cremolata rosso matrimonio

venerdì 30 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 29 commenti


In molti paesi d’Oriente le spose si vestono di rosso.
Visto che oggi si sposa una cara amica le dedico una rossa cremolata di fragole.


CREMOLATA DI FRAGOLE

Ingredienti:1 kg di fragole
il succo di 3 arance il succo di 3 limoni
1/2 lt di latte
400 gr di zucchero

Pulire le fragole e schiacciarle con la forchetta o con il minipimer al minimo, aggiungere il succo delle arance, dei limoni e mettere in frigo per un paio di ore.
Nel frattempo scaldare il latte con lo zucchero, senza farlo bollire, fino a far sciogliere lo zucchero completamente, quindi far raffreddare.
Unire i 2 composti e mettere in freezer per 6 ore circa, mescolando di tanto in tanto, oppure lo si può lasciare tutto il tempo che si vuole, basta ricordarsi di tirarlo fuori almeno un paio d'ore prima di consumarlo.
Una comoda alternativa può essere quella di mettere la cremolata nelle formine per il ghiaccio e mettere i cubetti nel cutter prima di servirla
La consistenza che si deve ottenere è tipo quella di una granita più cremosa.

Potete sostituire le fragole con pesche o melone, quando è stagione

sovrabbondanza di alici

mercoledì 28 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 30 commenti

“Spesologia applicata” dovrebbe essere una materia di insegnamento obbligatoria dalle elementari fino all’ultimo anno delle superiori, al pari di matematica, storia o geografia. E se proprio devo dirla tutta la inserirei anche come esame propedeutico al primo anno di Università.
Saper fare la spesa è una delle cose più difficili che ci siano.
Devi saper scegliere, conoscere i prodotti e la loro stagionalità, conoscere i posti migliori dove acquistare, ma soprattutto devi saperti regolare sulle quantità.
Se “spesologia applicata” fosse stata davvero una materia di insegnamento a scuola io avrei ripetuto la prima elementare e mi avrebbero anche bocciato alla maturità.
La cosa che più di tutte mi riesce difficile è acquistare in quantitativi non da mensa aziendale, è più forte di me, non ne sono capace.
Parto con le idee chiare, acquisto quello che ritengo essere la giusta quantità, ma poi finisco sempre con il convincermi che è troppo poco, e ci casco ogni volta. Ogni volta mi tocca mangiare la stessa cosa per giorni, fino alla nausea.
Stavolta è toccato alle alici acquistate per gli involtini con la provola




FETTUCCE ALICI, MANDORLE E MOLLICA
Per 2 persone
200 gr fettucce
200 gr di alici
Olio extra vergine d’oliva
1 spicchio d’aglio
1 manciata di mandorle
50 gr di mollica di pane
Sale

Sbriciolate la mollica di pane e fatela abbrustolire in una padella con un filo d’olio. Tenetela da parte.
Tostate le mandorle, tritatele grossolanamente e mettetele da parte.
Nel frattempo mettete a scaldare un po’ d’olio in un tegame e fate rosolare uno spicchio d’aglio, che poi eliminerete.
Unite le alici spinate e private di testa e coda e rigirate delicatamente per pochi minuti. Salate.
Cuocere la pasta al dente, scolatela e mettetela nel tegame con le alici, fate insaporire e spolverate con mandorle e mollica tostata

è davvero il massimo, non c'è che dire...

