorni.
Tutto merito della cucina e del lavoro svolto dai ragazzi in sala, di un’orchestra armoniosa magistralmente diretta da un grandissimo Massimo Bottura.
Con grande dispiacere sono andata via dopo più di 4 ore trascorse in compagnia di amici vecchi e nuovi, sarei rimasta lì ancora un po’ a godermi il posto, a godermi le persone, a sbocconcellare pane caldo con pancetta modenese invecchiata 2 anni e piadina con peperoni e salsiccia.
Davvero grazie a chi ha dato il massimo perché il massimo del massimo da Massimo fosse il massimo.




Ho preso in prestito le foto della 12 ore di le max dall'evento su facebook

il potere obnubilante della cenere vulcanica

venerdì 23 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 30 commenti


Incredibile a dirsi ma dal week end madrileno sono tornata a casa senza nessuna delle mie caccavelle utilissime ed imperdibili.
Tutta colpa della cenere del vulcano islandese dal nome impronunciabile che mi ha obnubilato il cervello, che non mi ha lasciato il tempo per riflettere e per capire che la padella per paella dal diametro di 50 cm è una di quelle cose senza cui non si può vivere.
Quell’accidenti di nube mi ha fatto perdere di vista la realtà, non ho comprato nessuno stampo astruso, nessuna tipica carabattola maipiùsenza.
Vabbè di inciarmi strani non ne ho comprati, ma il potere obnubilante della cenere vulcanica dal nome impronunciabile non ha potuto nulla al cospetto di questi bellissimi fagioli verdi.

Erano lì che mi guardavano da una vetrinetta del mercato coperto di San Miguel e mi facevano l’occhiolino, non potevo assolutamente lasciarli lì.
La commessa della bancarella mi ha solo detto di metterli a bagno 24 ore e di mangiarli con i mariscos, null'altro ho saputo da lei su questi fagioli.
Io, in seguito ad una superficialissima ricerca su internet, non ho trovato quasi nulla in proposito.
Potrebbero avere qualunque origine, potrebbero arrivare diritti da Marte, essere frutto di esperimenti transgenici, come potrebbero essere un raro prodotto di un anziano coltivatore locale ultimo detentore dei semi di fagioli verdi anzi, vi prego, se doveste avere notizie in tal proposito, di farmelo sapere, ve ne sarei grata in eterno.
Ammetto, li ho comprati solo per il colore, che, come da copione, è quasi sparito in cottura.
Sul sapore posso dirvi che sono molto delicati e si sposano davvero bene con il pesce.
Ne ho fatto una crema su cui ho appoggiato degli involtini di alici e provola affumicata.



INVOLTINI DI ALICI E PROVOLA SU CREMA DI FAGIOLI

Alici
Pezzettini di provola affumicata tenuta in frigo almeno una notte
Pane grattugiato
Fagioli

Lessare in fagioli, avendoli tenuti a bagno, salarli e ridurli in crema con un frullatore ad immersione.
Deliscare le alici, impanarle con del pangrattato, mettere un paio di pezzettini di provola al centro e arrotolare. Adagiarle su una teglia oleata, metterci un filo d’olio ed infornare in forno caldo per qualche minuto, fino a che non si dorino.
Mettere la crema di fagioli calda su un piatto e appoggiarci gli involtini di alici

uso improprio di blog

mercoledì 21 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 23 commenti


Per 3 giorni e chissà per quanto ancora, una famigerata nuvola di cenere si è presa gioco del mondo intero, pare abbia fatto ai trasporti più danni che l’11 settembre.
Come milioni di altre persone sono rimasta bloccata dal pericolo della cenere di quel vulcano islandese dal nome impronunciabile.
Forse io sono stata un po’ più fortunata di molti altri, visto che dal mio ingresso all’aeroporto di Madrid al mio arrivo su suolo milanese sono trascorse solo 24 ore, di cui ben 6 trascorse in un comodo letto in casa di un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e considerando anche che non sono stata costretta a prendere un taxi dall'Artico nè tanto meno a sposarmi via webcam.
Però mi chiedo, cosa avranno fatto tutte quelle persone che, come me, sono arrivate la sera tardi in una città che non era la loro destinazione, che, come me, hanno chiesto invano informazioni ai punti enac dell’aeroporto di Fiumicino, che, come me, hanno cercato invano un treno o un pullman che le portasse lì dove avrebbero dovuto arrivare?
Hanno tutte, come me, un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e tutte hanno a proprie spese pagato il loro mirabolante rientro a casa?
Io capisco bene che l’eruzione di un vulcano sia un qualcosa di imprevedibile ed inevitabile, ma fare in modo di poter dare informazioni ed assistenza ed evitare di lasciare migliaia di passeggeri in balia di se stessi è chiedere troppo?