lunedì 26 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 21 commenti


Quando si hanno delle grandi aspettative il rischio di una cocente delusione può essere molto elevato.
Questo è il motivo per cui, pur avendo aderito sin dall’inizio con grande entusiasmo a "Il massimo del massimo da Massimo", ero un po’ preoccupata.
Di Massimo Bottura, uno dei più grandi chef italiani, se non il più grande, vi avevo già parlato dopo Identità Golose, vi avevo già detto quanto mi avessero colpito l’entusiasmo e la passione che infonde in quello che fa, il suo carisma, la sua energia, la sua coerenza, la sua professionalità e la sua umiltà , ma forse non vi avevo detto che io non avevo mai mangiato da lui all’Osteria Francescana di Modena.
Sabato 24 l’allegra brigata della Francescana ha visto il locale invaso da un’orda pacifica quanto affamata di persone che ha festosamente occupato la sala in 3 turni, io non potevo non farne parte.
Posso onestamente dire che quest’esperienza rimarrà impressa nella mia mente per un bel po’.
Non starò qui ad elencarvi i piatti assaggiati e a parlarvi della tecnica, degli accostamenti, degli equilibri e delle consistenze, non starò qui a raccontarvi del sacro silenzio calato nella sala all’arrivo del cremino di foie gras, come non vi parlerò dello stupore innanzi al sorbetto modenese o della lacrimuccia di commozione al cospetto della compressione di pasta e fagioli.
E neanche ho foto da mostrarvi, la macchina fotografica è stato l’ultimo dei miei pensieri sabato.
Qui voglio solo parlarvi dell’atmosfera piacevole e rilassata, della convivialità e dell’allegria di questa giornata.
Non sono una frequentatrice di grandi ristoranti, ma la paura di entrare in un freddo e asettico locale ristrutturato dall’architetto di grido e di rimanere ingessata ed impacciata per tutta la durata del pasto, era in me molto forte.
Nulla di tutto questo alla Francescana.
Mangiare alla Francescana è stato come mangiare a casa di Massimo circondata dal calore suo e di tutta la sua brigata, è stato come passare un pomeriggio festoso in casa di vecchi amici, con naturalezza, come se fosse normale essere lì, come se la nostra presenza lì fosse una consuetudine consolidata, come se emozionarsi assaporando "una patata in attesa di diventare tartufo", fosse una cosa da tutti i giorni.
Tutto merito della cucina e del lavoro svolto dai ragazzi in sala, di un’orchestra armoniosa magistralmente diretta da un grandissimo Massimo Bottura.
Con grande dispiacere sono andata via dopo più di 4 ore trascorse in compagnia di amici vecchi e nuovi, sarei rimasta lì ancora un po’ a godermi il posto, a godermi le persone, a sbocconcellare pane caldo con pancetta modenese invecchiata 2 anni e piadina con peperoni e salsiccia.
Davvero grazie a chi ha dato il massimo perché il massimo del massimo da Massimo fosse il massimo.




Ho preso in prestito le foto della 12 ore di le max dall'evento su facebook

il potere obnubilante della cenere vulcanica

venerdì 23 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 30 commenti


Incredibile a dirsi ma dal week end madrileno sono tornata a casa senza nessuna delle mie caccavelle utilissime ed imperdibili.
Tutta colpa della cenere del vulcano islandese dal nome impronunciabile che mi ha obnubilato il cervello, che non mi ha lasciato il tempo per riflettere e per capire che la padella per paella dal diametro di 50 cm è una di quelle cose senza cui non si può vivere.
Quell’accidenti di nube mi ha fatto perdere di vista la realtà, non ho comprato nessuno stampo astruso, nessuna tipica carabattola maipiùsenza.
Vabbè di inciarmi strani non ne ho comprati, ma il potere obnubilante della cenere vulcanica dal nome impronunciabile non ha potuto nulla al cospetto di questi bellissimi fagioli verdi.

Erano lì che mi guardavano da una vetrinetta del mercato coperto di San Miguel e mi facevano l’occhiolino, non potevo assolutamente lasciarli lì.
La commessa della bancarella mi ha solo detto di metterli a bagno 24 ore e di mangiarli con i mariscos, null'altro ho saputo da lei su questi fagioli.
Io, in seguito ad una superficialissima ricerca su internet, non ho trovato quasi nulla in proposito.
Potrebbero avere qualunque origine, potrebbero arrivare diritti da Marte, essere frutto di esperimenti transgenici, come potrebbero essere un raro prodotto di un anziano coltivatore locale ultimo detentore dei semi di fagioli verdi anzi, vi prego, se doveste avere notizie in tal proposito, di farmelo sapere, ve ne sarei grata in eterno.
Ammetto, li ho comprati solo per il colore, che, come da copione, è quasi sparito in cottura.
Sul sapore posso dirvi che sono molto delicati e si sposano davvero bene con il pesce.
Ne ho fatto una crema su cui ho appoggiato degli involtini di alici e provola affumicata.



INVOLTINI DI ALICI E PROVOLA SU CREMA DI FAGIOLI

Alici
Pezzettini di provola affumicata tenuta in frigo almeno una notte
Pane grattugiato
Fagioli

Lessare in fagioli, avendoli tenuti a bagno, salarli e ridurli in crema con un frullatore ad immersione.
Deliscare le alici, impanarle con del pangrattato, mettere un paio di pezzettini di provola al centro e arrotolare. Adagiarle su una teglia oleata, metterci un filo d’olio ed infornare in forno caldo per qualche minuto, fino a che non si dorino.
Mettere la crema di fagioli calda su un piatto e appoggiarci gli involtini di alici

uso improprio di blog

mercoledì 21 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 23 commenti


Per 3 giorni e chissà per quanto ancora, una famigerata nuvola di cenere si è presa gioco del mondo intero, pare abbia fatto ai trasporti più danni che l’11 settembre.
Come milioni di altre persone sono rimasta bloccata dal pericolo della cenere di quel vulcano islandese dal nome impronunciabile.
Forse io sono stata un po’ più fortunata di molti altri, visto che dal mio ingresso all’aeroporto di Madrid al mio arrivo su suolo milanese sono trascorse solo 24 ore, di cui ben 6 trascorse in un comodo letto in casa di un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e considerando anche che non sono stata costretta a prendere un taxi dall'Artico nè tanto meno a sposarmi via webcam.
Però mi chiedo, cosa avranno fatto tutte quelle persone che, come me, sono arrivate la sera tardi in una città che non era la loro destinazione, che, come me, hanno chiesto invano informazioni ai punti enac dell’aeroporto di Fiumicino, che, come me, hanno cercato invano un treno o un pullman che le portasse lì dove avrebbero dovuto arrivare?
Hanno tutte, come me, un’amica romana, cheddevecamparecentanni, e tutte hanno a proprie spese pagato il loro mirabolante rientro a casa?
Io capisco bene che l’eruzione di un vulcano sia un qualcosa di imprevedibile ed inevitabile, ma fare in modo di poter dare informazioni ed assistenza ed evitare di lasciare migliaia di passeggeri in balia di se stessi è chiedere troppo?






uso improprio di caccavella

lunedì 19 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 27 commenti

Quando sono stata in viaggio in Siria 2 anni fa non potevo tornare a casa senza queste bellissime caccavelle in legno per mamoul.
I mamoul sono un dolce tipico mediorientale con una pasta molto profumata a base di semola ed un ripieno di datteri o frutta secca e miele.
Una volta tornata in Italia mi sono trovata innanzi ad un grave dilemma, non essendomi piaciuti i mamoul, potevo utilizzare il mitico stampino in questione per un biscotto più occidentale?
Era giusto o no snaturalizzare la funzione dello stampo da mamoul?
Dopo 2 anni di pensamenti e logorii ho pensato che si potesse fare e così ho fatto una volgare pasta frolla e l’ho farcita con delle volgari pastiglie di cioccolato fondente, tutto molto occidentale, non me ne vogliano i mediorientali...
Bloccata a Madrid dalla nube di cenere vi saluto



I MAMOUL PEZZOTTI (finti, per i non napoletani)

Per la frolla
300 gr di farina
150 gr di burro a pezzetti
3 tuorli
70 gr di zucchero al velo o del tipo sottile
Estratto di vaniglia
Buccia d’arancia grattugiata

Preparare la frolla come siete abituati a fare, io metto tutti gli ingredienti nell’impastatrice e con la foglia amalgamo il tutto.
Penso sia il modo migliore, si può utilizzare burro di frigo, non lo si maneggia, e si fa velocemente, il che non guasta.

Dare una spolverata di farina all’interno degli stampini in legno per mamoul, prendere una pallina di pasta frolla, spingerla con il dito all’interno dello stampo e creare un incavo in cui metterete una pastiglia di cioccolato fondente. Sigillare bene con la pasta frolla e spingere bene la vostra pallina all’interno della formina per fare in modo che il motivo decorativo si imprima bene nella frolla.
A questo punto prendete un pezzetto di frolla, fatelo aderire lievemente al biscotto crudo che è all’interno dello stampino e tirarlo su con un movimento secco, effettuare la medesima operazione fino a che non avrete finito il vostro impasto.
Mettete i biscotti una mezz’oretta in freezer prima di infornarli a 180 gradi per una ventina di minuti

E adesso che ci faccio?? (Il dopo pizza...)

venerdì 16 aprile 2010

Pubblicato da robertopotito 20 commenti

A volte può capitare che, dopo aver preparato la pizza il sabato sera, vi avanzi un pò di impasto e che non ve la sentiate di commettere "un impasticidio" e allora stendete controvoglia un'ennesima pizza che quasi sempre viene condita malamente visto che la mozzarella e gli altri condimenti non vi sono avanzati o ve ne sono avanzati molto pochi.
Così la sventurata pizza dell'ultimo secondo non viene consumata da nessuno e viene relegata come avanzo per l'indomani o peggio surgelata.
Anche il sottoscritto ha quasi sempre agito in questo modo, ma un pò di tempo fa a Torino, vidi un negozio che vendeva la "focaccia di Giaveno": non sapendo di cosa si trattasse sono entrato nella panetteria incuriosito e dopo vari tentativi sono riuscito a far "sputare" al proprietario la ricetta.
La ricetta in questione si basa prevalentemente sull'utilizzo di un buon quantitativo di pasta di riporto (nello specifico proveniente da impasto base per pizza) e l'aggiunta di un pò di burro morbido, qualche uovo ed un pò di zucchero per la glassatura.E' assolutamente di facilissima preparazione, poiché contenendo nella propria massa una considerevole componente di pasta da riporto, quindi già sufficientemente lievitata, non risente dell'aggiunta di proteine e grassi che in impasti di natura differente richiederebbero accorgimenti specifici ed una lavorazione maggiormente attenta.

Risultato: un dolce ottimo, non eccessivamente dolce o stucchevole e di buona conservazione.

Desumo che la focaccia di Giaveno provenga da Giaveno, cittadina molto carina in provincia di Torino dove spesso andavo con mio padre la domenica pomeriggio.


FOCACCIA DI GIAVENO

INGREDIENTI

800 GR DI PASTA DI RIPORTO (PREFERIBILMENTE IMPASTO PER LA PIZZA PREPARATO COME PIU' VI PIACE)
300 GR DI FARINA O
350 GR DI BURRO AMMORBIDITO
4 TUORLI DI UOVO
400 GR DI ZUCCHERO A VELO
BUCCIA DI LIMONE E DI ARANCIA FINEMENTE GRATTUGIATE
QUALCHE CUCCHIAIATA DI LATTE INTERO

ESECUZIONE

Unire alla pasta di riporto la farina 0 ed intridere unendo qualche cucchiaiata di latte intero.
Incorporare i tuorli leggermente battuti assieme allo zucchero ed impastate energicamente per almeno una decina di minuti.
Quando l'impasto avrà cominciato ad assumere la sua struttura leggermente elastica, incorporate il burro ammorbidito assieme agli aromi.
Completate l'impasto e dategli la forma di una pagnotta circolare, vaporizzatela con acqua e sistemate la glassatura inumidendo qualche cucchiaiata di zucchero semolato assieme a poca acqua: dovrete ottenere un composto alquanto solido che andrete a spalmare delicatamente solo al centro della focaccia.
Tale accorgimento si rende necessario poiché in cottura la glassa cederà naturalmente dirigendosi anche verso i bordi.
Fate riposare per almeno un'ora ed infornate a 180° fino a completamento della cottura.
Sfornate e fate raffreddare su di una gratella; ottima se consumata il mattino successivo a colazione.